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Juventus, la fiera delle disillusioni... altrui

(ap)
I bianconeri, ogni volta che accusano qualche distrazione, spazzano subito via i dubbi. La gara con il Milan ne è stata prova ulteriore prova
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MILANO - La Juve è la fiera delle disillusioni altrui. Ogni volta che accenna a un rallentamento (dopo il pari con il Genoa) o mostra lievi fragilità (il finale con il Manchester United), nella partita successiva spazza i dubbi e spezza le illusioni di chi avrebbe l'ambizione di interromperne la tirannia. La trasferta di San Siro era uno dei passaggi cruciali di questa fase della stagione: Allegri qualche preoccupazione ce l'aveva, gli errori commessi in Champions non li aveva digerita e temeva che qualche insicurezza si fosse insinuata nelle teste dei suoi. Macché. "Siamo stati bravi a liberarci in fretta delle scorie di mercoledì. Ne abbiamo parlato, abbiamo analizzato le cose, ci siamo allenati molto bene per due giorni e questi sono stati i risultati". A Milano si è rivista la Juve di sempre, quella che ha vinto undici partite su dodici senza sforzi apparenti, quasi in souplesse, con la semplice forza della sua superiorità (al netto del regalino di Mazzoleni, che non nel primo tempo non ha espulso Benatia come invece avrebbe dovuto fare) e nonostante una serie di meccanismi tecnici e tattici ancora molto lontani della perfezione.

Pjanic, per esempio, continua a faticare moltissimo in regia e non a caso domenica sera è stato sottoposto all'ottava sostituzione della stagione nonostante Matuidi fosse alla canna del gas. Ma il bosniaco è ancora indietro rispetto ai compagni, così come sono da rifinire i movimenti delle tre punte: lavorando sul tridente, Allegri può elevare notevolmente il livello di competitività della sua squadra. Intanto, nessuno in Europa ha lo stesso ritmo della Juventus con l'eccezione del Psg (ancora a punteggio pieno), che però in Champions sta andando molto più lentamente. E l'impressione è che i bianconeri, Cristiano Ronaldo incluso, siano ancora molto lontani dal loro potenziale.

La Juve va alla sosta con un vantaggio, che a prima vista sembra già incolmabile, da gestire e problemi minimi da risolvere. Uno riguarda Bonucci, per niente contento della panchina di San Siro. Allegri l'ha giustificata con il turn over ("Aveva giocato nove partite di fila") ma alla vigilia aveva risposto mentendo a una domanda specifica: "Tra Bonucci e Chiellini uno riposerà? Credo di no". Risposta strana, perché di solito le rotazioni in difesa le ufficializza sempre in anticipo, ma evidentemente questa volta le motivazioni trascendevano il turn-over. Probabile che Allegri temesse l'emotività di Bonucci: visto quello che è successo a Higuain, non aveva tutti i torti.

Un altro problema è la stanchezza. "Se solo potessi sì, una settimana di vacanze al mare me la prenderei volentieri. Ma non posso. Ho già una partita venerdì con la Francia, siamo campioni del Mondo, dobbiamo prendere molto seriamente anche la Nations League", dice Blaise Matuidi, il più frusto dei bianconeri. Era stato Allegri a dire che ciò che al francese servirebbe, in questo momento, sarebbe il relax di una spiaggia. "Ma staccare non posso. Sto cercando di dare tutto anche in queste condizioni, stare in panchina con il Manchester mi è servito molto per rifiatare un po'. Per fortuna la squadra di pause non se ne prende mai, non avevo dubbi che avremmo subito cancellato la sconfitta col Manchester". È (o era) stanco anche Mandzukic, cui però Allegri ha concesso una tregua con la scusa di un infortunio e che in ogni caso avrà adesso un'altra possibilità di staccare, visto che dopo il Mondiale ha dato l'addio alla nazionale croata. Si prenderà una pausa anche Ronaldo, che tornerà a giocare con il Portogallo solamente in primavera, per le qualificazioni europee.
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