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Juventus, Tevez snobbato dalla nazionale: "Niente Brasile? Giocherò di più a golf"

Segna e corre come i primi anni di carriera ma l'attaccante argentino non sarà convocato dal ct Sabella per i Mondiali in Brasile. Conte non ne fa un dramma, anzi: "Così penserà solo alla Juve"
di EMANUELE GAMBA

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TORINO - Se Carlitos Tevez continua a correre come se il campionato fosse cominciato ieri, se incenerisce sullo scatto difensori più giovani di lui, se non ha praticamente mai smesso di segnare da quando è sbarcato in Italia è anche perché in Argentina si sono scordati di lui. O meglio, se n'è scordato Alejandro Sabella, cittì della nazionale albiceleste che non ha mai convocato l'Apache malgrado egli sia (o forse proprio per questo) el jugador del pueblo, il giocatore più amato dei peggiori quartieri di Buenos Aires. Così, Tevez è fresco come una rosa, non si spreme in voli intercontinentali, sfrutta le soste del campionato per fare un tagliando: è l'unico top player d'Europa che goda di questo amaro privilegio, privilegio che Antonio Conte intende strenuamente difendere. "Fare una telefonata a Sabella per convincerlo a convocare Carlos? Non ci penso nemmeno. Semmai, alzerei il telefono per dirgli di continuare a non convocarlo. Dico la verità: che la Nazionale non lo voglia per me è una fortuna", se la ghigna l'allenatore.
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Tevez non gioca per l'Argentina dal 16 luglio del 2011, quando l'Uruguay sbatté fuori la selecciòn dalla Coppa America di casa. L'Argentina "doveva" vincere, invece non arrivò mai alla finale al Monumental di Baires ma uscì ai rigori nei quarti di finale. Il cittì Batista venne licenziato in tronco, nel nuovo corso di Sabella per l'Apache non c'è più stato posto, anche perché nel settembre successivo Carlitos licenziò con Mancini  e si mise praticamente in aspettativa, tornando a giocare con il City solamente nel marzo del 2012. In realtà, è come se lo staff della nazionale avesse colto la palla volo dando retta, sono i pettegolezzi, ai suggerimenti di Leo Messi, che non è mai andato d'accordissimo con Tevez ma che, soprattutto, non ha mai reso in nazionale come nel Barcellona fin quando ha fatto coppia soprattutto con il bianconero. Sabella ha ridisegnato la formazione partendo  -  come logica imponeva - dal suo fenomeno e ha fatto delle scelte drastiche: in sintonia con la Pulce funzionano meglio punte classiche come Higuain e Agüero, o di sacrificio come Lavezzi e Palacio, e difatti Messi non mai stato così efficiente in nazionale come negli ultimi tre anni. Ma oltre le ragioni tecniche ne esistono, possiamo chiamarle così, di ambientali: non potendo garantire a Tevez un posto fisso (la concorrenza è in effetti oggettivamente mostruosa: l'Apache dovrebbe mettersi in coda), Sabella (e anche Messi?) temerebbe la pressione di stampa e tifosi a ogni panchina del jugador del pueblo.
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In Argentina, infatti, Tevez è il più amato, per certo versi molto più di Messi che ha lasciato il Sudamerica quand'era bambino ed è cresciuto a Barcellona senza mai indossare una sola maglia di un club del suo Paese. La gente pretenderebbe che Tevez stesse sempre in campo, Sabella (e anche Messi?) non può fare una concessione del genere: così, il problema è stato risolto alla radice, Tevez non andrà ai Mondiali e dovrà accontentarsi di vincere con la Juve lo scudetto, magari l'Europa League ("Ci tengo molto, è l'unico trofeo che mi manca") e probabilmente anche la classifica cannonieri. "Di sicuro, non mi pare il caso di reclamare per telefono una convocazione. Di questa cosa non voglio più parlare, non affronto l'argomento neanche con i giornalisti argentini. Vorrò dire che, invece di andare in Brasile, farò una vacanza con la famiglia e giocherò tanto a golf". Per Conte sarebbe l'estate perfetta: a settembre avrebbe un giocatore fresco come una rosa. Probabile che preghi anche perché Del Bosque si dimentichi di Llorente: chi avrebbe una coppia così riposata, tra le grandi d'Europa? "Io penso solo al fatto che domenica non potrò giocare con il Napoli: è solo questo a rendermi triste".
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