Razzisti, ci risiamo: il pallone si ferma anche a La Spezia
di Domenico MarcheseAncora un pugno in faccia alla civiltà, ancora un episodio di razzismo nel calcio italiano. La discriminazione è tornata ad appestare i nostri campi e la vittima dell’ignoranza è stato l’allenatore croato del Toro, Ivan Juric. Il pubblico di La Spezia a esibirsi nel solito coro, «zingaro», riservato agli slavi dalle peggiori curve d’Italia. «Siamo nel 2023, cerco sempre di stare calmo. Ma dopo un po’ non ce la fai più», ammette lui, furibondo. Solo una settimana fa il brasiliano Vinicius del Real Madrid era diventato il bersaglio della curva del Valencia per il colore della propria pelle. Una vicenda diventata un caso internazionale tra la Spagna e il presidente brasiliano Lula: ieri il Flamengo è sceso in campo con una maglia per Vini.
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Ancora un pugno in faccia alla civiltà, ancora un episodio di razzismo nel calcio italiano. La discriminazione è tornata ad appestare i nostri campi e la vittima dell’ignoranza è stato l’allenatore croato del Toro, Ivan Juric. Il pubblico di La Spezia a esibirsi nel solito coro, «zingaro», riservato agli slavi dalle peggiori curve d’Italia. «Siamo nel 2023, cerco sempre di stare calmo. Ma dopo un po’ non ce la fai più», ammette lui, furibondo. Solo una settimana fa il brasiliano Vinicius del Real Madrid era diventato il bersaglio della curva del Valencia per il colore della propria pelle. Una vicenda diventata un caso internazionale tra la Spagna e il presidente brasiliano Lula: ieri il Flamengo è sceso in campo con una maglia per Vini.
Il contagio si insinua in ogni campo e in ogni palcoscenico, dalla periferia del mondo ai grandi match internazionali, e spesso resta impunito. Il coro partito dai distinti ha costretto l’arbitro Guida a interrompere la partita tra Spezia e Torino per un paio di minuti. È servito che due giocatori dello Spezia, Gyasi e Bastoni, calmassero i tifosi per far riprendere la partita, dopo l’intervento dello speaker: il coro “buffone” da parte di tutto lo stadio è stata la beffa finale per Juric, quasi fosse colpevole.
Una liturgia dell’odio che si ripete ogni volta: sono sei i casi eclatanti di razzismo in Italia in appena tre mesi. La Spezia in questa stagione era già stata protagonista di insulti razzisti nei confronti dello juventino Kostic il 20 febbraio: quel giorno iniziava un “giro d’Italia” della vergogna. La tappa di Torino in Coppa Italia con gli ululati a Lukaku da parte della curva Sud dell’Allianz Stadium. In quel caso la curva venne riaperta per un vizio di forma: i 171 daspo sono uno dei pochi esempi di efficacia registrati fino a oggi. Tre giorni prima Mourinho aveva placato i tifosi della Roma che insultavano Stankovic. Un gesto che portò a una semplice ammenda di 8.000 euro: spiccioli. Come se non fosse razzismo urlare «zingaro» contro il tecnico della Samp. Lo stesso coro ripetuto dalla curva Pisani dell’Atalanta un mese dopo contro lo juventino Vlahovic: un turno di chiusura del settore la pena. Un catalogo di intolleranza che include tutti, basta essere diversi e soprattutto avversari: la maglia Hitlerson all’Olimpico nel derby con cori antisemiti ripetuti contro i romanisti, ha prodotto la chiusura della curva della Lazio per un turno, ma con sospensiva di un anno. Come un buffetto e l’invito a non farlo più. Idem in Spagna. Dopo le condanne generalizzate per le offese a Vinicius, la chiusura per cinque turni della tribuna Kempes del Mestalla, lo stadio di Valencia, è stata definita “sproporzionata” dal club e ridotta a soli tre turni in appello. Mentre un coro si porta via un altro pezzo di civiltà.