✕

Spalletti ha trovato la sua Juve: ora però è impossibile tornare indietro

Luciano Spalletti (reuters)

Ascolta l'audio

“Prestazioni come quella di Bologna se non ce l’hai nel dna non la fai. È di questo che i giocatori devono convincersi”
2 minuti di lettura

TORINO – La Juventus è arrivata a un punto di non ritorno, ma in senso buono: vale a dire che non può tornare a essere ciò che è stata nella prima fase di questa stagione, ma anche in buona parte delle stagioni precedenti, quella melassa informe di buoni calciatori (la qualità generale non manca) che a volte la sfangavano e a volte no e che, troppo spesso, risultavano imprevedibili per il loro stesso allenatore ma stavolta non in senso buono, perché quell’imprevedibilità era il segno dell’inaffidabilità. A Bologna, invece, la Juve è stata esattamente quella che Spalletti voleva, che aveva previsto, che aveva richiesto.

La perfezione è lontana, però…

La perfezione è lontana, specie dal punto di vista meramente tecnico, difatti la produttività offensiva non è …

TORINO – La Juventus è arrivata a un punto di non ritorno, ma in senso buono: vale a dire che non può tornare a essere ciò che è stata nella prima fase di questa stagione, ma anche in buona parte delle stagioni precedenti, quella melassa informe di buoni calciatori (la qualità generale non manca) che a volte la sfangavano e a volte no e che, troppo spesso, risultavano imprevedibili per il loro stesso allenatore ma stavolta non in senso buono, perché quell’imprevedibilità era il segno dell’inaffidabilità. A Bologna, invece, la Juve è stata esattamente quella che Spalletti voleva, che aveva previsto, che aveva richiesto.

La perfezione è lontana, però…

La perfezione è lontana, specie dal punto di vista meramente tecnico, difatti la produttività offensiva non è stata adeguata al volume di gioco sviluppato per tutta una serie di imprecisioni negli ultimi 20 metri, ma per la prima volta l’ex ct ha visto una prestazione di alto livello dal punto di vista organico, dell’interpretazione dei momenti, della capacità di tenere sotto controllo l’avversario e quindi l’andamento della gara. Perciò alla fine Spalletti era particolarmente soddisfatto e ha indicato la domenica bolognese come il possibile punto di svolta: "Spero che si rendano conto che è possibile giocare così sempre".

Spalletti: “Con la Roma vedremo se avremo imparato la lezione”

Ecco dunque la vera importanza della vittoria di Bologna, che ha riportato la Juve in vista della zona Champions dopo aver rischiato di scivolarne lontano. Spalletti ha già avuto buoni momenti di Juve, ma poi la squadra era sempre tornata a fare un passo indietro, come nella sconfitta di Napoli o anche solo in certe fasi della gara, tipo lo scombiccherato primo tempo contro il Pafos. Ora Lucio vuole convincerla che lo standard deve e può essere quello del Dall’Ara. "La prossima partita sarà, a livello di difficoltà, come questa e anche peggio. Vediamo se abbiamo imparato la lezione” dice, mettendo subito in allerta i suoi in vista della sfida di sabato prossimo contro la Roma, allo Stadium, il terzo di tre confronti diretti consecutivi e forse anche il più importante, visto che i giallorossi sono sull’uscio della zona Champions. "Una prestazione come quella di Bologna", continua Spalletti, "se non ce l’hai nel dna non la fai. È di questo che devono convincersi. Hanno fatto una partita da cui non possono tornare indietro".

Le difficoltà di David e i limiti di Openda

Spalletti ha sempre ribadito, l’ultima volta non più tardi di sabato scorso, di credere nelle potenzialità della Juventus, forse più ancora di quanto la squadra creda in sé stessa. Ha avvertito il clima di sfiducia che la attraversa e l’insicurezza che la condiziona e perciò ha lavorato prima di tutto su questi elementi: a Bologna ha percepito di essere per la prima volta approdato al punto cui voleva arrivare. La Juventus lo ha soddisfatto dal punto di vista dei movimenti collettivi, di come ha saputo orientare l’andamento della gara senza farsene condizionare, di come ha saputo mettere in difficoltà i rossoblù prima che questi lo facessero con lei. Sa che manca ancora qualcosa e che il gioco offensivo ha ancora molti limiti, visto che David fatica a inserirsi nel contesto e Openda ha caratteristiche essenzialmente da contropiedista, utili in una gara come quella di domenica ma certo non buone per ogni occasione.

L’importanza di McKennie e il sacrificio di Conceiçao

Intanto sta però valorizzando un leader tecnico come McKennie, che si trova particolarmente a proprio agio nei meccanismi di una squadra che sta abbandonando il concetto di posizione fissa e prevede il continuo rimescolamento delle funzioni. E un altro simbolo dell’evoluzione spallettiana è Conceiçao, che mai come questa volta ha giocato una partita "sporca", rincorrendo avversari e spremendosi i polmoni, più che dedicarsi ai giochetti di gambe. Da tutto questo, sarebbe autolesionistico tornare indietro

Leggi i commenti