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La Juventus non segna più. Vlahovic & c., attaccanti smarriti

Massimiliano Allegri
Massimiliano Allegri  (afp)
La squadra di Allegri nelle ultime 9 partite ha segnato 6 gol e di questi solo uno porta la firma di una punta: l'infortunato Kean. Neanche la coppia Chiesa-Di Maria, schierata contro l'Inter, ha dato risultati
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L'ultima idea passata nella testa di Max Allegri, la coppia d'attacco atipica con Di Maria e Chiesa, non ha guarito il mal di gol della Juventus, anzi. La sconfitta in  casa con l'Inter ha fermato bruscamente il cammino dei bianconeri verso la finale di Coppa Italia: una squadra spuntata un po' per sfortuna, come nel caso di Vlahovic e Kean, un po' per scelta, vista la panchina di Milik. Nelle ultime nove partite tra coppe e campionato ha messo a segno sei reti, di cui una sola, quella di Kean contro il Verona, realizzata da un attaccante. Numeri impietosi, che evidenziano il momento difficile in avanti proprio nel periodo dei verdetti, delle semifinali di Coppa Italia ed Europa League, nella volata Champions in campionato. La Juventus non segna e quando subisce gol, come successo con Lazio, Sassuolo, Napoli e Inter, crolla inevitabilmente.

La mossa Chiesa-Di Maria

Contro l'Inter, Allegri ha riproposto Chiesa centravanti, scelta che in Champions League con il Chelsea aveva pagato portando il gol vittoria segnato proprio dall'esterno. Era il 1 ottobre 2021: altra Juventus, un altro Chiesa ma soprattutto un'altra avversaria, molto meno accorta e più arrembante di quella di Inzaghi. Che non ha lasciato spazio ai due "mezzi attaccanti" bianconeri: Chiesa ha provato qualche strappo sbattendo  sul muro difensivo nerazzurro, Di Maria non è riuscito a incidere e a proporre le giocate che l'hanno reso l'attrazione numero uno della squadra di Allegri, chiudendo con due tiri in porta piuttosto velleitari. Con l'ingresso di Milik la squadra è salita, ha ritrovato un punto di riferimento in avanti ma non la pericolosità offensiva: se si esclude un tiro di Kostic nel primo tempo, Onana ha svolto il compitino facendosi trovare pronto ma risultando meno decisivo di Perin, autore di una parata strepitosa su Mkhitaryan.

Le reti alternative

Non è soltanto mal di gol, perché analizzando in maniera ancora più approfondita si intuisce che il problema riguarda gli attaccanti. Le ultime sei reti, infatti, di cui tre consecutive in mischia, sono state realizzate da Rabiot, Gatti, Bremer, Cuadrado, Kean e Kostic: un solo attaccante negli ultimi marcatori. Il migliore in  stagione, altro aspetto che evidenzia i problemi di reparto, è stato Rabiot con 11 centri, gli stessi di Vlahovic, pagato 90 milioni per risolvere l'astinenza prima di diventare uno dei principali sintomi. L'ultimo gol segnato dal serbo risale al 16 marzo, quando il gol contro il Friburgo sembrava averlo sbloccato definitivamente, impreziosito anche dal bis di Chiesa: due lampi nella notte tedesca, troppo veloci per illuminare l'attacco a lungo. Se si considera che il gol manca a Di Maria dalla partita di andata, quella del 9 marzo all'Allianz Stadium, il quadro è completo oltre che preoccupante per il  presente e il futuro prossimo dei bianconeri.

Il futuro dell'attacco bianconero

Superfluo sottolineare come la soluzione al problema sia in questo momento l'aspetto più importante per continuare a sognare l'Europa: per raggiungerla in campionato e per provare ad alzare un trofeo prestigioso come l'Europa League. Vlahovic dovrebbe tornare a disposizione già contro il Bologna in campionato, mentre Kean, che tra gli attaccanti era quello più in forma quando si è fermato per un problema muscolare, sarà nuovamente a disposizione contro l'Atalanta, saltando così Bologna e Lecce. Il tridente stenta a decollare per la difficoltà ad avere tutto il reparto a disposizione: la Juventus ha il sesto attacco in Serie A con 47 reti, 20 meno del Napoli ma in linea, tutto sommato, con le altre squadre della parte alta della classifica. Inevitabile però pensare al futuro a lungo termine: il riscatto di Milik sembra ormai certo, Vlahovic è seguito dai club di Premier League e dal Bayern mentre Di Maria non ha ancora deciso se rinnovare un altro anno in bianconero o tornare in Argentina. Con questi presupposti e questi risultati, forse potrebbe essere il caso di pensare a rifondare l'attacco negli uomini ma, soprattutto, nelle idee. 

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