TORINO — Paul Pogba sta vivendo la vigilia della partita più difficile della sua carriera. Giovedì 5 ottobre sono state fissate le controanalisi dopo la positività al testosterone, emersa dal test effettuato al termine della partita di Udine in cui il francese, ironia della sorte, non era neanche sceso in campo. Un appuntamento chiave il cui risultato, visti i precedenti, sembra già scritto: la casistica lascia poche speranze, l'analisi sul campione B, la seconda provetta datata 20 agosto, dovrà confermare o smentire la positività. Meglio concentrarsi sulla strategia difensiva per il calciatore e su eventuali sostituti per la Juventus.
Pogba, le conseguenze della positività
"Dopo l'esito delle controanalisi prenderemo la decisione insieme al suo management" aveva spiegato Giuntoli a Repubblica, anche se la prima mossa è già stata fatta: sospeso a scopo cautelare dal Tribunale antidoping, Pogba percepisce il minimo salariale, poco più di 40 mila euro, e si allena in disparte. Il post social della moglie Zulay ha mostrato nuovamente il francese dopo giorni in cui è stato praticamente invisibile: un paradosso per uno dei calciatori più social, costretto ad allenarsi in solitaria nella palestra di casa. Le speranze di un risultato diverso delle controanalisi sono ridotte al lumicino: il Tribunale nazionale antidoping, una volta effettuate in presenza del perito nominato dal francese, deciderà se deferirlo: la pena in caso di conferma della positività va dai quattro anni ai due, sempre che il calciatore riesca a dimostrare l'involontarietà dell'assunzione.
Pogba, l'integratore proibito e l'ammissione
Ancora una volta sono stati gli Usa il locus terribilis. A Las Vegas si ruppe il legamento laterale due estati fa, dando il via alle peripezie che l'hanno costretto a saltare il Mondiale in Qatar e praticamente tutta la stagione con la Juventus. Ancora negli Stati Uniti è nata la sua positività al doping, accettando il consiglio di un amico medico sull'assunzione di questo integratore contenente testosterone: un passo falso ammesso anche dal calciatore ai medici bianconeri, nonostante sulla confezione fosse presente l'avvertenza sulla presenza di sostanze che avrebbero potuto far emergere la positività. Resta tuttavia una scappatoia, che porterebbe a una riduzione della pena in caso di conferma dalle controanalisi: il testosterone è un falso mito, la sua assunzione non migliora la prestazione sportiva pur essendo punita pesantemente la sua presenza nei test antidoping di uno sportivo. Pogba potrebbe patteggiare, accettando la colpevolezza ma provando a ridurre il più possibile la pena: gli permetterebbe di non appendere le scarpe al chiodo, visto che con il suo pregresso di infortuni e l'assenza dai campi che perdura ormai da un anno e mezzo, almeno per una partita intera, un quadriennio lontano dai campi sarebbe fatale.
La strategia difensiva di Pogba
Dopo aver provato a valutare un possibile vizio di forma, che avrebbe potuto cambiare le sorti della vicenda, l'entourage di Pogba, che si è rivolto a uno studio legale inglese, ha cambiato strategia: l'inconsapevolezza dell'assunzione non riuscirà a scagionare completamente il francese ma potrebbe incidere sulla pena. Il testosterone, come già detto, non incide sulla prestazione sportiva ma fa parte di un mondo, quello della cultura fisica, che poco ha da spartire con il calcio. Un errore che pagherà a caro prezzo ma che non presuppone il tentativo di migliorare la prestazione sportiva: potrebbe bastare questo a dimezzare l'eventuale squalifica. Il morale del Polpo è basso ma non ha intenzione di smettere di lottare: è consapevole dell'errore commesso, della posizione decisamente complicata e di vivere uno dei momenti più brutti della sua vita, aggravato anche dal doloroso processo per estorsione che coinvolge anche il fratello. Punta a una riduzione della squalifica per non abbandonare la speranza di un ritorno in campo, di un'altra occasione anche se i suoi 30 anni non aiutano la speranza: è il suo carattere, la sua indole che lo porta a non mollare mai. Magari non aiuterà nel procedimento, ma potrebbe aiutare a non scrivere la parola fine alla sua parabola attualmente in fase discendente.
Pogba, la Juventus si guarda intorno
La posizione del club, in questo vortice di emozioni, non è cambiato: la Juventus attende le controanalisi. Tuttavia i dieci milioni netti destinati al suo stipendio annuale, bonus compresi, sono una sorta di risarcimento che, viste le presenze collezionate da Pogba in questo anno in bianconero, supera di molto i danni. Con l'eventuale positività alle controanalisi si procederebbe verso una rescissione del contratto, che darebbe spazio di manovra a Giuntoli in vista del mercato di gennaio. Il nome più gettonato in questo momento è quello del danese Pierre-Emile Hojbjerg, centrocampista danese ai margini al Tottenham: tuttavia la Premier è un mercato caro e la richiesta di 30 milioni avanzata dagli Spurs rischia di raffreddare la pista. La Juventus lo prenderebbe in prestito con diritto di riscatto, formula che non piace agli inglesi. Sempre caldi i nomi di Kephren Thuram, che costa tanto ma sarebbe l'investimento giusto seppur in estate, e il portoghese Joao Neves del Benfica: la presenza di Giuntoli a San Siro non è passata inosservata.
