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L'orchestra Spalletti cancella ogni ombra: lo scudetto è a un passo

La festa di Victor Osimhen allo Stadium (afp)
La vittoria di Torino, la seconda sulla Juve in questa stagione, merita il massimo dei voti. Gli azzurri possono festeggiare nel prossimo week-end. Le milanesi stanno ritrovando gli attaccanti: un buon segnale in vista del derby di Champions
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l terzo scudetto del Napoli è in cassaforte da troppo tempo perché la vittoria di Torino abbia una valenza decisiva, ma se da quello dei numeri saliamo al piano delle emozioni è chiaro che il secondo successo sulla Juve meriti il massimo dei voti. La girata di Raspadori in pieno recupero arriva in coda a un quarto d’ora di adrenalina pura, ricca di palle-gol ed episodi al limite dopo una gara che il Napoli, scontata la partenza accesa della Juve, aveva controllato senza riuscire a risolvere. Il destino di Allegri è quello di assorbire il gioco avversario in attesa del numero di una delle sue star, col paradosso di pagare il loro ingresso (entrati Di Maria e Chiesa, il dominio del Napoli si è accentuato) pur di avere una chance in contropiede. L’orchestra di Spalletti, che pure dopo l’ultima pausa sta suonando a un volume leggermente inferiore — e in Champions l’ha pagato — , potrebbe così celebrare già…

l terzo scudetto del Napoli è in cassaforte da troppo tempo perché la vittoria di Torino abbia una valenza decisiva, ma se da quello dei numeri saliamo al piano delle emozioni è chiaro che il secondo successo sulla Juve meriti il massimo dei voti. La girata di Raspadori in pieno recupero arriva in coda a un quarto d’ora di adrenalina pura, ricca di palle-gol ed episodi al limite dopo una gara che il Napoli, scontata la partenza accesa della Juve, aveva controllato senza riuscire a risolvere. Il destino di Allegri è quello di assorbire il gioco avversario in attesa del numero di una delle sue star, col paradosso di pagare il loro ingresso (entrati Di Maria e Chiesa, il dominio del Napoli si è accentuato) pur di avere una chance in contropiede. L’orchestra di Spalletti, che pure dopo l’ultima pausa sta suonando a un volume leggermente inferiore — e in Champions l’ha pagato — , potrebbe così celebrare già nel prossimo week-end. Il suo è uno scudetto glorioso e senza ombre, che vola alto sopra le vicende giudiziarie che hanno condizionato il resto del campionato. Il resto, appunto. Il Napoli è sopra.


Tornando al pomeriggio, correva il 76’ di Empoli-Inter quando Lukaku, già rinfrancato dal gol del vantaggio — appena il 4° su azione della sua stagione, e in campionato mancava dal 13 agosto — ha tuonato in porta un sinistro che ha ricordato a tutti di cosa fosse stato capace due anni prima, nell’anno dello scudetto di Conte. Lo spettacolare gol del 2-0 assume anche un rilievo statistico, perché dietro all’attacco del Napoli, di gran lunga il migliore del torneo (67 reti) in coerenza con la superiorità della squadra di Spalletti, nessuno aveva ancora raggiunto il confine dei 50 gol: Lukaku ci porta l’Inter, che poi sale a 51, la doppietta di Leao al Lecce aggiunge poi il Milan alla lista. Il dato è indicativo perché non sempre la capolista fa primavera, per capire la tendenza è meglio misurare il peso degli attacchi sulla concorrenza, e il ritardo rispetto al passato è clamoroso. Abbiamo dovuto attendere la 31esima giornata. L’anno scorso il 2° attacco superò le 50 reti alla 25ª, due anni fa alla 23ª, nel 2018 alla 21ª. Un altro sport.

I gol spariti

Dentro alla grande storia dei gol spariti — da un anno all’altro sono 117 — l’avarizia realizzativa è il fattore che sta decidendo l’alta classifica. Il Napoli ha ottenuto quel che sappiamo da Osimhen e Kvaratskhelia. Altrove, è una Spoon River di latitanze sotto porta. A questo punto del torneo la Lazio l’anno scorso aveva ricevuto 15 gol da Immobile (tolti i rigori), che quest’anno è fermo a 7. Tra Fiorentina e Juve, Vlahovic contava 16 reti: oggi sono 6. Abraham aveva centrato alla 31esima 13 bersagli, quest’anno è a quota 7.

Gli scontri incrociati tra romane e milanesi per i posti in Champions

Le vittorie di ieri delle milanesi hanno questo di importante quindi: i gol degli attaccanti. Se il dato generale resta infatti negativo (il Milan ha segnato 5 reti in meno dell’anno scorso, l’Inter 13), Lautaro e Leao — i due uomini copertina dei rispettivi reparti — hanno dato continuità ai match di coppa. L’argentino è una punta umorale, ma al fixing della 31ª i suoi gol su azione sono cresciuti da 11 a 14. L’Inter ha pagato fin qui il calo di Dzeko (da 12 a 7) e soprattutto il deludente rendimento di Lukaku. Ma se davvero la gara di ieri fosse l’alba della sua rinascita, Inzaghi segnerebbe un grande acquisto a 45 giorni dal traguardo. Anche i numeri di Leao sono saliti, da 8 gol a 12, e in anticipo rispetto all’anno scorso, quando furono le sue accelerazioni a risolvere la volata con l’Inter. Il modo in cui ha fatto fuori il Lecce, col 2° gol di testa della sua carriera rossonera e un diagonale col piede debole, è stato degno dell’mvp dello scudetto. In attesa di Atalanta-Roma, le milanesi hanno preso tre punti alla Lazio. Negli scontri della prossima settimana (sabato Roma-Milan, domenica Inter-Lazio) è verosimile che il pareggio “appartenga” ancora alle romane. Ma tra imprese europee e obblighi rispettati in patria dopo tanti tradimenti, le sfide sembrano rilanciate.