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Juventus, Allegri ha i nervi a pezzi: il vincitore seriale non sa perdere

Massimiliano Allegri (afp)

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Gli sfoghi contro le panchine di Napoli e Inter, la crisi di gioco e di risultati, le riflessioni di Rabiot e Bonucci. Il futuro del tecnico si deciderà nell'estate del 2024
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TORINO — La Juventus è una squadra in crisi di gioco e risultati (una vittoria e quattro ko nelle ultime sette partite) e Allegri un allenatore in crisi di nervi: quale dei due aspetti sia causa e quale conseguenza è difficile stabilirlo, ma è probabile che si tratti di un circolo vizioso in cui le sconfitte generano nervosismo che genera sconfitte che generano nervosismo, con il rischio che si continui così fino alla fine dei tempi. I bianconeri hanno perso Champions, scudetto e Coppa Italia, delegando all'Europa League la funzione di ciambella di salvataggio di una stagione disastrosa e già difficile di suo prima che l'andirivieni delle penalizzazioni la complicasse ulteriormente. Al centro di questa doppia crisi c'è Allegri, doppio anche lui: lucido e controllato di fronte alle telecamere ma sempre più spesso fuori controllo quando invece pensa di essere fuori dalla loro portata. Negli ultimi quattro giorni ha …

TORINO — La Juventus è una squadra in crisi di gioco e risultati (una vittoria e quattro ko nelle ultime sette partite) e Allegri un allenatore in crisi di nervi: quale dei due aspetti sia causa e quale conseguenza è difficile stabilirlo, ma è probabile che si tratti di un circolo vizioso in cui le sconfitte generano nervosismo che genera sconfitte che generano nervosismo, con il rischio che si continui così fino alla fine dei tempi. I bianconeri hanno perso Champions, scudetto e Coppa Italia, delegando all'Europa League la funzione di ciambella di salvataggio di una stagione disastrosa e già difficile di suo prima che l'andirivieni delle penalizzazioni la complicasse ulteriormente. Al centro di questa doppia crisi c'è Allegri, doppio anche lui: lucido e controllato di fronte alle telecamere ma sempre più spesso fuori controllo quando invece pensa di essere fuori dalla loro portata. Negli ultimi quattro giorni ha reagito sgradevolmente sia nei confronti della panchina del Napoli sia verso i dirigenti dell'Inter, contro i quali mercoledì s'è scagliato con veemenza: "Siete delle m..., tanto arrivate sesti". Anche i napoletani li aveva presi in giro usando il termine di paragone dei risultati ("Oh, finalmente vincete uno scudetto, uno"), come se la sua ricca bacheca di trionfi fosse l'argomento più convincente da sfoderare: sarà per questo che da quando non vince più perde così spesso l'aplomb, cosa che prima succedeva di rado. Rientrare a passo di carica negli spogliatoi prima del fischio finale è oramai una consuetudine.

Rabiot e Bonucci, parole dure

Più che di nervosismo si tratta però forse di stress, incrementato dal fatto che al gioco scadente si stanno aggiungendo scadenti risultati, perlomeno in questo aprile che avrebbe dovuto essere il mese dirimente. Negli ultimi tempi sono stati i giocatori stessi a criticare: lo ha fatto Rabiot dopo la sconfitta con la Lazio ("Il primo tempo è stato vergognoso, siamo stati bassi e fermi"), lo ha rifatto Bonucci l'altra sera ("Siamo stati costretti a giocare palla lunga e con un riferimento come Chiesa in avanti fai fatica") e lo fanno incessantemente i tifosi sui social, dove Allegri non è certo popolare. Però all'interno del club il suo ruolo resta centrale, addirittura essenziale.

Il futuro di Allegri

Secondo la proprietà, in questa situazione nessuno avrebbe saputo fare di meglio, perché è stato lui a tenere in piedi la baracca nella bufera della rivoluzione societaria e della tempesta giudiziaria, impedendo lo sfacelo. I nervi gli si sono tesi anche per questo ("La gente parla ma non sa niente, è una situazione surreale", si era sfogato domenica) e anche per questo il giudizio societario sull'aspetto prettamente tecnico del suo lavoro è passato in secondo piano: la sua presenza come collante aziendale in una fase in cui dirigenti con esperienza calcistica sono squalificati è ritenuta fondamentale anche in chiave futura e lui martedì ha buttato lì una frase ("Non ho solo responsabilità tecniche, ma pure di aggiungere valore ai giocatori") che rivela come chieda di essere valutato anche per i giovani che quest'anno ha lanciato. Il club sta soppesando se affiancargli un ds (ad Allegri piacerebbe Giovanni Rossi del Sassuolo) o se promuovere Giovanni Manna dalla NextGen, ma i veri cambiamenti verranno architettati nell'estate 2024, quando quasi tutte le nebbie si saranno diradate e il futuro potrà essere pianificato con minore approssimazione: i cambiamenti, allora, potrebbero riguardare pure Allegri, con un anno d'anticipo sulla scadenza del contratto. Ma non è certo questo a tendergli i nervi.