TORINO - La seconda eurodelusione juventina dell'anno somiglia molto alla prima. Tanti, troppi i punti in comune tra i ko contro Galatasaray e Benfica per pensare che si tratti di pure coincidenze o di episodi, quelli a cui Conte a caldo ha addebitato l'eliminazione dall'Europa League. E' vero, la Juve è uscita a testa alta, è vero che ha avuto un po' di sfortuna: ma se l'è anche cercata. Ad esempio con certi proclami tronfi della vigilia, sicuramente gridati urbi et orbi per motivarsi e autoconvincersi. "Sono sicuro che il nostro pubblico ci spingerà oltre l'ostacolo", aveva sentenziato Conte. "Un gol lo facciamo di sicuro", aveva aggiunto Chiellini: quest'anno, allo Stadium, era sempre successo.
Lo stesso ingiustificato ottimismo aveva accompagnato la trasferta di Istanbul: allora bastavano due risultati su tre, ieri appena un golletto a una squadra ridotta in dieci per 23 lunghi minuti e poi in nove nel recupero extra-large. In entrambi i casi la Juve si è condannata all'andata, sempre per un calo di tensione nel finale di gara, prima di naufragare tra la neve mista fango della Türk Telekom Arena come tra l'acqua mista ghiaccio dello Stadium.
La diagnosi, a freddo, è quella di una squadra arrivata stanca e un po' svuotata a uno degli appuntamenti più importanti della sua storia recente, il passo decisivo prima della finale sul prato di casa. Quando l'esperienza internazionale è poca, il fiato e la fame sono tutto. Colpa delle fatiche cui la Roma l'ha costretta in campionato. Colpa anche di Eusebio (Di Francesco, l'ex stella del Benfica non c'entra niente) e del suo Sassuolo che ha costretto la Juve - e soprattutto Tevez, che della squadra è un buon il 50% - agli straordinari, a scalare a pochi giorni dalla grande notte il Mortirolo, e non il cavalcavia che i più si aspettavano di affrontare a Reggio Emilia.
La prognosi, per evitare nuovi euroscivoloni, passa attraverso un inevitabile rinnovamento. Dopo tre anni da assoluta padrona nel cortile della Serie A, la Signora deve darsi un tono internazionale. Serve qualcosa in più di un ritocchino. Serve una revisione qualitativa e quantitativa dell'organico: mai come quest'anno Conte si è affidato ai soliti noti. Serve un vestito nuovo (il 4-3-3?), a costo di rinunciare al dogma della difesa a tre. In poche parole, i bianconeri hanno bisogno di cambiare, un fatto fisiologico dopo tre anni straordinari, e di fare il pieno di nuovi stimoli per evitare pance troppo piene, ma del solito cibo autarchico.
E' probabile però che l'euroinciampo di ieri faccia passare a Conte un certo mal di pancia. Smaltita la rabbia impastata con i rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato, il tecnico riconoscerà i meriti del Benfica e i demeriti della sua Juve. Ma, soprattutto, scoprirà di essere un po' più vicino a una conferma in bianconero. Paradossalmente, infatti, per Agnelli e Marotta ora sarà più facile trattare il rinnovo biennale del suo contratto in scadenza nel 2015, con ulteriore ritocco dell'ingaggio dagli attuali 3 milioni a 4,5 più bonus. Più di un aumento dello stipendio, però, Conte chiederà le garanzie tecniche necessarie per il poker tricolore e soprattutto per aggredire la prossima Champions League.
La conquista dell'Europa League, Villas-Boas docet, avrebbe potuto spingere il suo curriculum sul tavolo dei più grandi club stranieri. Che lo tengono ancora sotto stretta osservazione, ma che difficilmente lo inviteranno al gran ballo delle loro panchine. Parliamo di Barcellona, Borussia Dortmund, Arsenal, Monaco, United e quel City che, a detta dell'Express, sarebbe pronto a offrire 40 milioni di euro, uno tra Dzeko e Kolarov e la cancellazione del debito rimanente per l'acquisto del cartellino di Tevez. Ieri Marotta ha incontrato allo Stadium l'agente del centrocampista francese, Mino Raiola, che però continua a congelare il futuro del suo assistito. "Pogba blindato? Blindato è una parola forte - ha spiegato l'ad bianconero -, ma c'è la sensazione di poter andare avanti assieme ancora qualche anno. Non esistono problemi contrattuali. Siamo in buoni rapporti anche con Raiola, che sentiremo nei prossimi giorni. E a campionato concluso incontreremo pure Conte. Il nostro progetto di crescita continuerà, senza fare pazzie ma cercando di alzare un po' l'asticella in Champions League". Intanto Marotta ha definito il rinnovo biennale del contratto di Pirlo, che avrebbe già firmato il nuovo accordo con i bianconeri fino al giugno 2016, quando il fuoriclasse bresciano avrà 37 anni. L'intesa era già stata trovata da diverso
tempo, mentre l'annuncio ufficiale è atteso nei prossimi giorni.
LLORENTE GIRA PAGINA: "ORA PRENDIAMOCI LO SCUDETTO" - Fernando Llorente, uno dei bianconeri più deludenti nell'euronotte contro il Benfica, esterna tutto il suo sconforto ai microfoni di JTV: "Oggi è un giorno difficile. Avevamo tanta voglia di raggiungere la finale e vincere l'Europa League. Meritavamo un po' di più, ma il calcio è così: quando la palla non vuole entrare..." La Juve è comunque uscita dall'Europa League a testa alta e tra gli applausi dello Stadium: "Abbiamo dato tutto, ci è mancato soltanto il gol. I nostri tifosi ieri sono stati veramente incredibili". L'attaccante spagnolo ha fretta di girare pagina: "Dobbiamo rialzarci presto da questo insuccesso - carica Llorente -. Lunedì, contro l'Atalanta, possiamo vincere il terzo campionato consecutivo, impresa che alla Juve non riesce dagli Anni Trenta. Ma sarà fondamentale ritrovare quel gol che ci è mancato proprio nella partita più importante".
