Pogba cerca casa a Torino: il ritorno alla Juventus è sempre più vicino
di Domenico Marchese , di Domenico MarcheseIl calcio e la vita di Paul Pogba sono una bolla costruita intorno a lui. La serenità, il supporto dell'ambiente e dei tifosi, il sorriso che nasce dalla quotidianità e che a volte riesce, se non a scacciare, a smorzare le delusioni professionali. Nell'intervista concessa a Uninterrupted, il Polpo è stato come sempre molto chiaro: "Se l'ambiente mi ama, riesco a dare il meglio perché voglio divertirmi, essere me stesso". Una frase che, anche da sola ed estrapolata dal contesto dell'intervista e delle dinamiche di mercato, avrebbe fatto sognare ogni tifoso della Juventus. Figuriamoci in questo periodo, in cui le certezze sul suo ritorno a Torino sono più delle incognite, in cui il "Pogback" è quasi passato dal mondo delle idee alla realtà.
Il calcio e la vita di Paul Pogba sono una bolla costruita intorno a lui. La serenità, il supporto dell'ambiente e dei tifosi, il sorriso che nasce dalla quotidianità e che a volte riesce, se non a scacciare, a smorzare le delusioni professionali. Nell'intervista concessa a Uninterrupted, il Polpo è stato come sempre molto chiaro: "Se l'ambiente mi ama, riesco a dare il meglio perché voglio divertirmi, essere me stesso". Una frase che, anche da sola ed estrapolata dal contesto dell'intervista e delle dinamiche di mercato, avrebbe fatto sognare ogni tifoso della Juventus. Figuriamoci in questo periodo, in cui le certezze sul suo ritorno a Torino sono più delle incognite, in cui il "Pogback" è quasi passato dal mondo delle idee alla realtà.
La sua Torino
Camminando per le vie della "sua" Torino, lo spicchio di città che è da sempre un feudo granata vista la vicinanza con lo stadio Grande Torino e il Filadelfia, che prende nome dalla omonima via in cui abitava il Polpo, si respira il profumo di un calcio antico, in cui la domenica ci si scontrava in campo ma durante la settimana le vite dei calciatori e dei tifosi si intrecciavano in rapporti di amicizia e di rispetto. Quando lasciò la Juve, la sua casa divenne la dimora di Nkoulou, difensore del Toro: tuttavia sul campanello dell'attico di 300 metri quadrati fa bella mostra di sé il numero 16, che curiosamente è la somma del 10 e del 6, i suoi numeri in bianconero. Difficile immaginare che la sua abitazione resti in via Filadelfia, molto comoda per raggiugnere Vinovo, meno per arrivare alla Continassa, il nuovo centro di allenamento che Pogba non ha mai frequentato: le ricerche, si vocifera, sono concentrate sul precollina e sulla zona della Mandria. Tuttavia è necessario camminare per il borgo, parlare con chi l'ha conosciuto per capire cosa intendesse con "essere amato". I tentacoli del Polpo sembrano raggiungere ancora il cuore di chi l'ha conosciuto.
Il supporto morale
È camminando per via Filadelfia, nel suo costante ed elegante brulicare di persone, che Pogba ha dimenticato ko e festeggiato successi: dopo il ko a Istanbul ai gironi di Champions contro il Galatasaray, sconfitta che estromise la Juve di Conte dagli ottavi, un giovanissimo Paul arrivò depresso e arrabbiato a Torino. Trovando conforto dal kebabbaro di fronte a casa, punto di riferimento per i granata e, paradossalmente, tifoso del Galatasaray. "Non andrò mai più in Turchia, fa troppo freddo" si lamentò tra il serio e il faceto dopo la sconfitta nella neve di Istanbul, mentre era in preparazione il suo piatto preferito: come quando la mamma cura in cucina i crucci del figlio. Il ristorante e il ristoratore sono diventati parte della sua bolla, del suo mondo in cui sono tutti uguali: calciatori e negozianti, operai e dirigenti. Quando passava per le vie di Torino con la sua Maserati Coupé blu elettrico tutti lo salutavano e lui ricambiava: episodi che hanno in comune con lo splendido video di Ribery a Salerno dopo la salvezza, mentre pedala su una "Graziella" e canta sereno, la leggerezza del calcio e delle persone. La sua vita a Torino è stata serena, senza essere assaltato dai cacciatori di autografi e di magliette: era più facile che le sue, di maglie, finissero nelle mani dei suoi amici, quasi a ricambiare la loro presenza, il loro supporto morale, il loro essere la valvola di sfogo costruita sulla normalità. "È uno del popolo, nonostante abbia guadagnato tanti soldi" è lo spontaneo ritornello che ripetono continuamente tutti. Difficile pensare a un copione recitato, più probabile che l'amore della gente di Torino per Pogba sia andato oltre il colore delle maglie e il campo da calcio.
Il ritorno allo Stadium
Nel 2018 Pogba ritornò all'Allianz Stadium con la maglia del Manchester United di Mourinho, allenatore decisamente poco gradito nel mondo bianconero, usando un eufemismo. Eppure per il Polpo non ci fu neanche un fischio, solo gratitudine per il passato e speranze per il futuro: neanche quando con una sua progressione, per la verità in una prestazione grigia, conquistò la punizione del pareggio di Mata e, qualche minuto dopo, mise pressione a Bonucci e Alex Sandro, generando l'autogol del brasiliano e la rimonta dei Red Devils. L'esultanza seguente è stata moderata, quasi a restituire l'affetto ai tifosi bianconeri, che l'avevano accolto 90' prima con un boato e con applausi scroscianti. Quattro anni dopo, le speranze di rivederlo possono trasformarsi in certezze. Per i tifosi della Juventus e per la città che l'ha adottato.