L'emergenza del Milan. Senza Krunic ora deve inventarsi un regista
di Enrico CurròStefano Pioli
(ansa)Il consuntivo delle prime 6 partite del Milan non è certo disastroso: 4 vittorie su 5 in campionato e il pari in Champions. Per questo Pioli, dopo il poco eccitante 1-0 di San Siro col Verona, ha eccepito, quando gli è stato ricordato che il derby del 16 settembre resta il metro di paragone per capire se il trauma è superato: "Non possiamo continuare a parlare della batosta con l’Inter, per dolorosa che sia”.
Tuttavia, osservando il successo in stile gregario alla Lodetti, costruito su un guizzo di Leao, è riuscito difficile pensare che in campo, al di là della maglia per nulla rossonera, ci fosse davvero il Milan, cioè il club che ha speso sul mercato 130 milioni di euro (bonus esclusi), decantato per gli innesti, per il gioco visionario e per l’innovativa politica societaria americana.
Il consuntivo delle prime 6 partite del Milan non è certo disastroso: 4 vittorie su 5 in campionato e il pari in Champions. Per questo Pioli, dopo il poco eccitante 1-0 di San Siro col Verona, ha eccepito, quando gli è stato ricordato che il derby del 16 settembre resta il metro di paragone per capire se il trauma è superato: "Non possiamo continuare a parlare della batosta con l’Inter, per dolorosa che sia”.
Tuttavia, osservando il successo in stile gregario alla Lodetti, costruito su un guizzo di Leao, è riuscito difficile pensare che in campo, al di là della maglia per nulla rossonera, ci fosse davvero il Milan, cioè il club che ha speso sul mercato 130 milioni di euro (bonus esclusi), decantato per gli innesti, per il gioco visionario e per l’innovativa politica societaria americana.
I difetti del mercato
L’emergenza, dettata dagli infortuni muscolari di Hernandez e Calabria (lievi, originati da botte non assorbite) e di Kalulu in aggiunta a quello di Maignan ben rimpiazzato da Sportiello, ha messo a nudo i difetti del suddetto mercato, se Pioli ha preferito convertirsi alla difesa a 3 e schierare come esterni gli adattati Musah a destra e Florenzi a sinistra. Anche l’impiego di Giroud, a dispetto della legittima stanchezza del veterano, è sembrato figlio della sfiducia in Jovic e Okafor. Inoltre l’infortunio muscolare di Krunic al flessore destro ha smascherato il guaio dell’immediato futuro: in caso di ritorno al canonico 4-3-3, servirà un regista adattato, durante la plausibile assenza del titolare per le prossime 4 partite: "Potranno giocare un po’ Reijnders e un po’ Adli”. L’alternativa sarebbe la prosecuzione del sistema difensivo a 3 (“l’ho scelto per l’emergenza”), nel quale Kjaer e Thiaw, più di Tomori, sguazzano volentieri.
Krunic a terra dopo l'infortunio
Manca un regista di riserva
Riassunto. Il Milan ha speso un sacco di soldi, con l’obiettivo dichiarato di avere una controfigura per ogni ruolo. Eppure si ritrova senza un regista al posto di Krunic (a sua volta adattato, in attesa del rientro di Bennacer nel 2024). Non ha un altro centravanti del livello di Giroud. Non ha un rincalzo naturale di Hernandez, anche se Bartesaghi, 18 anni a dicembre, ha debuttato nel finale senza tentennamenti. Non ha un quinto difensore centrale: Pioli sembra giudicare acerbo il ventunenne Pellegrino, appena convocato da Mascherano per l’Under 23 argentina. Il club medita, infine, l’ingaggio di Ibrahimovic come dirigente, per gestire lo spogliatoio.
Leao capitano
Accanto all’elenco dei paradossi, vanno annotate le indicazioni positive. Leao, dopo la maglia numero 10, ha ricevuto, in assenza di Calabria ed Hernandez, anche la fascia di capitano: "Lo ha voluto la squadra: se uno di noi attraversa un momento delicato, siamo tutti con lui”. La delicatezza del momento consisteva nelle critiche per l’abuso di stilismo col Newcastle: il gol capolavoro di tacco cercato invano, a scapito della concretezza. Leao ha risposto col gol decisivo alla sua maniera: scatto leggero, su lancio di Giroud, e tocco sull’uscita di Montipò. Le altre cose buone sono state l’attivismo di Musah, grande trascinatore di palloni, e un paio di guizzi di Okafor, nel finale. Baroni contestualizza: “Per il Verona è un’occasione persa. La partitina non ci serve, ci vuole qualcosa di più: puntare l’uomo, rischiare”. Le 4 partite del Milan prima della sosta — Cagliari, Lazio, Dortmund e Genoa — diranno se è stato un demerito o la banale logica della squadra più forte. Che in genere vince.