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Processo Juventus, il misterioso fondo libico che si è costituito parte civile

L'arrivo davanti all'Aula Mixi 2 del Palazzo di Giustizia di Torino del Procuratore aggiunto Marco Gianoglio con il Pubblico Ministero Mario Bendoni
L'arrivo davanti all'Aula Mixi 2 del Palazzo di Giustizia di Torino del Procuratore aggiunto Marco Gianoglio con il Pubblico Ministero Mario Bendoni (ansa)
Si tratta del Lafico, azionista del club con lo 0.87% delle quote azionarie
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L'udienza preliminare dell'inchiesta sui conti della Juventus è ripresa questa mattina con una novità. Anche se l'argomento del giorno è quello della competenza territoriale, con la difesa che chiede lo spostamento a Milano, sede della Borsa, o a Roma, sede dei server da cui è partita la comunicazione rivolta ai mercati, si è costituita parte civile il fondo libico Lafico, azionista del club con lo 0.87% delle quote azionarie. In realtà nel 2012 il fondo si attestava al 7,5%: in quell'anno ci fu il primo aumento di capitale a cui ha rinunciato, così come nei due successivi. Mosse che hanno eroso con il tempo la partecipazione del fondo libico fino allo 0,87% odierno: abbastanza, in ogni caso, per costituirsi parte civile.

Chi sono gli investitori libici

Lafico è l'acronimo di Libyan Arab Foreign Investment Company, una sussidiaria della Libyan Investment Authority. Nato nel 2006 gestisce asset per oltre 68 miliardi di euro che lo rendono il fondo sovrano più grande di tutto il continente africano. Controllato in passato dalla famiglia Gheddafi, ha avuto partecipazioni in diverse realtà italiane, tra cui Cnh Industrial, Fiat e, naturalmente, Juventus. Tra le controllate anche la compagnia petrolifera Tamoil, che nel 2005 divenne sponsor di maglia del club bianconero dopo la firma di un contratto da oltre 200 milioni di euro. Contratto cessato nel 2006, quando la società petrolifera ruppe l'accordo dopo la vicenda Calciopoli. Oggi, a 17 anni dalla vicenda, i libici sono tornati a farsi sentire, questa volta per costituirsi parte civile. 

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