NAPOLI - Passato contro presente, ma con il denominatore comune della Grande Bellezza. L'anticipo di questa sera (20.45) tra Napoli e Lazio mette a confronto i due interpreti italiani più apprezzati del calcio spettacolo, con Maurizio Sarri che ritorna da ex stasera al Maradona e per la prima volta sarà accolto senza rimpianti, a cinque anni di distanza dalla magica stagione in cui guidò gli azzurri al primato assoluto nella storia del club di 91 punti: nel famigerato torneo dello scudetto "perso in albergo" al termine del serrato duello con la Juventus. "Vado via perché in futuro sarà impossibile fare meglio di così", si congedò all'epoca tra gli applausi il Comandante, sbattendo la porta di De Laurentiis con l'atteggiamento del vincitore morale. La sua previsione sta invece per essere clamorosamente smentita dai fatti e il merito è soprattutto di Luciano Spalletti, che sta riuscendo nel capolavoro di sommare alla qualità del gioco pure la concretezza dei risultati. Per questo a Fuorigrotta non ci sarà molto spazio per l'amarcord, stavolta. La capolista è sempre più vicina al trionfo numero tre in campionato (a 33 anni dal bis di Maradona) e i 50 mila tifosi attesi in tribuna non hanno più rimpianti per ciò che poteva essere e non fu. L'attenzione in città è concentrata piuttosto sul futuro prossimo, infatti, con i preparativi per la festa tricolore che a 14 giornate dalla fine della Serie A sono già iniziati.
Spalletti pronto a cancellare Sarri
Scurdammoce 'o passato. Al Napoli mancano appena 25 punti per mettere matematicamente le mani sullo scudetto e non c'è spazio per altri pensieri, alla vigilia della sfida contro la Lazio. Nemmeno la legittima euforia del presente può cancellare del tutto il triennio di calcio spettacolo targato Sarri, che è destinato tuttavia di questo passo a finire in maniera quasi fisiologica e molto in fretta nel dimenticatoio: sovrastato dai risultati straordinari che sta raggiungendo - con un calcio altrettanto luccicante - Spalletti. La Grande Bellezza degli azzurri ha smesso infatti di essere effimera e ha toccato in questa stagione delle vette di pragmatismo inaccessibili a ogni confronto, fuori dalla portata persino della squadra che nel 2018 fece perdere la testa ai napoletani.
I nuovi idoli del Maradona
Cinque anni fa al San Paolo si spellavano le mani per i ricami in orizzontale di Jorginho e Hamsik e per la fantasia del tridente leggero formato da Callejon, Mertens e Insigne: la più grande invenzione del Comandante. Stasera contro la Lazio al Maradona faranno invece la fila (ennesimo sold out) con la certezza di applaudire una formazione altrettanto solida in difesa e ben organizzata in ogni reparto, ma molto più solida fisicamente grazie allo strapotere a centrocampo di Anguissa - il suo duello con Milinkovic Savic sarà una sfida nella sfida - e soprattutto dell'inarrestabile Osimhen (un 9 verissimo, altro che falso nueve...) in attacco. Il tutto senza rinunciare alla qualità extra large dalla cintola in su, che è abbondantemente garantita dalla regia di Lobotka, dai lampi di classe di Zielinski e dalle finalizzazioni del nuovo idolo Kvaratskhelia: controfigura di Diego con i suoi dribbling e assist.
Spalletti e l'elogio a Sarri
Ecco perché il Napoli di Spalletti sta spazzando via il ricordo di quello di Sarri e si prepara a strappargli anche il record dei 91 punti, anche se l'attuale tecnico degli azzurri ha elogiato prima della partita il suo predecessore. "Qui ha lasciato una traccia, ci portiamo dietro una cultura del lavoro iniziata pure da lui. Maurizio è stato un po' Masaniello: si è reso capopopolo di una rivolta nel modo di vedere il calcio. Io a casa sceglievo sempre alla tv le partite del suo Napoli e applaudivo in piedi. Sui campi di Castel Volturno ancora ci sono le linee di passaggio del suo modo di interpretare gli schemi. Io e Sarri abbiamo delle cose simili: piace a entrambi andare in panchina in tuta, per esempio. Idem per l'idea di voler comandare il gioco. È stato anche un tema nell'ultimo periodo, quello del possesso palla. Il possesso ti fa decidere la zona del campo in cui vuoi giocare la partita".
Solo su un punto Spalletti ha preso le distanza da Sarri, a proposito dello scudetto perso in albergo. "Scelgo sempre me come responsabile di ciò che non è andato, non i fattori esterni". Ed è anche per questo pragmatismo che il primo posto non gli sfuggirà. "Non date retta a chi vuole farci togliere le mani dal volante, alzarle in segno di vittoria quando abbiamo tante curve da affrontare sarebbe un errore e i 18 punti di vantaggio in classifica non ci interessano". Luciano vuole prendersi tutto: pure il derby della Grande Bellezza.