MILANO - Il primo capitolo milanese de "I dolori del giovane Erick" va in scena al Meazza, in un pomeriggio freddo. L'indonesiano scopre i guanti e scopre le tante ansie da cui il sciur Moratti è scappato via. "Pazza Inter" dice l'inno. Per farla ragionare, ce ne vuole. Arriva il settimo risultato positivo ma è un altro puntino e, come col Bologna, anche stavolta sa tanto di occasione perduta. La Samp a queste latitudini ha smarrito la vittoria nel '96, in campo c'era anche Sinisa Mihajlovic, chiamato a riportare sulla rotta giusta la sua giovanissima ciurma.
L'avvio è tutto di marca ospite. Non sappiamo se sia la cura del nuovo comandante, ma per un quarto d'ora o quasi il campo è a una porta sola. Senza che Handanovic debba mai intervenire, però, se non su azioni di disturbo, su una girata scolastica di Pozzi, ma con una certa continuità. Difesa alta, esterni autoritari, la Samp sembra davvero trasformata. Ma cos'è questa crisi? viene da canticchiare. Basta aspettare qualche minuto e arriva la risposta. Alvarez scambia con Palacio e inventa un'azione ubriacante in area, con Mustafi che si beve finte e controfinte. L'argentino va sul fondo e crossa in mezzo, Taider cicca a porta vuota ma Guarin, appostato sul lato opposto, stoppa e scarica un missile basso-alto, imparabile.
L'Inter cresce e la Samp si scioglie, sta di fatto che adesso si capisce tutto. Si capisce la mentalità Mazzarri (il tecnico non ha affatto apprezzato il molle approccio, sia chiaro) cioè il piacere di essere essenziale, di andare dritto all'obiettivo. Questa l'Inter. E si capisce anche la fragilità psicologica din una squadra bella, ma giovane, acerba, che risente della mancanza di un leader in campo. Gabbiadini tira sempre da distanze siderali, in mezzo non c'è un faro a fare il gioco. La difesa si abbassa spesso, schiacciata com'è dalla paura, l'Inter può quasi sempre usufruire del "rimbalzo" e quindi del secondo tiro. Dovrà lavorare molto, Sinisa, sull'autostima dei genovesi. Chi è il "campionissimo tipo Nba" che si può godere Thohir, in tribuna? Indichiamo Ricky. Trasformato rispetto a un anno fa. Funambolico ma non fine a sè stesso. Efficace anche in copertura. Insomma, un altro rispetto a un anno fa. Che sia un gemello?
La ripresa - non se ne sentiva il bisogno - è distratta, disordinata, più bruttina: sugli spalti, Thohir guarda l'orologio. Sembra dire: ma quando finisce? Se ne sta seduto tra Moratti e consorte, vede scemare il sorriso di chi l'Inter la conosce bene... E anche il suo finisce in panchina, insieme ai (mal) rimpiazzati. Mazzarri invece si agita e ha ragione. L'Inter cala, dopo un gran palo ravvicinato di Guarin, pensando evidentemente di portarla a compimento con il minimo sforzo, visto che la Samp abbaia, ma non morde. Non c'è grande alternativa per la Doria oltre i cross dai lati ma la sua azione si fa più insistente, a incoraggiarla è l'Inter che non riparte più se non con lo stoico Palacio.
Mazzarri chiede un ricostituente a Mudingayi e con le solite staffette Alvarez-Belfodil e Taider-Kovacic. I subentrati non cambiano il corso delle cose, anzi. Invece Mihajlovic pesca dalla panchina la carta giusta, in extremis: fuori Obiang che corre tanto e passa male, dentro Renan che nel suo bagaglio ha il tiro da fuori. Detto e fatto: il brasiliano controlla una corta respinta e fa partire il diaqgonale rasoterra che vale un punto e fa morale.
INTER-SAMPDORIA 1-1 (1-0)
INTER: Handanovic 6.5 - Campagnaro 6, Rolando 6.5, Jesus 6 - Jonathan 6, Taider 6 (61' Kovacic 5,5), Cambiasso 6, Alvarez 7 (86' Belfodil sv.), Zanetti 6 - Guarin 6 (81'Mudingayi 5,5) - Palacio 7. All. Mazzarri
SAMPDORIA: Da Costa 6.5 - Mustafi 5,5, Gastaldello 6 (42' Regini 6,5), Costa 6 - De Silvestri 5,5, Palombo 6, Obiang 5 (86' Renan 6.5), Soriano 6 - Eder 5,5, Pozzi 5 (73' Sansone 6), Gabbiadini 6.5. All. Mihajlovic.
