Allegri, la concretezza al potere che ha riconquistato il pubblico della Juventus
di Emanuele GambaTORINO - Senza il gol disperato di Gatti, la Juventus avrebbe avuto una sola via per scampare all’eliminazione: vincere a Siviglia, senza fare troppi calcoli e quindi tradire in qualche modo la propria natura. Il pareggio cambia invece sensibilmente e sostanzialmente la prospettiva e consentirà ad Allegri di impostare una gara di ritorno in linea con la sua mentalità: potrà puntare sulla pazienza, stanare l’avversario invitandolo a scoprirsi, limitare i rischi, temporeggiare e in sostanza ricalcare il copione che la Juve preferisce.
Lo stile Allegri in Europa League funziona
La Juventus di Europa League sa arrangiarsi così. In casa, in quattro a partite ha segnato quattro gol, uno a gara, …
TORINO - Senza il gol disperato di Gatti, la Juventus avrebbe avuto una sola via per scampare all’eliminazione: vincere a Siviglia, senza fare troppi calcoli e quindi tradire in qualche modo la propria natura. Il pareggio cambia invece sensibilmente e sostanzialmente la prospettiva e consentirà ad Allegri di impostare una gara di ritorno in linea con la sua mentalità: potrà puntare sulla pazienza, stanare l’avversario invitandolo a scoprirsi, limitare i rischi, temporeggiare e in sostanza ricalcare il copione che la Juve preferisce.
Lo stile Allegri in Europa League funziona
La Juventus di Europa League sa arrangiarsi così. In casa, in quattro a partite ha segnato quattro gol, uno a gara, e senza sfiorarne poi molti di più. La qualificazione se l’è sempre guadagnata in trasferta, vincendo sia a Nantes sia a Friburgo e resistendo a Lisbona, a conferma che il metodo Allegri funziona, almeno fino a quando gli episodi gli danno ragione.
Il segreto dei gol in mischia
Tra le due sfide con lo Sporting e la prima semifinale con il Siviglia, la Juventus ha segnato tre reti in circostanze del tutto analoghe (due Gatti, una Rabiot), sfruttando mischie e rimpalli in seguito a una battuta da fermo: non è un caso, perché in quelle circostanze Allegri – che in questo ha preso spunto dall’Atletico di Simeone - richiede ai suoi giocatori più muscolari grande pressione fisica sull’avversario sulle palle vaganti. Funziona. Gol a parte, in 270’ portieri avversari hanno fatto due sole parate e neanche troppo impegnative - Adan su Vlahovic e Bounou su Iling-Junior – mentre Szczesny e Perin sono sempre stati i migliori in campo. Siccome però quello che conta è la resa finale, e quindi andare in finale, è evidente come Allegri non abbia intenzione di scostarsi dalla strada che sta battendo, visto che conduce a destinazione. Il gol estremo di Gatti lo ha rimesso in carreggiata.
I problemi del Siviglia
Il Siviglia, certo, ha un valore tecnico decisamente superiore a quello degli avversari incrociati dai bianconeri nei turni precedenti, ma anche allo Stadium ha dimostrato di essere una squadra con dei problemi. Se non ne avesse, dopotutto, non avrebbe passato buona parte della Liga a lottare per la salvezza e non avrebbe dovuto cambiare due volte l’allenatore in una stagione cominciata con Lopetegui, continuata con Sampaoli e in conclusione con Mendilibar, anonimo ma esperto tecnico di provincia che ha almeno tirato fuori gli andalusi dalle secche.
L’organizzazione di Allegri superiore a quella del Siviglia
Siccome il livello di qualità generale è molto buono, e forse superiore a quello della Juventus, il calcio degli spagnoli è sempre interessante, ma a livello di organizzazione e compattezza i bianconeri sono nettamente superiori. Allegri lo sa ed è su questo che punterà nel bollore del Sánchez-Pizjuán, dove alle grandi notti europee sono abituatissimi.
Le buone notizie: Il ritorno di Bremer e mezzora di Pogba
Giovedì Allegri dovrebbe riavere Bremer, che in questo tipo di partite è fondamentale. Inoltre l’autonomia di Pogba, per adesso assestata attorno ai 20’, va gradualmente aumentando: a Siviglia lo si può immaginare in partita per una quarantina di minuti e quindi non avrebbe remore a giocare anche gli eventuali supplementari. Nel match di andata Allegri ha fatto un paio di errori evidenti nella formazione iniziale (Bonucci e non Gatti o Rugani, Kostic e non Iling-Junior) che non ripeterà al ritorno, ed è un altro vantaggio che può trarre dall’esperienza di questo 1-1.
Gli insulti ad Adani dimostrano che lo Stadium sta con Allegri
Le premesse sono quindi buone, anche se la fede assoluta nell’episodio, nella validità della singola battuta più che nel copione in generale, è il limite che può tradire alla Juventus, sempre costretta a sperare che il vento le soffi alle spalle. Ma sta funzionando, Allegri ha in pugno la situazione e la gente dimostra di stare in massa dalla sua parte, almeno a giudicare dai cori d’insulto alti e insistenti che lo Stadium ha dedicato a Lele Adani, principale critico dell’allenatore bianconero. Ogni tanto sulla Juve piove qualche fischio, ed è successo anche giovedì scorso, ma poi esce dallo stadio contenta, almeno in Europa League.