Lo stesso ingiustificato ottimismo aveva accompagnato la trasferta di Istanbul: allora bastavano due risultati su tre, ieri appena un golletto a una squadra ridotta in dieci per 23 lunghi minuti e poi in nove nel recupero extra-large. In entrambi i casi la Juve si è condannata all'andata, sempre per un calo di tensione nel finale di gara, prima di naufragare tra la neve mista fango della Türk Telekom Arena come tra l'acqua mista ghiaccio dello Stadium.
La diagnosi, a freddo, è quella di una squadra arrivata stanca e un po' svuotata a uno degli appuntamenti più importanti della sua storia recente, il passo decisivo prima della finale sul prato di casa. Quando l'esperienza internazionale è poca, il fiato e la fame sono tutto. Colpa delle fatiche cui la Roma l'ha costretta in campionato. Colpa anche di Eusebio (Di Francesco, l'ex stella del Benfica non c'entra niente) e del suo Sassuolo che ha costretto la Juve - e soprattutto Tevez, che della squadra è un buon il 50% - agli straordinari, a scalare a pochi giorni dalla grande notte il Mortirolo, e non il cavalcavia che i più si aspettavano di affrontare a Reggio Emilia.
La prognosi, per evitare nuovi euroscivoloni, passa attraverso un inevitabile rinnovamento. Dopo tre anni da assoluta padrona nel cortile della Serie A, la Signora deve darsi un tono internazionale. Serve qualcosa in più di un ritocchino. Serve una revisione qualitativa e quantitativa dell'organico: mai come quest'anno Conte si è affidato ai soliti noti. Serve un vestito nuovo (il 4-3-3?), a costo di rinunciare al dogma della difesa a tre. In poche parole, i bianconeri hanno bisogno di cambiare, un fatto fisiologico dopo tre anni straordinari, e di fare il pieno di nuovi stimoli per evitare pance troppo piene, ma del solito cibo autarchico.
E' probabile però che l'euroinciampo di ieri faccia passare a Conte un certo mal di pancia. Smaltita la rabbia impastata con i rimpianti per quello che avrebbe potuto essere e invece non è stato, il tecnico riconoscerà i meriti del Benfica e i demeriti della sua Juve. Ma, soprattutto, scoprirà di essere un po' più vicino a una conferma in bianconero. Paradossalmente, infatti, per Agnelli e Marotta ora sarà più facile trattare il rinnovo biennale del suo contratto in scadenza nel 2015, con ulteriore ritocco dell'ingaggio dagli attuali 3 milioni a 4,5 più bonus. Più di un aumento dello stipendio, però, Conte chiederà le garanzie tecniche necessarie per il poker tricolore e soprattutto per aggredire la prossima Champions League.
La conquista dell'Europa League, Villas-Boas docet, avrebbe potuto spingere il suo curriculum sul tavolo dei più grandi club stranieri. Che lo tengono ancora sotto stretta osservazione, ma che difficilmente lo inviteranno al gran ballo delle loro panchine. Parliamo di Barcellona, Borussia Dortmund, Arsenal, Monaco, United e quel City che, a detta dell'Express, sarebbe pronto a offrire 40 milioni di euro, uno tra Dzeko e Kolarov e la cancellazione del debito rimanente per l'acquisto del cartellino di Tevez. Ieri Marotta ha incontrato allo Stadium l'agente del centrocampista francese, Mino Raiola, che però continua a congelare il futuro del suo assistito. "Pogba blindato? Blindato è una parola forte - ha spiegato l'ad bianconero -, ma c'è la sensazione di poter andare avanti assieme ancora qualche anno. Non esistono problemi contrattuali. Siamo in buoni rapporti anche con Raiola, che sentiremo nei prossimi giorni. E a campionato concluso incontreremo pure Conte. Il nostro progetto di crescita continuerà, senza fare pazzie ma cercando di alzare un po' l'asticella in Champions League". Intanto Marotta ha definito il rinnovo biennale del contratto di Pirlo, che avrebbe già firmato il nuovo accordo con i bianconeri fino al giugno 2016, quando il fuoriclasse bresciano avrà 37 anni. L'intesa era già stata trovata da diverso
tempo, mentre l'annuncio ufficiale è atteso nei prossimi giorni.
LLORENTE GIRA PAGINA: "ORA PRENDIAMOCI LO SCUDETTO" - Fernando Llorente, uno dei bianconeri più deludenti nell'euronotte contro il Benfica, esterna tutto il suo sconforto ai microfoni di JTV: "Oggi è un giorno difficile. Avevamo tanta voglia di raggiungere la finale e vincere l'Europa League. Meritavamo un po' di più, ma il calcio è così: quando la palla non vuole entrare..." La Juve è comunque uscita dall'Europa League a testa alta e tra gli applausi dello Stadium: "Abbiamo dato tutto, ci è mancato soltanto il gol. I nostri tifosi ieri sono stati veramente incredibili". L'attaccante spagnolo ha fretta di girare pagina: "Dobbiamo rialzarci presto da questo insuccesso - carica Llorente -. Lunedì, contro l'Atalanta, possiamo vincere il terzo campionato consecutivo, impresa che alla Juve non riesce dagli Anni Trenta. Ma sarà fondamentale ritrovare quel gol che ci è mancato proprio nella partita più importante".