Mourinho, Allegri e le altre follie del campionato: l’ultimo verdetto spetta all’Atalanta
di Paolo CondòSi avvia a conclusione un campionato in cui è successo di tutto, dalla vittoria dell’Inter con margine record (19 punti sul Milan a un turno dalla fine) alle dimensioni inimmaginabili del crollo dei campioni uscenti (il Napoli ha perso per strada 35 punti), dall’esonero di due mostri sacri come Allegri e Mourinho (8 scudetti complessivi) al calcio spettacolare e redditizio di due club non metropolitani, Bologna e Atalanta, che giustamente giocheranno la Champions.
Non è finita nel bene, perché la stessa Atalanta e la Fiorentina sono attese nei prossimi giorni da due finali europee, mentre è da capire se e quanto sarebbe un male l’ormai probabile passaggio di mano dell’Inter: alla proprietà Suning vanno riconosciuti molti meriti e un posto d’onore nella storia nerazzurra, ma al rilancio di prestiti ogni volta più onerosi ci pare preferibile una nuova proprietà nella pienezza dei poteri. Specie se l’interregno del fondo Oaktree verrà garantito dal management italiano che in questi anni…
Si avvia a conclusione un campionato in cui è successo di tutto, dalla vittoria dell’Inter con margine record (19 punti sul Milan a un turno dalla fine) alle dimensioni inimmaginabili del crollo dei campioni uscenti (il Napoli ha perso per strada 35 punti), dall’esonero di due mostri sacri come Allegri e Mourinho (8 scudetti complessivi) al calcio spettacolare e redditizio di due club non metropolitani, Bologna e Atalanta, che giustamente giocheranno la Champions.
Non è finita nel bene, perché la stessa Atalanta e la Fiorentina sono attese nei prossimi giorni da due finali europee, mentre è da capire se e quanto sarebbe un male l’ormai probabile passaggio di mano dell’Inter: alla proprietà Suning vanno riconosciuti molti meriti e un posto d’onore nella storia nerazzurra, ma al rilancio di prestiti ogni volta più onerosi ci pare preferibile una nuova proprietà nella pienezza dei poteri. Specie se l’interregno del fondo Oaktree verrà garantito dal management italiano che in questi anni ha governato il club con perizia.
Prima della finale col Bayer imbattuto, che è cosa diversa dal dire imbattibile, si può già dire che per l’Atalanta questa sia stata la migliore stagione di sempre: due finali di coppa più la qualificazione in Champions (la quarta del ciclo Gasperini) sono risultati extralarge, coerenti con l’ultimazione ormai prossima dello stadio di proprietà, e che i Percassi riempiranno nel tempo grazie alla politica identitaria di regalare una maglietta nerazzurra a tutti i neonati della provincia.
Se l’Atalanta sarà così brava da vincere l’Europa League, è possibile che una sesta italiana acceda alla prossima Champions; possibile e non sicuro perché l’Atalanta non dovrebbe chiudere il campionato fra le prime quattro, e per come viaggia più che frenare dovrebbe inchiodare. Bologna-Juve di stasera mette in palio il terzo posto, e fisserà i paletti del quarto. La Roma si è guadagnata i diritti esclusivi sull’eventuale sesto pass Champions grazie a una vittoria agonica sul Genoa, in 10 contro 11 dopo che a Paredes erano saltati i nervi, all’ultimo respiro di una primavera che l’ha lasciata corta di energie.
Significativo che il gol sia venuto da Lukaku, verosimilmente ai titoli di coda in giallorosso dopo una stagione più che onesta. Due ore prima Dumfries aveva gelato le ambizioni della Lazio pareggiando in extremis a San Siro il vantaggio del rinato Kamada. Come abbiamo già annotato, Tudor sta lavorando bene e in profondità: se Lotito l’assiste, sarà una delle storie della prossima stagione.
Questa sera il Verona avrà a Salerno il match-point per salvarsi con un turno d’anticipo: grande opportunità, ma non scontata se ricordiamo le ultime prove della squadra di Colantuono contro Atalanta e Juve. Chi si è portato in salvo ieri è stato il Cagliari, coraggioso e determinato a farlo sul campo del Sassuolo, e quando vediamo Ranieri felice — potenza dell’indimenticabile Leicester story — qualcosa di bello ci si rimescola dentro. Dall’altra parte la retrocessione del Sassuolo è un evento molto più rilevante di quanto farebbero pensare le dimensioni del suo municipio. Se si escludono Novi Ligure e Casale Monferrato, che negli anni dei pionieri vinsero persino uno scudetto, Sassuolo è la città più piccola ad essere stata rappresentata in Serie A.
Meno dei suoi 40 mila abitanti nei tempi moderni li ha fatti soltanto Chievo, che però è un quartiere di Verona. Malgrado le dimensioni minuscole, il Sassuolo ha passato in A undici stagioni e l’ha fatto spesso alla grande, lanciando allenatori nel gran mondo (Di Francesco è arrivato alla semifinale di Champions, De Zerbi è tra i nomi più caldi del momento) e producendo giocatori per le grandi del nostro calcio: la Juve (Zaza e Locatelli), l’Inter (Sensi, Frattesi e Acerbi via Lazio), il Napoli (Politano, Raspadori), la Roma (Pellegrini).
“Inventato” dalla famiglia Squinzi e bene amministrato da Giovanni Carnevali, soltanto due anni fa il Sassuolo chiudeva decimo esponendo la sua gioielleria: oggi Scamacca è l’uomo chiave dell’Atalanta e probabilmente della Nazionale, Raspadori e Frattesi hanno vinto uno scudetto, soltanto Berardi è rimasto in Emilia a spegnere la luce, e l’ha fatto dalla tribuna perché fra un menisco e la rottura del tendine d’Achille il suo girone di ritorno è consistito in 130 minuti. Non è un caso se dal giro di boa il Sassuolo, privo del suo asso e degli anticorpi necessari per lottare in territori non più suoi, abbia raccolto appena 10 punti.