Una lunga chiacchierata con Max Allegri, prendendo spunto dal più classico gioco da tavola, il Monopoli. Declinato, naturalmente, sul calcio. Il conduttore è stato Andrea Barzagli, giornalista per un giorno nell'intervista pubblicata da Dazn: dall'analisi sulla stagione fino ai tanti campioni con cui Allegri ha incrociato la sua carriera da allenatore. Non è mancata anche qualche indicazione sul futuro della Juventus ("una squadra con due esterni alti? Potremmo vederla"), su De Ligt e Locatelli, leader dei prossimi anni, e sull'addio a Dybala: "Deve tornare ad essere se stesso".
Dopo Chiellini serve un leader
Tra lanci di dadi e cartellini degli imprevisti, è arrivata l'analisi della stagione appena conclusa con il quarto posto, ottenuto senza riuscire a vincere un solo scontro diretto con le prime tre: "No, non erano superiori però se non abbiamo mai vinto vuol dire che qualcosa ci è mancato - taglia corto Allegri -. Qualcosa sotto l'aspetto caratteriale o della gestione". Una stagione particolare, in cui il leader dello spogliatoio, Chiellini, ha lasciato il bianconero dopo 17 anni di successi, aprendo la corsa alla sua successione: "La leadership o ce l'hai o difficilmente ti viene a una certa età. Giorgio è stato importante come Barzagli, Buffon, Marchisio. Per il futuro i leader sono due: De Ligt e Locatelli. Poi quest'anno è stata una piacevole sorpresa Danilo, non è mai banale quando parla e mette sempre avanti la squadra: quello che fa un vero leader. Non è che entri nello spogliatoio e dici che sei il leader, ma ti viene riconosciuto dalla squadra. C'è un leader tecnico e uno carismatico. Vlahovic può essere leader a modo suo, vuole sempre vincere. Lui più che con le parole lo diventerà dal punto di vista del carisma in campo. Quando incontro i miei grandi giocatori mi emoziono ancora, mi danno tanto ed è un piacere vederli giocare, con loro puoi avere un confronto diretto. Scontri? Parecchi, è sempre bello scontrarsi: quando hai davanti un campione non è che esce dallo spogliatoio, si abbatte e chiama il procuratore. Vuole dimostrare che è ancora un campione. E così vince le partite".
Giochisti e risultatisti
Un dualismo utile ad alimentare la discussione sul calcio, lo scontro tra due filosofie che in realtà non sono così differenti l'una dall'altra. Il risultato resta comunque l'unico obiettivo: "Mi diverte questo dilemma. Quando si va in campo bisogna provare a vincere e non c'è un metodo. Quando alleni una grande squadra l'obiettivo è vincere. Tutti vogliamo giocare bene ma vuol dire poco: ci ricordiamo la giocata singola o quella collettiva? Chi si ricorda come nasce la rovesciata di Ronaldo? Dipende dai calciatori ma anche dal DNA della società. Quando sei in una grande squadra devi vincere e tutti gli anni non sono uguali. Milan e Juventus hanno due mentalità completamente diverse ma con l'intento identico, vincere. Non è vero che si gioca male ma nella scelta dei giocatori non puoi tradire il dna. Non si parla del gioco del Real ma dei campioni. Si parla di come gioca il Barcellona ma hanno iniziato a vincere quando sono arrivati i campioni. In Italia scimmiottiamo gli altri invece che lavorare sulle nostre qualità. Così una volta rincorri il Barcellona, poi il PSG, poi il Bayern. Invece dovremmo essere noi stessi".
I giovani del progetto Under 23
Prosegue in bianconero il progetto Under 23, che quest'anno ha lanciato i giovani Miretti e De Winter, oltre ad altri in rampa di lancio: "Credo che l'Under 23 sia un passaggio molto importante per la crescita dei ragazzi. Il distacco tra Primavera e prima squadra è troppo ampio. Sono più pronti, quando vengono con noi, hanno un livello più alto e tengono i ritmi sia fisici che tecnici. Quindi anche l'allenamento nostro non si abbassa. Miretti ha fatto tre partite buone ma la sua qualità è l'affidabilità". Dopo due anni di stop, passato a riscoprire amici e famiglia, Allegri è ritornato nel "tritacarne", come definisce il mondo del calcio: "Mi sono serviti i due anni di stop, ma poi son voluto tornare. Ho trovato delle differenze, come il fatto che il rinvio sia cambiato. Il portiere dentro l'area più di un tot di secondi non dovrebbe poterla tenere: rifugiarsi indietro al portiere toglie responsabilità ai giocatori. Bisogna allenare i giocatori e i ragazzi giovani a pensare, a leggere la situazione, a fare la scelta giusta: questo l'abbiamo un po' perso, ti indottrinano. Vengono fuori polli da allevamento".
Il futuro tra Dybala e il centrocampo
Il più grande dilemma del mercato della Juventus è la strada da intraprendere per sostituire Dybala, per sette anni colonna del gioco bianconero: "Credo che lui debba tornare a essere se stesso. C'è stato un momento in cui si è fatto trascinare dall'essere indicato come "il nuovo Messi": invece uno deve essere se stesso. Ha ancora tanto da dare al calcio, ha doti tecniche, gioca il pallone in un modo divino ma deve concentrarsi sulla sue qualità tecniche e fisiche". Se un campione lascia l'attacco, molto probabilmente un altro rinforzerà il centrocampo (sul nome di Pogba, Allegri scherza: "Non verrà perché perde sia a basket che a calcio"), da sempre il reparto chiave di una squadra: "Il centrocampo del Milan e della Juventus avevano giocatori straordinari, tecnica pazzesca, era un piacere vederli in campo. Ora sono giocatori diversi ma credo che Locatelli sia stato un ottimo acquisto e un domani potrà essere capitano della Juve. Un ragazzo che ha le caratteristiche per stare tanti anni alla Juve, tecniche e morali.
Il passato
Chiude la lunga intervista una piacevole carrellata sui campioni del passato, sulle scelte effettuate da Allegri e sulle partite perse: "Quale partita rigiocare? La più facile è la finale di Champions. Direi la prima, con il Barcellona. Cardiff? Mi sono fatto un'idea. Siamo arrivati un po' in fase calante, abbiamo fatto tutto in quattro mesi ed eravamo arrivati a giocare la finale da favoriti e non considerando che arrivava un Real in forte ascesa. Quando nel secondo tempo hanno capito che eravamo morti hanno vinto. Come dice Messina, le grandi sfide si vincono con le grandi difese. Quando giochi una finale con squadre di qualità, chi difende meglio vince". Dopo la partita da rigiocare, anche il campione che avrebbe voluto allenare: "L'unico che mi è mancato è Messi, ho avuto Ronaldo, Ibra, Ronaldinho, Robinho, il matto di Cassano, Seedorf, Pirlo, Buffon. Gigi è un fuoriclasse assoluto nel vederlo allenarsi e parlare".
