TORINO - La Juventus ha infilato la quinta vittoria in sei partite, la prima con due gol di scarto, la più facile e comoda di tutte e per certi versi anche la più sarriana, per lo meno in quel secondo in tempo in cui ci sono state occasioni da rete a pioggia, un possesso di palla soverchiante e soprattutto (e finalmente) sprazzi di bellezza, sublimati in particolare dal gol del 2-0, segnato di testa da Ronaldo dopo un'azione in velocità combinata da Pjanic e Dybala. È pur vero che l'opposizione, della Spal, in crisi profonda, è stata meno che flebile, però bisogna prendere atto dei progressi bianconeri, prima di tutto. E dell'effetto che stanno avendo sulla classifica.
Per vedere qualcosa che somigliasse a un'azione, tuttavia, il pubblico dello Stadium (anche stavolta con larghi vuoti: sta diventando una costante) ha dovuto aspettare oltre mezzora, una mezzora di partita noiosissima e insulsa, giocata a ritmi oratoriali, anzi meno, e senza un minimo d'entusiasmo né da parte della Spal, chiaramente avviluppata a una crisi seria, né tanto meno da parte della Juve, che ha tocchettato gioco ai due all'ora senza mai uno spunto, un'idea, una proposta se non qualche strappo Dybala, che è stato anche colui il quale ha rianimato il gioco al 34', scappando in contropiede dopo che la Spal, con Murgia, aveva battuto malissimo una punizione nei pressi dell'area bianconera. Il coast to coast della Joya si è concluso con un sinistro a giro neutralizzato da Berisha con la punta delle dita. L'episodio ha almeno scosso la Juve, che ha chiuso il tempo in crescendo: al 43' Ronaldo ha pescato in area Ramsey, la cui incornata a colpo sicuro è stata salvata da Berisha con una prodigiosa parata di piede in controtempo, ma il portiere spallino nulla ha potuto poco più tardi sulla traiettoria infida, e per di più sporcata da una deviazione di Valdifiori, di un destro rotante di Pjanic dal limite. La palla al bosniaco l'ha data Khedira, ma all'origine c'è un'uscita imperfetta dello stesso Berisha su un cross da sinistra di Matuidi.
Con il vantaggio in tasca e un po' più di tranquillità attorno, la Juventus ha poi potuto concedersi un secondo tempo di gestione prima e di divertimento poi, durante il quale ha mantenuto la palla per lunghi estenuanti minuti ma creato anche un discreto numero di occasioni da rete, quasi tutte disinnescate dal pomeriggio di vena alterna di Berisha, eccellente su Khedira (9' st), Dybala (22' st) e Ronaldo (23', 29' e 47 st), ma capace però d'impapocchiarsi sul colpo di testa con cui Cristiano ha chiuso il match, arrivata a capo di un'azione bianconera finalmente spettacolare, quasi esaltante: Pjanic, arrivato a 129 tocchi di palla nell'arco dei 90', ha lanciato di prima intenzione Dybala sulla fascia sinistra e l'argentino ha chiuso la sua corsa con un cross al bacio che Ronaldo ha colpito di testa con prepotenza. Curioso, in ogni caso, il destino di Berisha, eccellente il almeno otto occasioni ma colpevole nelle due circostanze che hanno segnato il risultato.
La Spal, da parte sua, ha giocato una partita insipida, sciatta, senz'anima, con la paura addosso. Semplici ha senz'altro l'alibi delle mille assenze (Kurtic su tutti, ma anche Di Francesco, D'Alessandro, Fares), ma le mancanze gravi sono la solidità, l'aggressività e la rapidità d'azione che avevano caratterizzato l'ultimo campionato e che in questo si stanno dissipando in un cammino che sembra un calvario.
Per vedere qualcosa che somigliasse a un'azione, tuttavia, il pubblico dello Stadium (anche stavolta con larghi vuoti: sta diventando una costante) ha dovuto aspettare oltre mezzora, una mezzora di partita noiosissima e insulsa, giocata a ritmi oratoriali, anzi meno, e senza un minimo d'entusiasmo né da parte della Spal, chiaramente avviluppata a una crisi seria, né tanto meno da parte della Juve, che ha tocchettato gioco ai due all'ora senza mai uno spunto, un'idea, una proposta se non qualche strappo Dybala, che è stato anche colui il quale ha rianimato il gioco al 34', scappando in contropiede dopo che la Spal, con Murgia, aveva battuto malissimo una punizione nei pressi dell'area bianconera. Il coast to coast della Joya si è concluso con un sinistro a giro neutralizzato da Berisha con la punta delle dita. L'episodio ha almeno scosso la Juve, che ha chiuso il tempo in crescendo: al 43' Ronaldo ha pescato in area Ramsey, la cui incornata a colpo sicuro è stata salvata da Berisha con una prodigiosa parata di piede in controtempo, ma il portiere spallino nulla ha potuto poco più tardi sulla traiettoria infida, e per di più sporcata da una deviazione di Valdifiori, di un destro rotante di Pjanic dal limite. La palla al bosniaco l'ha data Khedira, ma all'origine c'è un'uscita imperfetta dello stesso Berisha su un cross da sinistra di Matuidi.
Con il vantaggio in tasca e un po' più di tranquillità attorno, la Juventus ha poi potuto concedersi un secondo tempo di gestione prima e di divertimento poi, durante il quale ha mantenuto la palla per lunghi estenuanti minuti ma creato anche un discreto numero di occasioni da rete, quasi tutte disinnescate dal pomeriggio di vena alterna di Berisha, eccellente su Khedira (9' st), Dybala (22' st) e Ronaldo (23', 29' e 47 st), ma capace però d'impapocchiarsi sul colpo di testa con cui Cristiano ha chiuso il match, arrivata a capo di un'azione bianconera finalmente spettacolare, quasi esaltante: Pjanic, arrivato a 129 tocchi di palla nell'arco dei 90', ha lanciato di prima intenzione Dybala sulla fascia sinistra e l'argentino ha chiuso la sua corsa con un cross al bacio che Ronaldo ha colpito di testa con prepotenza. Curioso, in ogni caso, il destino di Berisha, eccellente il almeno otto occasioni ma colpevole nelle due circostanze che hanno segnato il risultato.
La Spal, da parte sua, ha giocato una partita insipida, sciatta, senz'anima, con la paura addosso. Semplici ha senz'altro l'alibi delle mille assenze (Kurtic su tutti, ma anche Di Francesco, D'Alessandro, Fares), ma le mancanze gravi sono la solidità, l'aggressività e la rapidità d'azione che avevano caratterizzato l'ultimo campionato e che in questo si stanno dissipando in un cammino che sembra un calvario.
