Il fallimento di Ronaldo, con la Juve un matrimonio che non ha funzionato
di Maurizio Crosetti , di Maurizio CrosettiTORINO - Cristiano Ronaldo arrivò a Torino il pomeriggio della finale dell'ultima Coppa del mondo, luglio 2018. Scese dal jet privato come un dio irraggiungibile, come una visione. Lui, con cinque Champions sulla mensola in salotto, era atterrato sul pianeta Juventus per regalare ai bianconeri questa sua personalissima consuetudine, per contagiarli d'Europa e riportare nella città della Fiat un trofeo che mancava da 22 anni (ora sono 25), e chissà per quanto mancherà ancora.
Matrimonio che in Champions non ha funzionato
Lui, uno dei più grandi calciatori della storia, ha sposato la Juve, però il matrimonio non ha funzionato, non in Champions almeno (per vincere scudetti in serie, senza offesa, bastava e avanzava Higuain). In tre anni…
TORINO - Cristiano Ronaldo arrivò a Torino il pomeriggio della finale dell'ultima Coppa del mondo, luglio 2018. Scese dal jet privato come un dio irraggiungibile, come una visione. Lui, con cinque Champions sulla mensola in salotto, era atterrato sul pianeta Juventus per regalare ai bianconeri questa sua personalissima consuetudine, per contagiarli d'Europa e riportare nella città della Fiat un trofeo che mancava da 22 anni (ora sono 25), e chissà per quanto mancherà ancora.
Matrimonio che in Champions non ha funzionato
Lui, uno dei più grandi calciatori della storia, ha sposato la Juve, però il matrimonio non ha funzionato, non in Champions almeno (per vincere scudetti in serie, senza offesa, bastava e avanzava Higuain). In tre anni ronaldeschi, i bianconeri sono usciti dall'Europa una volta ai quarti e due agli ottavi, e mai contro squadroni (un poco l'Ajax, forse, lo era): dunque Ajax, Lione e Porto. Le ultime due, le più deboli (teoricamente) del mazzo. Un fallimento, la parola è questa.
Stanco e fuori forma
Cristiano in campionato ha segnato tanto, ha tirato la carretta, ha vinto due scudetti. In Champions ha risolto partite da solo (Atletico Madrid), aveva comunque tenuto in vita la squadra contro l'Ajax (gol ad Amsterdam e a Torino). Ma adesso è stanco, fuori forma da settimane, logoro, forse scoraggiato. La Juve di oggi è probabilmente la squadra più debole in cui abbia mai giocato. Niente a che vedere con il Manchester United o il Real Madrid, e pochissimo con la stessa Juventus delle due finali raggiunte (e perdute) a Berlino e Cardiff ovviamente senza Cristiano, anzi in Galles proprio da lui malmenata.
L'assenza di un progetto
Il matrimonio non ha funzionato perché Ronaldo non è stato sorretto da un progetto. Centrocampo di Berlino 2015: Pirlo, Pogba, Vidal. Centrocampo di Juve-Porto: Arthur, Ramsey, Rabiot. Bastano sei cognomi per raccontare il ribaltamento di un mondo, e forse l'addio al grande sogno. E con Ronaldo, addio a Dybala: come se non esistesse più, e non solo per colpa degli infortuni. I due sono incompatibili e Ronaldo non vuole l'argentino, non gli serve, non sgobba per lui.
Un colpo sul bilancio
Cristiano peggiore in campo ha un valore simbolico, nell'attimo in cui il pallone del secondo gol del Porto (per lui, portoghese di Madeira cresciuto a Lisbona, una nemesi) gli sfila tra le gambe. Averlo a Torino è stata la grande tentazione, e nel tempo resterà un vanto: perché la Juventus ha comunque regalato questa specie di divinità ai suoi tifosi, anzi a tutti gli sportivi italiani. Ma, per farlo, ha appoggiato tonnellate di peso sul proprio bilancio economico da anni in sofferenza, e di fatto ha rinunciato ad altri grandi colpi, a parte il ciclopico ragazzone De Ligt, l'ottimo Chiesa e il promettente Kulusevski. Gli altri sono parametri zero: zero come costo di cartellino (ma quanto salati gli ingaggi!), e a volte come rendimento. E Paratici, senza offesa, non è Marotta.
Niente rinnovo
Alla fine, Juve-Porto potrebbe anche essere stata l'ultima partita in Champions di Ronaldo in bianconero, pur avendo ancora un anno di contratto. "Il suo rinnovo non è all'ordine del giorno", dice Paratici. Come se non bastasse, al secondo più grande (ex) giocatore al mondo (il primo è sempre stato Messi), la Juventus ha offerto tre allenatori in tre anni di cui uno, Allegri, congedato senza motivo se non quello del tempo trascorso (ma è un buon motivo?), il secondo, Sarri, del tutto inadatto al mondo bianconero e il terzo, Pirlo, con neppure una partita d'esperienza in panchina, debuttante assoluto, definito "un predestinato" dai dirigenti nel giorno della presentazione alla stampa: predestinato a cosa, forse si comincia a capire adesso, con la Champions gettata tra i rifiuti e l'Inter (di Conte e Marotta!) là davanti, molto bianconera e quasi irraggiungibile. I due draghi della panca bianconera, Lippi e Allegri, hanno conquistato 6 finali, anche se una soltanto vinta, e due le aveva ottenute pure il Trap. Altre storie, altro spessore. A quel tempo, non si otteneva la guida della Juventus per predestinazione ma per vocazione, vincendo. L'unica cosa che conta, già.