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Allegri vuole la Juve antica, forte con i forti

Dopo lo spareggio-Champions contro l'Atalanta, in programma sabato, il tecnico bianconero punta al filotto da qui a Natale per recuperare punti sulle rivali. E respinge le accuse di giocare un calcio Anni 70
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TORINO — In un ipotetico torneo tra le prime otto, la Juventus sarebbe in testa assieme al Milan (11 punti in 6 confronti diretti) e l'Atalanta ultima (due in quattro). Ha battuto Roma, Fiorentina e Lazio, ha pareggiato con Inter e Milan e insomma se l'è cavata. "Il nostro problema è che non abbiamo fatto risultati con le piccole", annota Massimiliano Allegri. Messa così, sarebbe una situazione di facile soluzione: addebitati alla mancanza di concentrazione e umiltà i capitomboli con Empoli, Verona e Sassuolo e accreditati al metodo classico all'italiana i migliori risultati della stagione, sembrerebbe che alla Juve bastasse alzare i toni contro le provinciali per rimettersi in carreggiata.

 

TORINO — In un ipotetico torneo tra le prime otto, la Juventus sarebbe in testa assieme al Milan (11 punti in 6 confronti diretti) e l'Atalanta ultima (due in quattro). Ha battuto Roma, Fiorentina e Lazio, ha pareggiato con Inter e Milan e insomma se l'è cavata. "Il nostro problema è che non abbiamo fatto risultati con le piccole", annota Massimiliano Allegri. Messa così, sarebbe una situazione di facile soluzione: addebitati alla mancanza di concentrazione e umiltà i capitomboli con Empoli, Verona e Sassuolo e accreditati al metodo classico all'italiana i migliori risultati della stagione, sembrerebbe che alla Juve bastasse alzare i toni contro le provinciali per rimettersi in carreggiata.

 

 

Difatti Allegri è convinto che più che la sfida con l'Atalanta, una sorta di spareggio per il quarto posto, sulla classifica finiranno per incidere le altre gare da qui a Natale (Salernitana, Genoa, Venezia, Bologna, Cagliari), che potrebbero garantire un pieno di vittorie "per rosicchiare punti e rimanere attaccati alle prime". Ma la filosofia non cambia: "So che divento noioso e che sono anche passato", dice Allegri con un filo di sarcasmo.

 

 

Allude forse a Sacchi, che sulla Gazzetta dello Sport ha definito il suo calcio, "anni Sessanta-Settanta". Max naturalmente non è d'accordo. O meglio: non considera antico quel football, ovviamente adeguato ai tempi. "Io le statistiche le guardo anche, ma una sola è quella che conta: la differenza reti. Ed è quella che ci penalizza". In pratica, la Juve sta segnando troppo poco in rapporto a quanto incassa, "eppure i gol nelle gambe li abbiamo". Ma sembra sempre tutto un richiamo all'episodio, all'attimo: contro le grandi sono spesso a girati a favore, contro le piccole contro, mentre il substrato tattico è rimasto lo stesso. L'unica gara veramente non episodica è stata Chelsea-Juventus, "ma per 55' è stata equilibrata", sostiene Allegri malgrado i dati dicano il contrario: nel solo primo tempo, 59 a 41 di possesso palla, 12 tiri a 4, 8 corner a 1, non esattamente la fotografia di un equilibrio.

 

 

Oggi rientrerà Dybala, che almeno garantisce la variante dell'imprevedibilità. L'Atalanta non vince in campionato a Torino dal 1989 e, da quando è a Bergamo, Gasperini ha battuto la Juve solamente una volta su dieci. Anche in questo non c'è nulla di episodico.