MILANO - Tre gol in otto partite di campionato, a cui si aggiunge quello contro il Palermo in Coppa Italia. Più di quanti ne avesse segnati in tutta la scorsa stagione, quando con le maglie di Fiorentina e Atalanta si era fermato a due reti in 23 partite. A Udine Nicolò Zaniolo ha ritrovato il feeling con il gol e, soprattutto, con se stesso. Nelle ultime quattro gare di Serie ha segnato tre volte, tante quante nelle precedenti 49. Ha fatto centro contro Cremonese, Juventus e Atalanta, sua ex squadra, in cui non è riuscito a brillare. Un sigillo dall’alto valore simbolico, che sa di rivincita.
Una rete dai tanti significati
Già prima di vestire la maglia dei nerazzurri di Bergamo, Zaniolo contro l’Atalanta aveva spesso giocato grandi partite. E con il centro di ieri, sabato 1 novembre, ha ritoccato il suo bilancio contro la Dea in carriera: due gol e tre assist. Segnando a Carnesecchi, Zaniolo ha anche sfatato un tabù: non segnava in casa, in Serie A, da novembre 2019, ai tempi della Roma.
Sei anni dopo, a Udine, sembra essere tornato quel ragazzo capace di incendiare le partite con un’accelerazione o un tiro all’incrocio. “Mi sento bene. So di avere fatto tanti errori in passato, ma indietro non si torna. Penso all’oggi. A Udine, e all’Udinese, sto benissimo”, aveva detto un mese fa, in un’intervista a Repubblica.
L’equilibrio ritrovato fra provincia e famiglia
Lontano dalle grandi piazze, Zaniolo ha ritrovato un ritmo di vita normale, fatto di calcio e famiglia. “Vivo finalmente con la mia fidanzata e con mio figlio. Lo sentivo vicino anche quando eravamo lontani, ma adesso che siamo di nuovo insieme è tutto più semplice”. E di figlio ne è arrivo un altro: la compagna Sara Scaperrotta, con cui si è riconciliato dopo anni burrascosi, sui social pubblica immagini della propria gravidanza. Così, a 26 anni, l’ex talento della Roma si prepara a diventare padre per la seconda volta. E ha riscoperto la calma di una città di provincia. “Vengo da La Spezia e amo la dimensione della piccola città. Mi manca il mare, ma qui ho trovato una dimensione familiare”. La serenità privata si riflette sul campo: meno nervosismo, più lucidità, più voglia di godersi il gioco. “Tre o quattro anni fa potevo sembrare superficiale. Oggi mi sento più maturo. So che nella vita ci sono step di crescita da fare”, ha raccontato.
Roma, il passato che ritorna
Un giorno cruciale per Zaniolo arriverà domenica prossima, quando tornerà all’Olimpico contro i giallorossi, in maglia bianconera. Il distacco dalla Roma resta una ferita aperta, ma oggi Zaniolo ne parla con consapevolezza: “Forse all’esterno non si è percepito quanto io abbia sofferto nel doverla lasciare. Era e resta un club che amo. È stata dura separarmi dalla piazza, dalla società, dalle persone. Ma preferisco tenermi le cose dentro”. Quegli anni hanno lasciato cicatrici ma anche insegnamenti. “Ho fatto tanti sbagli, dovuti anche alla troppa esposizione mediatica e alle pressioni. Essere sulla bocca di tutti a 18 anni, in una città come Roma, non è facile. Ho sbagliato a sentirmi troppo, ma ora sono diverso”. E Kosta Runjaic, imperscrutabile e al tempo stesso istrionico allenatore dell’Udinese, se lo gode: è anche grazie al buon momento di Zaniolo che i friulani sono bene agganciati alla metà classifica, senza patemi.
Il futuro con la 10
A Udine Zaniolo ha scelto la maglia numero 10, la stessa che fu di Zico e Di Natale. “Fare la metà di quello che hanno fatto loro andrebbe già benissimo. È la maglia che sogni da bambino, e sono stato felice di prenderla”. L’esordio con gol in Coppa Italia ha segnato l’inizio della sua rinascita, dopo anni accidentati, fra gravi infortuni e poca concentrazione: “Mi mancavano il gol, l’esultanza, la gioia. Fa bene all’autostima. Amo già questa maglia”. Ora guarda Zaniolo avanti con fiducia: “Abbiamo una bella squadra, con giovani fortissimi di cui fra due o tre anni sentirete parlare. Giochiamo ogni partita come fosse una finale”. E nel mirino resta un ritorno in Nazionale, prospettiva sempre più realistica: “È un sogno da bambino. Rappresentare l’Italia è stupendo: con quella maglia metti d’accordo tutti”. Ma intanto si gode il momento: “Chiedo al calcio di rendermi felice. Era da un po’ che non mi divertivo così. A Udine lo sono davvero”.