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Juventus, Marotta: "Conte come Ferguson. Vucinic e Quagliarella restano"

Il dg bianconero parla del gran momento della squadra: "Merito dei ragazzi e del tecnico, che penso possa ripetere con noi il cammino dei grandi manager inglesi". Sul mercato di gennaio, blindati i due attaccanti: "Ne abbiamo bisogno, siamo impegnati su tre fronti"
di TIMOTHY ORMEZZANO

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TORINO - Non siamo nemmeno a metà strada e la Signora omicidi ha già ucciso il campionato. Gli 8 punti di vantaggio sulla Roma, uscita ridimensionata dallo scontro frontale con il caterpillar bianconero, somigliano molto a una sentenza. Non per la Juve e per il suo ad Beppe Marotta impegnati a tenere alta la tensione e a scongiurare qualsiasi rischio di imborghesimento: "La nostra cavalcata deve essere ascritta con grande merito a Conte e ai suoi ragazzi. Abbiamo un vantaggio importante, ma non definitivo. Ci sono ancora 60 punti a disposizione e diverse squadre agguerrite, come la Roma, ma anche il Napoli e la Fiorentina". Affermazioni tanto innegabili quanto prevedibili.

OBIETTIVO 100 PUNTI: SE NON ORA QUANDO? - La migliore Juve dell'era Conte (+5 rispetto all'anno scorso, +11 rispetto al 2011-12) è, stando almeno ai numeri, in corsa per laurearsi come la migliore Juve di sempre. Eguagliata la striscia di vittorie (10) dell'annata 1931-32, quando in panchina c'era Carcano, eguagliata la migliore partenza di tutti i tempi (49 punti in 18 giornate, 2,72 di media a partita), opera della squadra di Capello nel 2005-06. "I numeri sono importanti - prosegue Marotta - e i nostri sono abbastanza sintomatici di una squadra che da due anni e mezzo è leader in Italia. Ma i paragoni con altre stagioni sono difficili da fare". Centrato il terzo titolo consecutivo di campione d'inverno, impresa inedita per l'ultracentenaria storia bianconera, l'obiettivo è rompere il fatidico muro dei 100 punti: se non ora, quando? Nell'era dei tre punti a vittoria, la cifra tonda non è mai stata raggiunta o superata, soltanto sfiorata dall'Inter di Mancini che chiuse il campionato 2006-07 a quota 97 (nell'era dei due punti, il record era della Juve di Trap, edizione 1976-77, 51 punti su 60 disponibili). Impegnarsi a raggiungere la tripla cifra, e a scrivere così un'altra pagina di storia, è il miglior antidoto per prevenire certi fisiologici cali di tensione e di appetito.

MAROTTA: "VOGLIAMO TORNARE A VINCERE ANCHE IN EUROPA" - "Questa squadra può tranquillamente competere a livello europeo", assicura Marotta. E' come se l'Italia andasse sempre più stretta a una Juve che, benché scivolata dalla Champions all'Europa League, non rinuncia a confrontarsi col Vecchio Continente. "Il girone di Champions apparentemente era facile. Dobbiamo recitare il mea culpa per le cattive partite giocate a Copenaghen e a Torino contro il Galatasaray. Ora comunque abbiamo l'Europa League: vogliamo arrivare in fondo. La Juve vuole tornare a vincere, il suo cammino deve andare di pari passo con il processo di crescita aziendale. Partecipare alla Champions League è garanzia di introiti e di ricavi importanti, ma non siamo ancora al livello di quei grandi club che vogliamo avvicinare il più possibile".

"CONTE ALLA FERGUSON, LA JUVE E' IL SUO HABITAT" - Intervenuto alla Domenica Sportiva, l'ad bianconero ha quindi esaltato la forza psicologica dello Stadium, una miniera di punti per la Juve di Conte, capace in questi due anni e mezzi di vincere 36 delle 47 partite disputate tra le mura amiche: "Le grandi squadre costruiscono gli scudetti in casa, davanti al proprio pubblico, il dodicesimo uomo in campo. La Juve ha fatto comunque molto bene anche in trasferta". Marotta dà risalto al gran lavoro fatto sin qui da Conte, auspicando per lui una carriera da Ferguson bianconero: "Mai temuto un divorzio. Non vedo particolari allarmismi. C'è un ottimo rapporto con il mister, che è il vero artefice del nostro cammino positivo. Quanto può durare il suo ciclo in bianconero? Credo che possa continuare ancora a lungo, perché lui ha il pieno e totale appoggio da parte della società ed è nel suo habitat naturale, essendo stato un calciatore della Juventus. Sarebbe bello potere sfatare il mito degli allenatori italiani a durata limitata, condizionati da grandi tensioni e pressioni psicologiche, ripetendo quello che in Inghilterra è stato fatto con Ferguson e Wenger".

"PIRLO VERSO IL RINNOVO, POGBA AMBITO DAI GRANDI CLUB" - Presto la Juve e il tecnico cominceranno a discutere il rinnovo del contratto, intanto sono caldi i fronti per i prolungamento degli accordi con Pirlo e Pogba. "Chi rischia di lasciare la Juve? Credo nessuno, né adesso né a giugno - taglia corto Marotta -. Il rapporto con Andrea è ottimo, quanto prima prolungheremo la sua permanenza con noi, ma la durata del contratto verrà comunicata soltanto nel momento in cui verrà definita l'intesa. Quanto a Paul è un giocatore molto forte, e quindi ricercato dai grandi club. Ma anche la Juve è una big, una società abituata a comprare e non a vendere. Certe situazioni verranno affrontate più avanti, quando incontreremo i rappresentanti di Pogba per rinnovare il contratto. Ma siamo tranquilli, perché i rapporti con il suo entourage sono ottimi".

VUCINIC E QUAGLIA CONFERMATI, BIABIANY E MENEZ RIMANDATI - Più facile che la Juve si separi da un attaccante come Vucinic o Quagliarella, però a giugno: "Abbiamo cinque attaccanti che riteniamo possano servire per tutta la stagione - prosegue Marotta -, visto che abbiamo tre diversi tipi di impegno. Conte è molto bravo nel dare spazio anche ai cosiddetti comprimari. Quagliarella a Firenze come alternativa a Giuseppe Rossi? Fabio non ha manifestato l'intenzione di trasferirsi. Vucinic via? La Juve non vuole cedere nessuno". Poco o nulla si muoverà anche in entrata: "Biabiany e Menez bocciati? Non è vero, sono ottimi giocatori, ma noi abbiamo già un gruppo numericamente forte, nonché duttile dal punto di vista delle qualità". Più facile che la Juve metta le ali a giugno, quando scatterà il mercato estivo: "Gli esterni rappresentano una leva importante per lo sviluppo del gioco di Conte che, però, ha sposato un atteggiamento tattico (il 3-5-2; ndr) creando i presupposti per andare agevolmente in gol, come dimostrano le 26 reti realizzate nelle ultime 10 partite. Se c'è una lacuna sugli esterni - conclude il dirigente bianconero - è comunque marginale rispetto al valore del nostro gruppo".
 
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