#Unpassoallavolta, è l'hashtag scelto dal “Conte Max”, che l'anno scorso brevettò il celebre #fiuuu. Archiviata “la disastrosa prestazione di Napoli”, Allegri dixit, e sfatato il tabù-Stadium conquistando la prima vittoria interna stagionale, il prossimo step sarà importare la Juve di Champions in campionato, domenica contro il Bologna. Cercando possibilmente di confermare l'impianto di gioco, il 4-3-3, e il maggior numero possibile di interpreti. La Juve deve ripartire soprattutto dai gol di Morata, dalla brillantezza di Cuadrado e dall'affidabilità del recuperato Khedira: bravo e coraggioso Allegri a rischiarlo, dopo due mesi di inattività e appena tre allenamenti in gruppo. Il tedesco ex Real Madrid dà qualità, sicurezza, ordine, fosforo ed esperienza a una squadra che a volte appare un po' troppo giovane e naïf. Chissà che Khedira non possa raccogliere la pesante eredità a livello di carisma e di personalità lasciata da un certo Pirlo. Allegri potrebbe però risparmiare all'ex Real Madrid il secondo impegno in quattro giorni perché, come ripete spesso il tecnico, “quando stai fermo per un po' di tempo, la prima partita la fai sempre bene poi però ti imbatti in una serie di difficoltà”.
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E così, domenica contro il Bologna, al fianco di Hernanes dovrebbero agire Lemina e Pogba. E chissà che tra i convocati non possa tornare il pupillo di Allegri, quel Marchisio che, fuori dal 12 settembre scorso, corre contro il tempo per rientrare prima della sosta, con una decina di giorni di anticipo sulla prognosi iniziale. “Altri 3 punti molto pesanti! Ora campionato!”, ha twittato il numero 8 bianconero, alzando il pollice ai compagni Morata e Zaza. A oggi, l'unica certezza è che non verrà corso il minimo rischio, visto che il "Principino" si è già fermato due volte per altrettanti guai muscolari. Allegri si accontenterebbe di avere Marchisio al meglio il 18 ottobre, giorno del derby d'Italia in casa dell'Inter.
MORATA METTE LA JUVE IN STAND-BY: “RINNOVO? E' ANCORA PRESTO” - Alvaro Morata assicura di pensare soltanto alla sua Signora. Non ha nessun messaggio da spedire al Ct della Nazionale spagnola Del Bosque. E non vuole sentir parlare dell'opzione di riacquisto che il Real Madrid potrebbe esercitare a fine stagione, riportandolo alla Casa Blanca per una decina di milioni: “Parlarne sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della Juventus”, taglia corto. Ma l'attaccante spagnolo, ancora a secco in campionato, non vuole affrontare nemmeno il discorso legato al rinnovo del suo contratto con il club bianconero, che gli ha proposto uno stipendio da 3,5 milioni a salire per i prossimi cinque anni: “È ancora troppo presto per parlare del mio prolungamento con la Juventus - ha dichiarato Morata all'emittente Radio Onda Cero -. Io mi dedico soltanto a giocare, del resto se ne occupano la mia famiglia e il mio agente. La mia attenzione è unicamente rivolta al campo”.
ZAZA: “VOGLIO RIPRENDERMI LA NAZIONALE” - Simone Zaza ha segnato due gol, i primi in bianconero, nel breve giro di sette giorni, con buona pace di Frosinone e Siviglia. Il tutto, sotto l'attento sguardo del Ct Conte, presente in entrambe le occasioni allo Stadium: “La Nazionale? Andare agli Europei è sicuramente uno dei miei obiettivi, così come vincere lo scudetto e arrivare in fondo alla Champions League – dice Zaza a Sky Sport -. So bene che chi non gioca non ha il ritmo nelle gambe, e quindi non può essere pronto per la maglia azzurra. Ma io vado avanti a testa alta, sempre sveglio e vigile, perché voglio tornare a far parte della Nazionale”. Poi, in merito alla mancata esultanza dopo il gol che ha chiuso la pratica-Siviglia: “Sapevo di poter fare male a nostri avversari, perché i loro difensori erano stanchi e il Siviglia cercava il pareggio – aggiunge l'ex attaccante del Sassuolo -. La mancata esultanza? Tendenzialmente sono uno che si tiene tutto dentro, mi era già successo in altre circostanze. Ma alla fine sono scoppiato di gioia. Sì, è stato un gran bel momento”.