ARBTRO: Russo 6 di Nola
RETI: 18' Guarin; 89' Renan
NOTE: Osservato 1' di silenzio in memloria di Amedeo Amedei. Recupero 1' e 4'. Ammoniti: Campagnaro, Guarin e Alvarez, Costa, Eder, Gabbiadini.
L'avvio è tutto di marca ospite. Non sappiamo se sia la cura del nuovo comandante, ma per un quarto d'ora o quasi il campo è a una porta sola. Senza che Handanovic debba mai intervenire, però, se non su azioni di disturbo, su una girata scolastica di Pozzi, ma con una certa continuità. Difesa alta, esterni autoritari, la Samp sembra davvero trasformata. Ma cos'è questa crisi? viene da canticchiare. Basta aspettare qualche minuto e arriva la risposta. Alvarez scambia con Palacio e inventa un'azione ubriacante in area, con Mustafi che si beve finte e controfinte. L'argentino va sul fondo e crossa in mezzo, Taider cicca a porta vuota ma Guarin, appostato sul lato opposto, stoppa e scarica un missile basso-alto, imparabile.
L'Inter cresce e la Samp si scioglie, sta di fatto che adesso si capisce tutto. Si capisce la mentalità Mazzarri (il tecnico non ha affatto apprezzato il molle approccio, sia chiaro) cioè il piacere di essere essenziale, di andare dritto all'obiettivo. Questa l'Inter. E si capisce anche la fragilità psicologica din una squadra bella, ma giovane, acerba, che risente della mancanza di un leader in campo. Gabbiadini tira sempre da distanze siderali, in mezzo non c'è un faro a fare il gioco. La difesa si abbassa spesso, schiacciata com'è dalla paura, l'Inter può quasi sempre usufruire del "rimbalzo" e quindi del secondo tiro. Dovrà lavorare molto, Sinisa, sull'autostima dei genovesi. Chi è il "campionissimo tipo Nba" che si può godere Thohir, in tribuna? Indichiamo Ricky. Trasformato rispetto a un anno fa. Funambolico ma non fine a sè stesso. Efficace anche in copertura. Insomma, un altro rispetto a un anno fa. Che sia un gemello?
La ripresa - non se ne sentiva il bisogno - è distratta, disordinata, più bruttina: sugli spalti, Thohir guarda l'orologio. Sembra dire: ma quando finisce? Se ne sta seduto tra Moratti e consorte, vede scemare il sorriso di chi l'Inter la conosce bene... E anche il suo finisce in panchina, insieme ai (mal) rimpiazzati. Mazzarri invece si agita e ha ragione. L'Inter cala, dopo un gran palo ravvicinato di Guarin, pensando evidentemente di portarla a compimento con il minimo sforzo, visto che la Samp abbaia, ma non morde. Non c'è grande alternativa per la Doria oltre i cross dai lati ma la sua azione si fa più insistente, a incoraggiarla è l'Inter che non riparte più se non con lo stoico Palacio.
Mazzarri chiede un ricostituente a Mudingayi e con le solite staffette Alvarez-Belfodil e Taider-Kovacic. I subentrati non cambiano il corso delle cose, anzi. Invece Mihajlovic pesca dalla panchina la carta giusta, in extremis: fuori Obiang che corre tanto e passa male, dentro Renan che nel suo bagaglio ha il tiro da fuori. Detto e fatto: il brasiliano controlla una corta respinta e fa partire il diaqgonale rasoterra che vale un punto e fa morale.
INTER-SAMPDORIA 1-1 (1-0)
INTER: Handanovic 6.5 - Campagnaro 6, Rolando 6.5, Jesus 6 - Jonathan 6, Taider 6 (61' Kovacic 5,5), Cambiasso 6, Alvarez 7 (86' Belfodil sv.), Zanetti 6 - Guarin 6 (81'Mudingayi 5,5) - Palacio 7. All. Mazzarri
SAMPDORIA: Da Costa 6.5 - Mustafi 5,5, Gastaldello 6 (42' Regini 6,5), Costa 6 - De Silvestri 5,5, Palombo 6, Obiang 5 (86' Renan 6.5), Soriano 6 - Eder 5,5, Pozzi 5 (73' Sansone 6), Gabbiadini 6.5. All. Mihajlovic.
ARBTRO: Russo 6 di Nola
RETI: 18' Guarin; 89' Renan
NOTE: Osservato 1' di silenzio in memloria di Amedeo Amedei. Recupero 1' e 4'. Ammoniti: Campagnaro, Guarin e Alvarez, Costa, Eder, Gabbiadini.