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Ecco perché l’Inter è la squadra migliore: organizzazione di gioco e crescita dei singoli

(reuters)
Il commento dopo la vittoria dei nerazzurri sulla Juventus
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Consapevole che il pareggio fosse risultato gradito alla Juve, perché avrebbe lasciato aperto ogni gioco alla vigilia delle coppe, l’Inter ha inseguito la vittoria nel secondo scontro diretto con superiore determinazione, e l’ha ottenuta con merito. Ora farà bene a considerare soltanto il vantaggio reale di 4 punti, e non quello virtuale di 7 comprensivo del recupero, perché ad aspettarla è l’Atalanta, la squadra più in forma del momento come si era visto al pomeriggio nella scientifica demolizione della Lazio. Però la convinzione che l’Inter sia la squadra migliore del campionato esce ingigantita dal match di San Siro, perché Simone Inzaghi prima ha trovato la giusta misura per mantenere una pressione costante sulla difesa bianconera senza esporsi troppo al suo letale contropiede, e una volta sbloccato il risultato ha rivoltato la strategia come un guanto: attenti dietro, ma senza mai rinunciare a ripartire con molti uomini, coinvolti nel felice fraseggio verticale. Dell’Inter impres…

Consapevole che il pareggio fosse risultato gradito alla Juve, perché avrebbe lasciato aperto ogni gioco alla vigilia delle coppe, l’Inter ha inseguito la vittoria nel secondo scontro diretto con superiore determinazione, e l’ha ottenuta con merito. Ora farà bene a considerare soltanto il vantaggio reale di 4 punti, e non quello virtuale di 7 comprensivo del recupero, perché ad aspettarla è l’Atalanta, la squadra più in forma del momento come si era visto al pomeriggio nella scientifica demolizione della Lazio. Però la convinzione che l’Inter sia la squadra migliore del campionato esce ingigantita dal match di San Siro, perché Simone Inzaghi prima ha trovato la giusta misura per mantenere una pressione costante sulla difesa bianconera senza esporsi troppo al suo letale contropiede, e una volta sbloccato il risultato ha rivoltato la strategia come un guanto: attenti dietro, ma senza mai rinunciare a ripartire con molti uomini, coinvolti nel felice fraseggio verticale. Dell’Inter impressiona la fase di recupero alto del pallone, come una squadra di basket che domina a tal punto i rimbalzi da tirare a canestro tre volte per azione. È una questione di organizzazione di gioco ben codificata, e di singoli cresciuti a vista d’occhio grazie alle cure del tecnico. Per dirne una non è normale che Çalhanoglu diventi a 30 anni un regista di sbalorditivo livello: migliore in campo per distacco. È un peccato che il tabellino elegga a giocata decisiva l’autorete di Gatti, perché il resto dell’azione appartiene a un pilastro come Barella e ai due acquisti di maggior spessore, Pavard — arrivato in area a sorpresa come un cavallo degli scacchi — e Thuram. A conferma che l’Inter finalista di Champions è stata migliorata.

Uno scontro diretto così prematuro lascia aperta alla Juve una prospettiva. Se l’Inter si sta confermando, la squadra di Allegri è nel corso di un processo di crescita, e l’entusiasmo che ha fatto fin qui da propellente non sparirà per una sconfitta di misura a San Siro (sia pure con Szczesny strepitoso). Si può discutere l’impiego dal 1’ di Yildiz, ma non criticare perché la curiosità di vedere un simile talento alla sua prima grande partita era una tentazione: riservando a Chiesa l’ultimo terzo di gara, però, Allegri l’ha iscritto alla fase meno adatta alle sue doti. Il suo scatto avrebbe inciso di più nel campo aperto del primo tempo. È evidente che il prossimo step di sviluppo debba essere la compresenza di Vlahovic, Yildiz e Chiesa, almeno a partita in corso.

Se il 23° turno è stato molto importante per il discorso scudetto, la chiusura del mercato invernale segna anche l’avvio della lunga volata per la salvezza, competizione che coinvolge otto squadre anche se è giusto riconoscere che da agosto Lecce e Frosinone volano un po’ più in alto delle altre, e come quelle si avvicinano loro tirano fuori l’acuto (tipo la vittoria del Lecce sulla Fiorentina di venerdì) che le riporta a distanza di (quasi) sicurezza. Delle sei pesantemente implicate una, l’Udinese, presenta un organico che rende abbastanza misteriosa la modestia dei risultati: confermato fino a giugno Samardzic (che però va in panchina) e finalmente in fase di decollo Thauvin, che è pur sempre un campione del mondo, è la squadra che dovrebbe trarsi d’impaccio più in fretta. La presenza inattesa è quella del Sassuolo, che rischia anche perché sono ormai molti anni che il suo posto è fra la borghesia del campionato, e dunque mancano gli anticorpi. La Salernitana è molto staccata, avrebbe bisogno di almeno un grande risultato — il Sassuolo ha battuto Inter e Juve (!), l’Empoli ha vinto a Napoli e a Firenze, l’Udinese ha fatto tre punti in casa del Milan — per rientrare in pieno in corsa. L’Empoli ha scritturato Nicola, lo specialista di subentri-salvezza per eccellenza, e ne ha ricavato subito cinque punti in tre gare. Ranieri stasera cerca almeno un punto nella sua Roma per salire tra coloro che oggi sarebbero salvi, il Verona ha shakerato la rosa per necessità societarie — e ieri Ngonge è stato un ex doloroso — ma continua a possedere il gioco migliore. In generale molti innesti di gennaio sono degli sconosciuti, e dalla loro qualità tutta da scoprire dipenderà parecchio. Gli scontri diretti saranno decisivi perché i cinque cambi hanno stravolto gli antichi equilibri: in questa giornata il Sassuolo contro il Bologna e il Verona contro il Napoli hanno tenuto il campo alla grande fino al 75’, per poi inabissarsi davanti alle migliori sostituzioni delle avversarie. È per questo che i punti contro i pari grado — panchina inclusa — risolveranno ogni rebus.

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