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Milan-Udinese 0-1: Pereyra decide su rigore, San Siro fischia e Pioli ora rischia

(afp)
Parata miracolosa di Silvestri su Giroud allo scadere, ma la prestazione degli uomini di Pioli non è sufficiente. Jovic, partito titolare, stecca ancora. E martedì c’è il Psg
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MILANO – Ci sono modi decisamente migliori di avvicinarsi a una partita fondamentale come quella che attende il Milan martedì in Champions col Psg. La stecca all’esigente Scala del calcio, leggi il fischiante San Siro che sta per ospitare il tenore Mbappé, è di quelle rumorose. L’Udinese in 10 giornate non aveva ancora vinto e lo ha fatto all’undicesima senza nemmeno industriarsi troppo: difesa più folta del Bosco Verticale, contropiede quanto basta, un rigore catturato dopo un’ora, il raddoppio sfiorato e il pari evitato dal portiere acrobata nel disordinato assalto finale della squadra solo teoricamente più forte. Che ora si ritrova in pieno psicodramma, con Pioli contestato, Leao involuto, l’attacco balbettante e il terzo posto minacciato dal Napoli. Ibrahimovic è sull’uscio: o adesso o mai più. Cardinale dovrebbe ratificare il ritorno dell’ex campione in veste di consulente dell’azionista di controllo, sempreché il manager statunitense riesca a convincerlo ad accettare di entrare …

MILANO – Ci sono modi decisamente migliori di avvicinarsi a una partita fondamentale come quella che attende il Milan martedì in Champions col Psg. La stecca all’esigente Scala del calcio, leggi il fischiante San Siro che sta per ospitare il tenore Mbappé, è di quelle rumorose. L’Udinese in 10 giornate non aveva ancora vinto e lo ha fatto all’undicesima senza nemmeno industriarsi troppo: difesa più folta del Bosco Verticale, contropiede quanto basta, un rigore catturato dopo un’ora, il raddoppio sfiorato e il pari evitato dal portiere acrobata nel disordinato assalto finale della squadra solo teoricamente più forte. Che ora si ritrova in pieno psicodramma, con Pioli contestato, Leao involuto, l’attacco balbettante e il terzo posto minacciato dal Napoli. Ibrahimovic è sull’uscio: o adesso o mai più. Cardinale dovrebbe ratificare il ritorno dell’ex campione in veste di consulente dell’azionista di controllo, sempreché il manager statunitense riesca a convincerlo ad accettare di entrare nell’evidente groviglio. “Ho tutto per lavorare bene, sapete come la penso sulla società e su Ibra, se i risultati non vengono vuol dire che devo lavorare meglio”, l’autocritica del tecnico.

«la cronaca della partita»

Milan, assenze e novità tattiche

Si aggiunge al complicato contesto lo strano caso degli infortuni in serie. Il turnover più involontario della Serie A ha colpito ancora, col nono giocatore indisponibile. Stavolta è toccato a un pezzo grosso: Theo Hernandez, i cui muscoli sono preziosi per la rivincita col Psg, è stato messo fuori causa ufficialmente da una distorsione alla caviglia e l’apprensione è ovvia. Dalla casella degli imprevisti Pioli ha dunque pescato una formazione ancora più estemporanea: colpa dell’ulteriore restringimento degli schemi offensivi, già inediti per il varo di un 4-4-2 spurio, col doppio centravanti Jovic-Giroud e le ali Musah-Leao. Il sistema era tendente un po’ al 4-2-4 e un po’ al 3-4-3, a seconda degli arretramenti di Musah e degli accentramenti di Calabria e Florenzi, ma al teorico turbinio mancavano le turbine.

Leao svagato, Florenzi sbaglia

Al di là delle svagatezze di Leao, il problema principale è rimasto la qualità del palleggio a centrocampo, dove il rallentato Krunic e il lezioso Reijnders hanno faticato a giocare di prima. Il ritmo basso, sotto la pioggia quasi invernale, ha aiutato Cioffi a frenare il pallone nel traffico, alimentato ad arte. Sulla più efficace controfuga, a sinistra, Zemura ha seminato Musah: lo sperpero di Pereyra suscitava rammarico.

Invece il Milan nel mediocre primo tempo ha insidiato Silvestri solo per tre volte. Né i due tiri da fuori di Calabria e Musah, respinti dal portiere, né l’impappinamento di Florenzi sotto porta, dopo un aggancio virtuoso, possono tuttavia essere iscritti nella categoria delle vere occasioni da gol. Si è distinto per la scarsissima incisività Jovic, catalogabile tra gli acquisti estivi meno riusciti.

Martedì a San Siro arriva il Psg

Nell’intervallo Pioli ha così abiurato la formazione di partenza, inserendo Adli regista per Krunic e Okafor appunto al posto di Jovic. Non poteva andargli peggio. Proprio Adli, con una pedata a Success in slalom, ha causato il rigore confermato dal Var e trasformato da Pereyra. Poi ha imperato il caos tattico, accentuato dalle sostituzioni. Mischia su mischia, Silvestri ha portato in salvo i tre punti con le sue parate, soprattutto col balzo sul colpo di spalla di Giroud. Però Maignan, che già aveva evitato su testata di Success il 2-0, è scampato ai ghirigori sotto porta dell’Udinese. Se Luis Enrique ha visto la partita, non si sarà spaventato per il suo Psg.

Il tabellino di Milan-Udinese

Milan 0
Udinese 1 (17’ st rig. Pereyra)

Milan (4-4-2): Maignan 6.5 – Calabria 6, Thiaw 5.5, Tomori 6, Florenzi 5.5 – Musah 5.5 (37’ st Romero sv), Krunic 5 (1’ st Adli 4.5), Reijnders 4.5 (23’ st Loftus-Cheek 5.5), Leao 5.5 – Giroud 5, Jovic 4 (1’ st Okafor 5). All. Pioli 4.5.

Udinese (3-5-2): Silvestri 7 – Perez 6,5, Bijol 6,5, Kabasele 6.5 – Ebosele 7 (39’ st Ferreira sv), Samardzic 6 (33’ st Thauvin 6), Walace 6.5, Payero 6 (27’ st Lovric 6), Zemura 7 (39’ st Kamara sv) – Pereyra 6.5, Success 6.5 (39’ st Lucca sv). All. Cioffi 7.

Arbitro: Sacchi 6.

Note: ammoniti Krunic, Perez e Kabasele. Spettatori 71.018, incasso 2.265.254 euro.

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