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Milan-Verona 1-0: ai rossoneri basta un guizzo di Leao

L'esultanza di Leao

L'esultanza di Leao

 (fotogramma)

Gara di modesto livello tecnico decisa dal portoghese nella fase iniziale. Cori dei tifosi veronesi durante il minuto di silenzio per Napolitano e Lodetti

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Milano – La partita vinta dalla squadra favorita secondo pronostico non fa mai notizia. Questa, però, è stata particolarmente scialba. È cominciata in ritardo di quasi mezz’ora per colpa della grandine e con i censurabili cori degli ultrà veronesi durante il minuto di silenzio per la scomparsa dell’ex presidente della repubblica Napolitano e dell’idolo milanista Lodetti: gli applausi hanno opportunamente coperto l’inciviltà. Il preludio tecnico ideale era stato, semmai, la scena dell’arbitro Maresca che insieme ai due capitani di Milan e Verona, Leao e Faraoni, aveva fatto rimbalzare il pallone nelle varie zone del campo: preludio ideale perché ha messo subito al centro dell’attenzione Rafa Leao. Il quale, appunto capitano per la contemporanea assenza di Calabria ed Hernandez (stesso infortunio, ha spiegato Pioli, una botta muscolare in Champions dalla quale non hanno recuperato), doveva cancellare l’immagine di quel gesto di piccola superbia calcistica (il colpo di tacco mancato, dopo avere dribblato mezzo Newcastle) che ha impedito alla sua squadra di iniziare nel migliore dei modi la campagna europea.

«La cronaca della gara»
A Leao sono bastati otto minuti, per farsi perdonare: il tempo della galoppata senza arzigogoli, su palla regalata da Hien a metà campo e lancio di Giroud, chiusa da un tocco semplice sull’uscita di Montipò, il tocco lieve dei campioni. Non è che per il resto il Milan abbia incantato, ma per i tifosi, freschi di batosta nel derby, non è il momento di sottilizzare. Pioli ha varato il 3-4-3, in assenza dei suddetti Calabria ed Hernandez, e la conversione alla linea a 3 ha certamente giovato a Thiaw e Kjaer, molto più sicuri con questa formula difensiva, mentre Tomori è il più duttile. Se tuttavia la difesa si è ricompattata, il centrocampo con l’adattato Musah e Florenzi esterni e la coppia di interni Krunic-Reijnders ha governato con una certa macchinosità il trasbordo del pallone verso il tridente spurio, in cui Leao ha sfoggiato a sinistra i noti funambolismi, ma con parsimonia, Giroud non ha mascherato un po’ di stanchezza e Pulisic si è sistematicamente accentrato.

Per un po’ il Verona è stato più disinvolto nel palleggio, pure troppo: l’eccesso di sicurezza ha portato al pasticcio di Hien, che sull’1-0 milanista ha tenuto troppo palla e ha ritardato fatalmente il passaggio a Folorunsho. Il pareggio lo ha comunque sfiorato con un colpo di testa di Folorunsho stesso, imbeccato d’esterno da Terracciano. Il balzo riuscito di Sportiello ha confermato che Maignan può guarire serenamente dai suoi piccoli guai muscolari.

La ripresa si è aperta con la mossa obbligata di Baroni: l’inserimento del centravanti Bonazzoli (per Faraoni), con trasloco di Lazovic a sinistra e di Terracciano a destra. Il prodotto non si è visto, ma di sicuro nemmeno il cambio di passo del Milan. Un tiro al volo debole e centrale di Bonazzoli e due più forti, ma altrettanto centrali, di Pulisic e Musah sono stati il frutto delle uniche azioni d’attacco vere. Né lo scialbo pomeriggio è stato ravvivato dalle altre sostituzioni, con gli innesti nel Milan di Loftus-Cheek (rigore reclamato, Pioli ammonito) e Jovic prima, dell’esordiente Bartesaghi poi e nel finale di Okafor e Pobega. Okafor si è impegnato parecchio e ha seminato un po’ di scompiglio sulla sinistra, quando il Verona era tutto sbilanciato per cercare il gol: buona l’imbeccata per Jovic, che si è lasciato stoppare da Montipò in uscita. Alla fine, malgrado l’infortunio muscolare di Krunic, ha festeggiato il Milan con la sua terza maglia multicolore. Ma le partite memorabili sono altre.

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