TORINO - Ci sono le mani di Buffon sullo scudetto numero 29 della Juventus. Il quarto titolo della sua carriera, al netto dei due cancellati da Calciopoli. Il primo da capitano. I suoi guantoni hanno raccolto il testimone lasciato da Del Piero e sollevato al cielo il trofeo del tricolore-bis. Alex è stato prepensionato troppo in fretta dalla Juventus, che in certe notti europee ha rimpianto la sua esperienza internazionale. Gigi in una notte bavarese è stato ingiustamente etichettato come pensionato dal presidente onorario del Bayern Monaco Beckenbauer, a seguito di un suo volo a farfalle su tiro di Alaba deviato da Vidal. Una battuta del Kaiser, respinta dal Nostro con una risposta in perfetto stile Juve: "Non posso obiettare nulla di quanto detto dal quel vecchio saggio di Beckenbauer".
Poche parole, tanti fatti. Come quando, per amor di Juve, è rimasto al timone di una nave che solcava le acque paludose della Serie B. Era l'estate del 2006, di lì a poco Buffon avrebbe alzato al cielo la Coppa del Mondo. O come quando ha accettato di prolungare il suo matrimonio con la Signora fino al 2015 (allorché avrà 37 anni e le sue stagioni bianconere saranno 14), con riduzione dello stipendio annuo da 6 a 4,5 milioni per rientrare nei nuovi parametri del club. Era gennaio, il mese in cui quel giovane impertinente di Icardi mostrava due volte a SuperGigi la kryptonite (Juve-Samp 1-2), facendogli perdere per un attimo i superpoteri e conferendo una sorta di umanizzazione al suo personaggio. "Ogni volta che sbaglio la Juve perde, e questo mi provoca l'orticaria", sbuffò senza cercare scuse il portierissimo, che regolarmente osserva un po' stranito il terremoto che si scatena a ogni suo rarissimo errore.
Quella di Buffon è stata una stagione con tante luci e qualche ombra, molti alti e pochi bassi, diversi miracoli e un paio di mezze papere. Se la Juve ha la difesa più impermeabile d'Italia (appena 20 gol subiti, proprio come l'anno scorso), nonché una delle meno battute d'Europa, il merito va da lui diviso con quel meraviglioso trio bianconero e azzurro composto da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Ma nello spogliatoio no, c'è soltanto la voce di Gigi: padre, amico, capitano.
Buffon quest'anno è stato eletto dall'Iffhs miglior portiere del ventunesimo secolo ed è entrato nella top ten dei bianconeri più presenti di sempre: 439 gettoni, uno in meno di Cabrini, venti in meno di Boniperti. Raccogliendo l'eredità di Del Piero ha offerto alla Juve quel senso di continuità che soltanto un totem come lui poteva garantire.
La maglia cucita addosso, la fascia al braccio e la promessa di amare la Signora a vita o quasi. Alta fedeltà e affidabilità. Mentre si moltiplicano e poi evaporano gli eredi di Buffon - Fiorillo, Perin, Leali -, lui, quello vero, resta ineguagliabile e irraggiungibile come il Lupin dei cartoni. Il numero uno dei numeri uno. Se al Mosè di Michelangelo mancava soltanto la parola, a Buffon mancano la Champions League e il Pallone d'Oro. Ma un altr'anno, chissà.
Poche parole, tanti fatti. Come quando, per amor di Juve, è rimasto al timone di una nave che solcava le acque paludose della Serie B. Era l'estate del 2006, di lì a poco Buffon avrebbe alzato al cielo la Coppa del Mondo. O come quando ha accettato di prolungare il suo matrimonio con la Signora fino al 2015 (allorché avrà 37 anni e le sue stagioni bianconere saranno 14), con riduzione dello stipendio annuo da 6 a 4,5 milioni per rientrare nei nuovi parametri del club. Era gennaio, il mese in cui quel giovane impertinente di Icardi mostrava due volte a SuperGigi la kryptonite (Juve-Samp 1-2), facendogli perdere per un attimo i superpoteri e conferendo una sorta di umanizzazione al suo personaggio. "Ogni volta che sbaglio la Juve perde, e questo mi provoca l'orticaria", sbuffò senza cercare scuse il portierissimo, che regolarmente osserva un po' stranito il terremoto che si scatena a ogni suo rarissimo errore.
Quella di Buffon è stata una stagione con tante luci e qualche ombra, molti alti e pochi bassi, diversi miracoli e un paio di mezze papere. Se la Juve ha la difesa più impermeabile d'Italia (appena 20 gol subiti, proprio come l'anno scorso), nonché una delle meno battute d'Europa, il merito va da lui diviso con quel meraviglioso trio bianconero e azzurro composto da Barzagli, Bonucci e Chiellini. Ma nello spogliatoio no, c'è soltanto la voce di Gigi: padre, amico, capitano.
Buffon quest'anno è stato eletto dall'Iffhs miglior portiere del ventunesimo secolo ed è entrato nella top ten dei bianconeri più presenti di sempre: 439 gettoni, uno in meno di Cabrini, venti in meno di Boniperti. Raccogliendo l'eredità di Del Piero ha offerto alla Juve quel senso di continuità che soltanto un totem come lui poteva garantire.
La maglia cucita addosso, la fascia al braccio e la promessa di amare la Signora a vita o quasi. Alta fedeltà e affidabilità. Mentre si moltiplicano e poi evaporano gli eredi di Buffon - Fiorillo, Perin, Leali -, lui, quello vero, resta ineguagliabile e irraggiungibile come il Lupin dei cartoni. Il numero uno dei numeri uno. Se al Mosè di Michelangelo mancava soltanto la parola, a Buffon mancano la Champions League e il Pallone d'Oro. Ma un altr'anno, chissà.