Gasperini alla Juventus? Luca Percassi, amministratore delegato dell’Atalanta, aveva giocato d’anticipo. L’allenatore è nostro e guai a chi lo tocca, aveva puntualizzato prima dell’ultima partita di campionato, che avrebbe potuto definire qualsiasi risultato, sul podio della serie A e dintorni, tranne la bocciatura della più piccola tra le concorrenti all’Europa più nobile, già certa alla vigilia di potere giocare nella prossima stagione la sua terza Champions consecutiva e di poterlo fare finalmente davanti al proprio pubblico: dentro il proprio stadio di nuovo popolato, dopo la stagione del debutto in campo neutro a San Siro e quella del bis a Bergamo a porte chiuse. La folla fuori dalla curva, così come in mattinata quella dei tifosi rossoneri fuori da Milanello, sta per tornare nel luogo deputato. E Gasperini ha lasciato intendere che vorrà gustarsi quel momento sulla stessa panchina: tre terzi posti consecutivi in serie A sono scene bellissime da un matrimonio riuscito.
Ilicic in bilico, Gosens e Romero preziosi
Le tre qualificazioni di seguito in Champions, ha dichiarato Percassi junior, non sono la ragione principale dell’unione fino al 2024. C’è soprattutto la volontà dei proprietari dell’Atalanta di tenersi stretto il loro stratega, che ha vinto un’altra sfida e ne ha rivendicato il risultato: un anno fa, ha ricordato, nessuno avrebbe immaginato di potere fare a meno di Gomez e Ilicic. Dopo il divorzio invernale dall’argentino, rimpiazzato senza scossoni da Pessina e Malinovskyi, le sue parole potrebbero essere quasi interpretate come l’addio annunciato al fantasista sloveno, osservato speciale di non poche squadre europee, Milan incluso. Allenatore e dirigenti ne parleranno da oggi e sul tavolo di Sartori, responsabile dell’area tecnica, finirà anche un altro tema: resistere a chi corteggia i due pezzi più pregiati del momento – Gosens e Romero – o sacrificarne uno, data l’acclarata capacità della squadra di non dipendere dagli interpreti?
Dimensione internazionale
Di sicuro la sconfitta finale col Milan e il mancato assalto al risultato più importante della storia del club – lo sarebbe stato il secondo posto – non hanno scalfito la consapevolezza di avere raggiunto una dimensione internazionale. Dei successi dell’Atalanta e del suo stratega non si sorprende più nessuno. Il gioco, appunto di livello internazionale, va certamente ascritto a chi lo ha fabbricato e non smette di perfezionarlo. Gasperini ha 62 anni e ha fatto congrua gavetta, prima di inerpicarsi in vetta, attraverso sentieri talvolta strettissimi. Allena da quando aveva 36 anni, dopo un’ottima carriera da centrocampista con picchi a Palermo e Pescara. Nel 1994-95 la Juventus lo inserì nello staff delle giovanili e lui completò il cursus honorum con la vittoria della Primavera nel torneo di Viareggio, stagione 2002-2003. Ha poi portato in serie B il Crotone e in serie A il Genoa, che con lui ha riassaggiato l’Europa e successi che mancavano dai tempi di Bagnoli: un quinto e un sesto posto, conditi dallo spettacolo.
Un brevetto per la Champions
Le parentesi con l’Inter, frettolosa nel valutarlo, e col Palermo di Zamparini, presidente incline a divorare panchine, sono state incidentali in senso letterale. Con l’Atalanta Gasperini ha perfezionato l’ascesa e i numeri valgono da chiosa di una filosofia. In 5 stagioni e 239 partite, tra campionato e coppe, la sua squadra ha segnato 481 gol: la media è di oltre 2 a partita. E ha vinto 127 volte, più della metà delle gare (il 53%): sono numeri da big. Gasperini, ex centrocampista elegante ma di sostanza, per la sostanza conserva predilezione: il giocatore che ha più utilizzato, da quando allena l’Atalanta, è quello che più lo ricorda, lo svizzero Remo Freuler, il più capace di duttilità tattica. “Il momento più bello, per un allenatore, è quando vedi fare in campo ciò che insegni”: nell’aforisma di Gasperini, cittadino onorario di Bergamo e vincitore delle ultime due edizioni della Panchina d’oro, c’è un manifesto programmatico. Nelle coppe ha battuto il Lione in Europa League e il Valencia, il Liverpool e l’Ajax in Champions, spaventando il Psg e preoccupando il Real Madrid. L’ormai lunga storia tattica del campionato italiano lo annovera tra gli innovatori, in un curioso cerchio atalantino-genoano con Ottavio Barbieri, che fu il primo allenatore dell’Atalanta in serie A, nel 1937, e il precursore dell’uso in Italia del libero col cosiddetto mezzo sistema, alla guida dei Vigili del Fuoco di La Spezia nel 1944. Di Gasperini sono noti svariati brevetti calcistici: la sua nuova Champions attende il prossimo.