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Allegri, gli arabi offrono 40 milioni. Ma il tecnico resta al centro del progetto Juventus

Massimiliano Allegri, alla Juventus dal 2014 al 2019 e poi di nuovo dal 2021

 
Sontuosa offerta da un club saudita per l’allenatore livornese: 120 milioni in tre anni. Ma nella sua testa c’è la prossima stagione bianconera
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Torino – Di proposte indecenti è ormai pieno il mondo del pallone, mentre è più diradata la schiera di chi le ignora: di questa farebbe parte Massimiliano Allegri, che in questi giorni se ne sta seraficamente in vacanza in Sardegna con il figlio Giorgio e dà l’impressione di resistere al fascino dei rilanci che gli arabi starebbero inanellando per averlo nel loro rutilante campionato. Dai venti milioni iniziali, gli sceicchi sarebbero arrivati a proporgliene il doppio: quaranta milioni l’anno per tre anni, soldi che garantirebbero il benessere anche ai figli di Giorgio e ai figli dei figli di Giorgio, però la seduzione pecuniaria non ha smosso Allegri, che guadagna già tantissimo alla Juve (nove milioni a stagione, bonus inclusi) ma che non hai mai anteposto i soldi alle prospettive professionali o alla qualità della vita. È nelle condizioni di rifiutare l’indecenza di qualsiasi proposta, insomma (quelle saudite riguarderebbero un club tra l’Al-Hilal e l’Al-Ahli Saudi), difa…

Torino – Di proposte indecenti è ormai pieno il mondo del pallone, mentre è più diradata la schiera di chi le ignora: di questa farebbe parte Massimiliano Allegri, che in questi giorni se ne sta seraficamente in vacanza in Sardegna con il figlio Giorgio e dà l’impressione di resistere al fascino dei rilanci che gli arabi starebbero inanellando per averlo nel loro rutilante campionato. Dai venti milioni iniziali, gli sceicchi sarebbero arrivati a proporgliene il doppio: quaranta milioni l’anno per tre anni, soldi che garantirebbero il benessere anche ai figli di Giorgio e ai figli dei figli di Giorgio, però la seduzione pecuniaria non ha smosso Allegri, che guadagna già tantissimo alla Juve (nove milioni a stagione, bonus inclusi) ma che non hai mai anteposto i soldi alle prospettive professionali o alla qualità della vita. È nelle condizioni di rifiutare l’indecenza di qualsiasi proposta, insomma (quelle saudite riguarderebbero un club tra l’Al-Hilal e l’Al-Ahli Saudi), difatti ha continuato a fare quello che sta facendo in questi giorni: godersi in presenza le ferie e lavorare in remoto alla stagione bianconera che verrà, tenendosi in contatto quotidiano con il ds Manna, con il quale in settimana ha fatto anche una riunione in video.

Allegri e quel colloquio con l’ad Scanavino

Allegri non è il tipo da voltafaccia. È vero che all’interno della Juventus esiste una corrente che gli è contraria (e che quindi tifa per le insistenze arabe) e che i rapporti con alcuni giocatori sono difficili (non è un caso che Chiesa sia così smaccatamente sul mercato), ma nel momento in cui lui e la società hanno deciso di continuare assieme, come annunciato pubblicamente due settimane fa dall’ad Scanavino, ben difficilmente tornerebbe sui suoi passi e tradirebbe quell’accordo. Che la proposta araba non sia stata nemmeno presa in considerazione lo dimostra il fatto che non risulta che Max abbia chiesto al club qualche giorno di riflessione: o bluffa molto bene oppure bisogna attenersi alla realtà del lavoro quotidiano con la quale i dirigenti stanno architettando la squadra del futuro, modellata sulle indicazioni dell’allenatore, che tra l’altro ha appena ottenuto di inserire nello staff un collaboratore di fiducia, Francesco Magnanelli, ex capitano del Sassuolo che Allegri ha avuto alle sue dipendenze nel 2007/2008, quando assieme vinsero il campionato di Serie C.

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Allegri e la voglia di rivincita in bianconero

All’inizio della stagione juventina mancano ormai quindici giorni appena (il raduno è fissato per il 10 luglio), troppo pochi per immaginare l’improvvisazione di una rivoluzione tecnica che il club ha casomai deciso di programmare nell’estate prossima, anche sulla scorta delle valutazioni che verranno fatte su squadra e tecnico nei prossimi mesi, senza il garbuglio dell’andirivieni delle penalizzazioni che, è il parere di parte della dirigenza, hanno impedito la formulazione di un giudizio oggettivo e assoluto sull’annata appena conclusa.

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Di sicuro, la strategia di base è stabilita: oltre a Weah junior, la Juve cerca altri due esterni, un destro (Castagne) e un mancino (Parisi) in modo da avere sia da una parte sia dall’altra un elemento più offensivo e uno più difensivo (a sinistra c’è già Kostic). In settimana è attesa la risposta di Rabiot alla proposta del rinnovo di un anno del contratto che scadrà venerdì 30 giugno: se il francese deciderà di restare, decadrà l’interesse per Milinkovic e Thomas Partey, il piano B e C. Il resto dipenderà dai flussi di mercato, ma la necessità di sacrificare un pezzo grosso coincide in ogni caso con l’intenzione di farlo e il più cedibile di tutti è Chiesa, che non ha mai avuto grande sintonia tecnica con Allegri, neanche prima dell’infortunio, e che nel 3-5-2 farebbe la seconda punta, benché l’arrivo di Weah sottintenda la possibilità di applicare anche il 4-3-3. Sono queste le idee nella testa di Allegri. Se invece gli si parla di arabi, gli viene da ridere. Almeno fino a oggi

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