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Juventus, Pogba: ''Ho detto no a Ferguson, ma non sono ancora nessuno''

Il giovane francese si confessa a 'France Football' partendo dal giorno in cui comunicò al tecnico del Manchester United la decisione di trasferirsi in Italia: ''Non la prese bene, ma io volevo solo giocare. Per un posto in squadra avrei detto no anche a Obama''. Il rapporto con Conte, i sogni e gli errori: ''Il più brutto lo sputo ad Aronica''
di TIMOTHY ORMEZZANO

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TORINO - "Quando ho detto a Ferguson che avrei lasciato il Manchester United, lui si è messo a gridare: 'Ma dove vai? Vai alla Juve, in Italia, giusto? Là c'è molto razzismo. I tifosi italiani non sono come quelli inglesi'. Gli ho risposto che il razzismo c'è dappertutto e che a me interessava soltanto giocare". Paul Pogba, 20 anni, rivela al settimanale France Football i retroscena del suo addio ai Red Devils. Il 25 marzo 2012, alla vigilia di una partita contro il Fulham, il centrocampista francese annuncia a Sir Alex Ferguson la sua scelta di lasciare l'Inghilterra per giocare con maggiore continuità. "Che senso ha restare al Manchester soltanto per dire 'Io gioco al Manchester' ma poi trovarsi sempre in panchina? Il fatto è che Ferguson non ha mai dimostrato di volermi davvero in squadra. Ha detto delle cose molto belle su di me, sul mio potenziale. Parole al vento, se non ho la possibilità di mettermi in mostra".

POGBA: "AVREI DETTO DI NO ANCHE A OBAMA, PER UN POSTO IN SQUADRA" - L'addio a Sir Alex è valso a Pogba il soprannome di 'Nelson Mandela': "Un giovane di 19 anni che dice di no a Fergie entra di diritto negli annali - prosegue il centrocampista bianconero -. Lui è un grande manager, lo rispetto, ma nella vita bisogna fare delle scelte. Avrei detto di no anche a Obama, per un posto in squadra".
Conte ha saputo restituire al giocatore quella fiducia che Ferguson non gli aveva dato, trovando le parole giuste per stimolare le grandi doti di Pogba e, successivamente, disegnando un sistema di gioco, il 3-5-1-1, perfetto per esaltare le caratteristiche del 'nuovo Vieira': "Cosa mi ha detto Conte la prima volta che ci siamo visti? 'Con me gioca il migliore, l'età non conta. Se pensi di poterti imporre qui da noi allora vieni e mostraci quello che sai fare'. Il mister mi ha punzecchiato, ha colpito là dove bisognava colpire per convincermi".

UN FENOMENO DALLA CRESTA AI PIEDI -
Pogba spiega quindi l'esultanza rabbiosa dopo il gol-capolavoro segnato all'Udinese il 19 gennaio. Uno dei magic moment della stagione che lo ha rivelato al grande calcio: "Quel giorno ero molto molto molto determinato, perché intorno a me sentivo troppi 'Ah, il giovane Pogba è un tipo focoso e spesso s'infiamma'. Avevo una nuova automobile e un nuovo taglio di capelli, ma è stupido giudicare qualcuno per queste cose. Con quell'esultanza ho voluto dire alla gente: 'State parlando a vanvera, cucitevi la bocca, tutto ciò è ridicolo'. Ma sono preparato, so bene che non sarà l'ultima volta".

"SOGNO IL PALLONE D'ORO, MA NON SONO ANCORA NESSUNO " - Il colosso francese racconta quindi di voler diventare "il più forte giocatore del mondo". Il Pallone d'Oro "è un sogno, un obiettivo". Traguardi alti, profilo basso: "Io non sono una stella, non sono nessuno - prosegue Pogba -. Sono solo Paul, Paul di Roissy en-Brie, Paul del quartiere".
Il numero 6 bianconero si dichiara allergico alle sconfitte, proprio come il suo tecnico Conte: "Quando perdo mi scoccio, mi passa la voglia di giocare. Sì, detesto perdere". De Coubertin, questo sconosciuto: "C'è chi dice che l'importante è partecipare? No, questo non è il mio motto: io devo vincere".

L'EX BAD BOY STUDIA DA SOLDATINO: "JUVE, MI HAI DATO UNA BELLA LEZIONE" - Pogba passa quindi in rassegna i pochi errori che ha commesso nella stagione che lo ha visto conquistare il campionato italiano e la Nazionale maggiore francese: "Essere arrivato tardi a due allenamenti è stato poco professionale. Si è trattato di un malinteso, ma non doveva succedere: io sono il più giovane, dovrei arrivare in anticipo e seguire l'esempio dei veterani che sono sempre puntuali". Il francese ringrazia la Juve per averlo sgridato pubblicamente: "Comunicando quanto era accaduto, il club mi ha riportato sulla terra, mi ha dato una bella lezione. Hanno fatto bene a riprendermi e a farmi saltare la partita successiva che ho seguito in tv pensando: bravo Paul, loro vincono e tu sei sul divano. La prossima volta arrivi puntuale". In chiusura, c'è spazio per un ultimo mea culpa: "Ho commesso un altro errore sputando verso Aronica (Juventus-Palermo 1-0, 5 maggio 2013) - conclude Pogba -. Non l'ho colpito, ma il solo gesto è comunque da condannare. Non si fa, non è una cosa bella da vedere".

BRONZETTI SMENTISCE PEREZ: "HIGUAIN ALLA JUVE? AL 70% L'AFFARE SI FARÀ" -
"Non abbiamo ricevuto offerte per Higuain", taglia corto Florentino Perez ai microfoni di Cadena Ser. Ma Ernesto Bronzetti, uomo di fiducia del presidente del Real Madrid, si dice ottimista sulla possibilità di vedere El Pipita in maglia bianconera: "Siamo intorno al 70% di probabilità che l'affare si faccia - rivela l'intermediario a Sky Sport -. Higuain partirà sicuramente, lui stesso ha espresso il desiderio di andare via. Sono venuti a Madrid Marotta, Paratici e Conte, abbiamo parlato, se ne sta parlando, vediamo. Ai primi di giugno capiremo come si potrà definire questa situazione". La trattativa, molto ben avviata, è in stand by in attesa della probabile rielezione alla presidenza della Casa Blanca di Perez, al momento l'unico in corsa per la poltrona (il termine ultimo per presentare una candidatura è fissato per il 2 giugno). E' assai più complessa la situazione di Di Maria, altro giocatore delle merengues corteggiato dalla Signora: "Per Di Maria non posso fare previsioni - conclude Bronzetti -. E' un giocatore che vogliono tutti, ma non si sa se il Real Madrid lo vende, perché si attende il placet dell'allenatore".
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