Bonucci: “La Juventus mi ha umiliato dopo più di 500 partite con la sua maglia”
Leonardo Bonucci
Il difensore, passato all’Union Berlino, in un’intervista a Mediaset attacca la sua ex società e Allegri, senza mai nominarlo: “Non è vero mi hanno comunicato a ottobre e a febbraio la volontà di interrompere il rapporto alla fine della stagione”
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"La Juventus mi ha umiliato dopo più di 500 partite con la sua maglia”. In un’intervista concessa a Mediaset, Leonardo Bonucci parla del tormentato addio alla club in cui ha giocato dal 2010 fino alla scorsa stagione (con la parentesi milanista del 2017/2018). Evidente il distacco da Massimiliano Allegri, mai nominato ma semplicemente definito “l’allenatore”. Le parole usate dal calciatore sono molto pensanti: “È la seconda volta che mi trovo costretto a lasciare la Juventus, in entrambi i casi per la presa di posizione di un singolo, che non sono io. Non ho mai avuto un rapporto come avrei voluto con l'allenatore. Non solo per colpa mia, perché ho il mio carattere e molto spesso ho preso posizioni per il bene della squadra e dei compagni. In tanti anni ho sempre scelto di chinare la testa. Si è così creato un corto circuito che non mi ha permesso di chiudere la carriera come avrei voluto”.
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"Sono stato convocato da lui – continua Bonucci, parlando di Allegri – nel suo ufficio prima della partita col Friburgo (lo scorso marzo, ndr), io pensavo che mi facesse giocare dopo tempo che non giocavo per un infortunio. Invece mi ha comunicato che avrei dovuto smettere a giugno 2023, perché voglio fare l'allenatore e dovevo anticipare i tempi. E io gli ho detto che ho intenzione di arrivare almeno all'Europeo del 2024".
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Bonucci: “Ho letto e sentito cose non vere”
"Ho letto e sentito cose non vere – precisa il difensore dell’Union Berlino – dette sia dalla Juventus che dall'allenatore. È falso che a ottobre 2022 e a febbraio 2023 mi sia stata comunicata la volontà di interrompere il rapporto alla fine della stagione. Anzi, proprio a fine ottobre mi è stata data la possibilità di continuare la mia avventura a Torino con un rinnovo di contratto per la stagione 0223/204. A fine maggio, poi, avevo dato la mia disponibilità per essere la quinta/sesta scelta in difesa, a fare la chioccia".
Bonucci: “La verità soltanto il 13 luglio, a casa mia”
“Ho annusato qualcosa – prosegue Bonucci – solo leggendolo sui giornali. Fino a quando, il 13 luglio, Giuntoli e Manna (football director e direttore sportivo del club, ndr) mi hanno comunicato, venendo a casa mia, che non avrei più fatto parte della rosa della Juventus e che la mia presenza in campo avrebbe ostacolato la crescita della squadra. Questa è stata l'umiliazione che ho subito dopo più di 500 partite in bianconero”.
Bonucci però non si è sentito solo: nell’intervista racconta della telefonata ricevuta dal nuovo ct della Nazionale, Luciano Spalletti: “Mi ha chiamato. E già questo fa capire lo spessore umano del ct. Non era una telefonata dovuta. Ho apprezzato la sua grande sincerità, mi ha detto che non poteva convocarmi perché non ho fatto la preparazione. Me l'aspettavo, non sono uno scemo. Il mio obiettivo è tornare in azzurro, di dare tutto a Berlino, giocare quanto è possibile, e poi vediamo".
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Bonucci e l’augurio di Pirlo
E poi ancora le chiacchierate con Buffon, Chiellini e Pirlo: “Andrea mi ha detto che magari potrebbe succedere come a lui: continuare a vincere da un'altra parte dopo che ti danno per finito”. Riferimento a quanto avvenne nell’estate del 2011, quando l’ex centrocampista lasciò il Milan perché Allegri, allora tecnico rossonero, non credeva più in lui, ma si riscattò alla grande proprio alla Juventus.
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Bonucci: “Mi ha chiamato anche chi gioca ancora nella Juve”
Bonucci rivela di aver ricevuto telefonata di chi ancora gioca nel club bianconero: “Ho apprezzato la solidarietà di tanti calciatori, anche attuali, della Juve e di altre squadre. Tutti mi hanno manifestato la loro vicinanza per il comportamento irrispettoso della società". Comportamento per cui il difensore ha deciso di intentare un’azione legale contro la Juventus, chiedendo un risarcimento danni di natura professionale e d’immagine: "È stata una decisione sofferta – spiega Bonucci – ma parte da lontano. Ho fatto valere i miei diritti. I giocatori devono essere messi in condizione di allenarsi con la squadra e di avere una preparazione fisica adeguata. E non mi è stato concesso. Mi sono sentito svuotato di tutto, umiliato. È una questione di principio, e non di soldi. Il ricavato andrà in beneficenza".