Te la do io l’America: il pioniere Lalas, le (poche) certezze e le tante meteore a stelle e strisce
di Furio ZaraChristian Pulisic
Americani alla conquista dell’Italia. Oggi Pulisic (Milan) e Weah (Juventus), ieri e l’altroieri i primi pionieri: avventurieri, apprendisti, dilettanti allo sbaraglio o buoni professionisti che hanno lasciato una dignitosa traccia. Ecco la Top 10 a stelle e strisce.
10. L’americano che fece a botte con Ibra
Coraggio, quello serve. Dell’americano di origini nigeriane Oguchialu Chijioke Goma Lambu Onyewu per comodità chiamato dai compagni Ony si ricorda un solo episodio. La scazzottata con Ibrahimovic, in allenamento. Il gigante arriva al Milan nel 2009, ci resta un anno e mezzo, gioca una sola partita (in Champions), ma quando Ibra lo provoca lui reagisce: calci, pugni, mani in faccia. Poi li dividono, altrimenti sarebbero ancora là a menarsi.
9. Gabriel che di Ferrari aveva solo il nome
Nato a New York, origini italiane. Riccetto, piede educato. Lento però, lentissimo. Primavera della Sampdoria nel 2007, ma per la Seri…
Americani alla conquista dell’Italia. Oggi Pulisic (Milan) e Weah (Juventus), ieri e l’altroieri i primi pionieri: avventurieri, apprendisti, dilettanti allo sbaraglio o buoni professionisti che hanno lasciato una dignitosa traccia. Ecco la Top 10 a stelle e strisce.
10. L’americano che fece a botte con Ibra
Coraggio, quello serve. Dell’americano di origini nigeriane Oguchialu Chijioke Goma Lambu Onyewu per comodità chiamato dai compagni Ony si ricorda un solo episodio. La scazzottata con Ibrahimovic, in allenamento. Il gigante arriva al Milan nel 2009, ci resta un anno e mezzo, gioca una sola partita (in Champions), ma quando Ibra lo provoca lui reagisce: calci, pugni, mani in faccia. Poi li dividono, altrimenti sarebbero ancora là a menarsi.
9. Gabriel che di Ferrari aveva solo il nome
Nato a New York, origini italiane. Riccetto, piede educato. Lento però, lentissimo. Primavera della Sampdoria nel 2007, ma per la Serie A non è pronto. Nemmeno per la B, a dir la verità. La sua esperienza italiana si risolve in una trentina di presenze in C, con le maglie di Perugia, Foggia e Ternana. Poi riparte dalla Svizzera, sgommando (anche no).
8. Da Tampa Bay al Genoa, toccata e fuga
Nel 1996 Roy Lassiter gioca nel Tampa Bay, a fianco di un monumento che si muove (con calma, senza sudare), parliamo dell’asso colombiano Carlos Valderrama. Segna a ripetizione: 27 gol in 32 partite. Il Genoa - che sta in Serie B - ci fa un pensierino: perché no? Perché non è all’altezza, ecco la risposta. Due sole presenze, poi meglio tornare in Florida e tanti saluti al Grifone.
7. Un americano (sbagliato) a Roma
Si chiama Bryan Reynolds, non ha ancora vent’anni quando arriva alla Roma nel febbraio del 2021. Gioca esterno di difesa, dicono (ma chi lo dice, poi?) che quando parte in progressione non lo ferma nessuno. Ma non parte mai. Gioca spizzichi di partite, ritagli qua e là. Mourinho non è convinto e lo relega tra le riserve delle riserve. La Roma lo riscatta e lo manda in prestito: ma chissà poi se è un affare.
6. L’uomo-gol venuto dal Wisconsin
Andrija Novakovich ha il doppio passaporto. Serbo e americano. Figlio di immigrati, cresciuto nel Wisconsin. Ha giocato tra Olanda e Inghilterra, in squadre di seconda-terza fascia. Nel 2019 è finito a Frosinone in Serie B. Tre campionati nel torneo cadetto, giocando con continuità. Nel 2020-21 ha segnato 11 gol: il suo top-score. L’anno scorso era a Venezia, una ventina di partite, un solo gol e un passo indietro rispetto alle aspettative. Non è più giovanissimo: a settembre fa 27 anni. O si sblocca, o finisce nell’anonimato.
5. Sergiño non s’è Dest
Nasce in Olanda originario del Suriname, ma ha il passaporto americano (grazie al papà). Cresce nell’Ajax, finisce al Barcellona, dove c’è una lunga e florida tradizione di olandesi. Il Milan lo prende in prestito nel 2022. Giovane, acerbo, ancora da sgrezzare, terzino destro che dimentica la fase difensiva, come uno studente salta un centinaio di pagine quando deve ripassare il Rinascimento: tanto la prof non me le chiede. Invece sì. Stagione deludente, fugaci le apparizioni. Non s’è Dest, è tornato al Barcellona, che lo dirotterà altrove.
4. C’era una volta in America un bresciano
Padre di Brescia, mamma americana. Nome italianissimo: Gianluca Busio. E infatti molti pensano che venga dalle Prealpi Lombarde, mica vero. Gioca a centrocampo, è ambidestro. Un allenatore direbbe: è utilissimo. Lo è. Nelle due stagioni con il Venezia ha giocato quasi sempre titolare, conquistando anche il posto in Nazionale. Ha solo 21 anni, può crescere e fare presto il salto di qualità.
3. Il texano della Vecchia Signora
Non un fenomeno, ma un un discreto centrocampista tuttofare. Weston McKennie: mediano, esterno, mezzala d’attacco con una buona propensione al gol (9 nelle sue due stagioni e mezzo alla Juventus, prima con Pirlo e poi con Allegri). Corre ovunque, talvolta a casaccio. Generoso, però. Il pezzo forte del suo repertorio è l’inserimento in area di rigore avversaria. Un Frattesi al 50% nato a Little Elm, dove il Texas è più Texas che nei film.
2. Ma quanto è serio il figlio del coach
Michael Bradley, figlio di Bob, leggenda americana, CT degli Usa, capitano della nazionale a stelle e strisce (tredici anni di militanza dal 2006 al 2019 e due Mondiali disputati), arriva in Italia dopo una buona esperienza in Europa. Gioca un anno nel Chievo, due nella Roma. Una parola per descriverlo: serietà. E’ un centrocampista d’ordine, che non sfigura mai: anzi, il suo contributo è sempre apprezzato.
1. Il pioniere della Serie A
Unico, indimenticabile. Alexi Lalas sbarca a Padova nell’estate del 1994. La squadra è neopromossa in Serie A, Lalas si piazza al centro della difesa e fa il Generale Custer. Pizzetto rosso, allegria gratis. E’ disinvolto, disincantato, un dilettante che fa le cose sul serio, senza prendersi seriamente. L’eco della sua chitarra - suonava bene, aveva pure una band, i Gypsies - risuona ancora nelle verdi vallate della nostalgia.