Luciano Spalletti riassume così il senso del karma: "Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli ". La massima dell'attuale allenatore del Napoli, che evidentemente fra gli uomini forti includeva se stesso, descrive perfettamente la vita calcistica in ottovolante di Alexis Sanchez, a cui il carattere non manca, e che sembra condannato a vivere tutto con la massima intensità. Nel bene e nel male. La storia del numero 7 dell'Inter è fatta di ripide salite e discese repentine, esaltazione e disgrazia.
Dal cielo alla terra
Nemmeno un mese fa, dopo la vittoria in Supercoppa contro la Juventus raggiunta contro la Juventus con un suo gol nel recupero dei tempi supplementari, Sanchez tuonava a beneficio di telecamera: "I campioni sono così, fanno cose che altri non fanno. Sono come un leone in gabbia, se mi lasciano giocare divento un mostro". Ieri, dopo la rocambolesca sconfitta subita in rimonta dal Milan, è uscito dal campo scuotendo la testa. Il pallone che ha regalato ai rossoneri la rete del pareggio l'ha perso lui, complice un intervento molto energico di Olivier Giroud, che con la punta del piede ha sottratto la palla al leggero attaccante interista e con una spallata lo ha abbattuto. Era fallo, come ha poi sostenuto Simone Inzaghi? Può darsi, ma non è questo il punto. La rovinosa caduta a terra di Sanchez, che ha contribuito al crollo dell'Inter in soli tre minuti, segna l'ennesimo punto basso di una storia - quella di Sanchez, appunto - che ha conosciuto tanti tonfi quanti acuti.
I gol e le panchine
L'ormai ex Nino Maravilla è arrivato all'Inter il 29 agosto 2019 in prestito dal Manchester United, dove non aveva trovato né spazio né gol: appena 3 in 32 partite. Beppe Marotta e Piero Ausilio erano però convinti che potesse tornare ai fasti dei tempi di Udinese, Barcellona e soprattutto Arsenal, dove in quattro stagioni e 122 gare di reti ne aveva segnate 60. Il giorno della sua prima in nerazzurro è arrivato contro la Sampdoria a Genova, il 28 settembre, ma nella stessa partita si è poi fatto espellere per simulazione. Quella prestazione col senno di poi può essere considerata la miniatura dei tempi che sarebbero seguiti: i continui infortuni, l'acquisto a titolo definitivo (e gratuito) da parte dell'Inter nell'agosto 2020, le reti con la sua amatissima nazionale, le tante panchine nell'anno dello scudetto ma anche i 7 gol e gli 8 assist, che non hanno fatto altro che convincerlo di meritare più di un ruolo da riserva di lusso.
Cambia l'allenatore, non la musica
Con l'avvicendamento in panchina fra Antonio Conte e Simone Inzaghi della scorsa estate, per Sanchez poco è cambiato. Dall'inizio della stagione in corso, il cileno ha dovuto sopportare nuovi problemi muscolari e l'intera gara in panchina contro il Sassuolo, con tanto di post polemico su Instagram, in cui si paragonava a una Lamborghini lasciata a prender polvere. Si è goduto le grandi prestazioni nelle qualificazioni ai Mondiali con la maglia del Cile, ma di nuovo è stato tormentato da nuovi problemi fisici. Ha esultato per le reti in maglia nerazzurra contro Cagliari e Salernitana in campionato, e quella di testa in Coppa Italia contro l'Empoli, appena dopo essere entrato in campo. Della rete in Supercoppa si è detto. Ma nella vita interista di Sanchez nulla diletta e dura. Questa volta la citazione è a Petrarca, non a Spalletti. Ma il concetto resta quello.