LA LETTERA DI AGNELLI AGLI AZIONISTI - Come ogni anno il presidente Agnelli ha inviato unmessaggio agli azionisti contenuto nella relazione finanziaria annuale. "Dopo un percorso iniziato nell'estate del 2010, con un'operazione di completo cambio del management, un rafforzamento patrimoniale in grado di sostenere il turnaround e una corretta gestione, la Vostra società è riuscita a tornare sia al successo sportivo sia alla sostenibilità economica si legge-. Successi accompagnati da una forte espansione dei ricavi, che ha portato la società dapprima a dimezzare anno su anno le perdite, poi a raggiungere l'utile operativo nel 2013/2014 e l'utile d'esercizio nella stagione appena conclusa.
La nuova sfida che il management e gli azionisti hanno oggi di fronte è, se possibile, ancora più ardua, poiché dovremo avere la capacità di fronteggiare il vero dilemma di ogni società calcistica di alto livello: solamente i grandi risultati sportivi, le vittorie a livello nazionale ed internazionale, danno accesso a grandi ricavi, siano essi televisivi, commerciali o sportivi. Ma solo in presenza di una struttura equilibrata e diversificata di ricavi si può competere ad alto livello.
Il profondo rinnovamento della rosa per la stagione 2015/2016, che permette ai colori bianconeri di essere pienamente competitivi, unitamente alle strategie di espansione dei ricavi tramite la ricerca di grandi partnership globali (come quella appena entrata in vigore con adidas, che proietta la Juventus in una dimensione internazionale sia sotto il profilo dei ricavi sia sotto quello della grande visibilità al pari di club d'eccellenza come Real Madrid o Bayern Munchen) permetteranno alla Vostra società di consolidare il proprio sviluppo. La strategia commerciale, messa a punto in questi anni, continuerà a dare i propri frutti nell'ottimizzazione dei ricavi da sponsor e di quelli provenienti dallo Juventus Stadium. Una grande sfida è rappresentata dalla gestione diretta del licensing e del retail, attività precedentemente preclusa da altri accordi commerciali, e da una sempre maggiore capacità di raggiungere i quasi 300 milioni di fan nel mondo grazie all'espansione dei mezzi digitali e dell'ecommerce.
Gli evidenti progressi della Juventus sul fronte della gestione non sono stati tuttavia sufficienti per avviare una profonda e definitiva riflessione a livello nazionale sul futuro del calcio italiano. Da più parti, importanti esponenti del mondo del calcio invocano per il nostro movimento la dignità di essere considerati a pieno titolo un comparto industriale che contribuisce allo sviluppo del Paese sia con il gettito fiscale sia con il cosiddetto indotto. Ma il calcio italiano, purtroppo, non sta trovando al suo interno le risorse umane adatte a rilanciarlo e ricollocarlo al centro del dibattito politico. All'interno del nostro mondo si realizzano posizioni di rendita ingiustificata, godute da soggetti che non sono né protagonisti né finanziatori. Si tratta di realtà che hanno saputo con scaltrezza "generare" il consenso di un sistema autoreferenziale. Nel frattempo, per cinque volte su sei edizioni, le squadre italiane qualificate al preliminare di Champions League hanno fallito l'obiettivo di raggiungere la fase finale, e i club italiani, pur in presenza di una congiuntura di mercato piuttosto favorevole, non sono stati in grado di crescere al passo dei loro competitor europei. Nel quinquennio 2009/2014, il tasso di crescita del giro d'affari del calcio inglese è stato del 61%, quello tedesco del 46%, quello spagnolo del 32%, quello francese del 42%, quello russo dell'86%, quello turco del 62%. L'Italia nello stesso periodo è cresciuta solamente del 14%.
L'auspicio è che le prossime scadenze olimpiche, alla fine del 2016, portino ad un'accelerazione della spinta riformatrice nelle componenti costitutive del calcio italiano, favorendo il naturale ricambio degli uomini, delle competenze e delle modalità di gestione del potere. Si tratta di una riflessione che le Leghe, i calciatori e i tecnici devono saper cogliere per non passare altri cinque anni, da oggi al 2020, a elencare quello che si dovrebbe fare ma nessuno fa."