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Fiorentina, Sousa contento: ''Ma possiamo crescere ancora''

Il tecnico alla vigilia della sfida con il Milan: ''Non voglio creare aspettative, ma far vedere la realtà che siamo giocando come sappiamo. Questa squadra deve superare i suoi limiti anche di fronte a quadre più forti"

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FIRENZE - Chi vince, vola. Chi perde, atterra. Il senso della sfida di domenica sera (ore 20.45, arbitra Orsato) tra Fiorentina e Milan è tutto qui. O quasi. Perché Sousa e Montella, due allenatori che si sono incrociati la passata stagione, non hanno alcuna intenzione di interrompere il buon periodo delle rispettive formazioni. I viola imbattuti dalla prima gara di campionato contro la Juventus, il Milan che ha gli stessi punti della passata stagione ma reduce da due vittorie consecutive e da quel gioco dell'aeroplanino che sta prendendo forma. In cerca di conferme, insomma, per lasciarsi alle spalle alcuni dubbi e malumori di troppo. 
 
Alla vigilia della sfida coi rossoneri, Sousa pensa a sciogliere alcuni nodi relativi alla difesa (probabile assenza di Astori, Salcedo in vantaggio su De Maio) e in attacco. Babacar si è sbloccato a Udine, Bernardeschi reclama spazio dietro le punte e Kalinic si è riposato. Così come la squadra, quella viola, è in crescita. E lo ripete il portoghese in sala stampa. 
 
Squadra in crescita, anche in fase offensiva? 
"Si, anche sotto il punto di vista dei tiri in porta. Contro l'Udinese tanti giocatori erano concentrati nel corridoio centrale e abbiamo avuto pochi spazi. Dobbiamo creare molto di più e non essere statici, così come dobbiamo avere molta più voglia di fare male agli avversari". 
 
Gli ultimi risultati però hanno riportato fiducia e serenità...
"Avverto lo spirito del gruppo in partita, anche se possiamo crescere ancora sotto il profilo delle prestazioni individuali e collettive. Alla base di tutto c'è la voglia di vincere le partite anche quando non siamo al top. Stiamo creando molte più alternative per arrivare a questo".
 
Il mercato di Corvino: c'è un giocatore che l'ha sorpresa?
"L'unico giocatore che non ho avuto modo di analizzare prima del suo arrivo è Maxi Olivera. Tutti stanno contribuendo con le loro caratteristiche, soprattutto a livello di spirito. Sanchez ha portato elementi importanti sia nel gioco aereo che nella fisicità, è un calciatore che nel nostro campionato ci sta bene e credo sia molto per la squadra. A livello caratteriale sono giocatori che possono dare sempre qualcosa". 
 
Crede che il Milan potrà lottare per lo scudetto?
"No, non penso possa competere per il titolo ma sicuramente per i primi posti. Ha alle sue spalle una società importante e ha avuto più giorni per preparare la partita di domani. Inoltre ha un ottimo allenatore, che ha portato gioco e qualità. Dovremo allargare le distanze tra i reparti giocando in profondità sia in attacco che in difesa".
 
A proposito di Montella, che eredità ha trovato al suo arrivo? 
"Tanti fattori possono condizionare i paragoni, a cominciare dai giocatori che arrivano o vanno via, negli anni di costruzione di un gruppo. Già prima di Montella, quando c'era Prandelli, si era lavorato su una certa idea di crescita del gruppo. Io devo dare continuità di gioco e valorizzare i miei giocatori".
 
Anno scorso, di questi tempi, i viola erano secondi in classifica...
"Passata stagione avevamo perso con Roma e Udinese, stavolta abbiamo vinto e pareggiato rispettivamente. Non aggiungo altro. Anno scorso eravamo una novità, adesso il nostro compito è quello di dare continuità. Il nostro campionato sta migliorando e crescendo perché alcuni club hanno fatto investimenti che non si vedevano da almeno dieci anni. Dobbiamo continuare a superarci. Non voglio creare aspettative quest'anno, ma far vedere la realtà che siamo giocando come sappiamo. Questa squadra deve continuare a crescere molto sotto l'aspetto dello spirito, superando i suoi limiti anche di fronte a quadre più forti".
 
Cosa ne pensa del momento di Babacar, a segno contro l'Udinese?
"Tutti possono migliorare, indipendentemente dall'età. E Babacar è migliorato sia a livello di concentrazione che di comprensione del gioco. Adesso dovrà fare in modo che la sua crescita sia continua per poter maturare e arrivare a un livello più alto. Ma io sono sempre stato chiaro, anche a suo tempo con l'entourage del giocatore, su quella che era la mia percezione del giocatore. E Zarate, perché non gioca? Quando un giocatore non è al livello che vogliamo, allora preferisco puntare su quelli che mi aiutano maggiormente a vincere la partita".
 
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