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Bologna, Donadoni: ''Imparare dall'Atalanta, è una questione di testa''

Il tecnico fa i complimenti a Gasperini: ''Se fossimo stati più decisi caratterialmente potevamo essere al loro posto''

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BOLOGNA - Già una volta, circa nove mesi fa, a Roberto Donadoni riuscì l'impresa di fermare una squadra giudicata imbattibile: era la Juventus delle quindici vittorie consecutive, inchiodata allo 0-0 da un Bologna che tutti, quella sera, giudicarono quasi eroico. Ecco, con piglio simile il tecnico dei rossoblù ha preparato la sfida di domani all'Atalanta, reduce da ventidue punti raccolti degli ultimi ventiquattro a disposizione. "Sarà un po' come affrontare la Juventus", ammette Donadoni alla vigilia. Il problema è che dei bianconeri, a prescindere dai numeri, era nota la forza dirompente; quest'Atalanta di Gasperini, invece, è un oggetto miracoloso ancor tutto da scoprire. "Noi - suggerisce senza falsa modestia il tecnico del Bologna - potevamo essere al loro posto, se fossimo stati più decisi caratterialmente. È stato il nostro limite, su questo vogliamo migliorare".

Si riferisce, con questo, alle quattro volte in cui la sua squadra s'era trovata in vantaggio (Sassuolo, Chievo, Inter e Lazio), sempre recuperata in extremis, per sfortuna o pacchiani errori dei singoli. Effettivamente, conti alla mano, mancherebbero otto punti. E allora sì che Bologna-Atalanta, domani, sarebbe stata sfida d'alta classifica. "Per alzare il livello delle ambizioni - la ricetta del bergamasco Donadoni - dovremmo imparare a trovare continuità nella concentrazione. Gli infortuni, numerosi, non sono un alibi. In attacco ci mancano Sadiq, Di Francesco e Verdi, ma le soluzioni ci sono e il Destro che ho a disposizione è il migliore della mia gestione. Dobbiamo crescere mentalmente, e allora sì che potremo fare un campionato stile Atalanta".

Che poi, a dirla tutta, alla quinta giornata si levavano osanna per Donadoni e crucifige per Gasperini, sconfitto quattro volte nelle prime cinque. "Il calcio è questo purtroppo - spiega il rossoblù -. Dopo una manciata di giornate si pretende di conoscere il destino di un progetto. Mi vien voglia di saltare alla gola a chi dice che "nel calcio le cose funzionano così". No, le cose funzionano male, se si pensa che un allenatore possa esprimere tutto in poco tempo. Il caso Atalanta insegna, ma non è certo l'unico".
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