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Paul Pogba squalificato 4 anni: dal testosterone al rifiuto di patteggiare, le tappe della vicenda

Paul Pogba
Paul Pogba 

La positività dopo Udinese-Juventus del 20 agosto, le controanalisi, lo scontro legale, lo stipendio al minimo sindacale e il lungo stop che potrebbe mettere fine alla carriera del francese

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TORINO — La vicenda doping di Paul Pogba si è conclusa nel peggiore dei modi per il calciatore della Juventus. I quattro anni di squalifica richiesti dalla Procura antidoping e confermati oggi dal Tribunale antidoping pongono un grande interrogativo sulla carriera del centrocampista francese: a quasi 31 anni e con due di quasi inattività, tra infortuni e squalifica, è difficile immaginare un suo ritorno a grandi livelli. Tutto ebbe inizio a Udine, in una partita in cui il Polpo non entrò neanche in campo: fatale fu il test a fine match e, in seguito, la scelta di non patteggiare, provando a convincere il tribunale sull'assunzione involontaria di un integratore, consigliatogli da un suo amico medico di Miami, che conteneva testosterone. Missione fallita, la parola passa ora al Tas di Losanna.

Pogba, cronistoria della vicenda doping

• Paul Pogba è risultato positivo al controllo antidoping a campione disposto - come è consuetudine al termine delle partite di Serie A - dello scorso 20 agosto a Udine, alla fine del match tra la Juventus e la squadra di casa. Pur senza aver messo piede in campo, il francese era tra i calciatori nella lista dei convocati, quindi passibile di controllo antidoping. Il sorteggio fu fatale, la notizia è diventata ufficiale l'11 settembre.

• Due giorni dopo la notizia della non negatività, sono iniziate a filtrare le prime indiscrezioni sulla causa. Il calciatore ha dato fin da subito la colpa a un integratore consigliato da un suo amico, un medico a Miami, per aiutarlo nel percorso di recupero dopo i tanti problemi fisici riscontrati negli ultimi anni, ultimo dei quali al menisco laterale emerso un anno prima. A far bella mostra di sé sulla confezione della presunta causa della positività, la scritta sulla presenza di testosterone e quindi di doping. Solo una leggerezza, secondo Pogba, che però gli costerà cara.

• Dopo la "non negatività" di Pogba, sono state disposte come da protocollo le controanalisi, svolte il 5 ottobre al laboratorio romano dell'Acquacetosa. Anche le analisi sul campione B sono risultate positive, trasformando il calciatore da "non negativo" a "positivo al testosterone". Aprendo così il procedimento presso la Procura antidoping guidata dall'ex magistrato Pierfilippo Laviani.

• La palla è passata dunque a Pogba, che si è affidato a uno studio legale britannico. Il francese avrebbe prima chiesto la possibilità di rivolgersi direttamente al Tas di Losanna, procedura non accettata dal Tribunale nazionale antidoping, quindi ha rinunciato al patteggiamento, che gli avrebbe consentito di dimezzare la squalifica per testosterone, quantificata in 4 anni. Nel frattempo la Juventus aveva proceduto alla sospensione degli emolumenti, garantendo al francese lo stipendio minimo previsto dall'accordo sindacale dei calciatori: 48 mila euro all'anno lordi.

• Il 7 dicembre è arrivata la richiesta della Procura antidoping, quattro anni di squalifica. La Procura non ha creduto all'assunzione accidentale, chiedendo il massimo della pena. Pogba, isolato nella villa in collina a Torino che fu casa di Cristiano Ronaldo, ha scelto di non patteggiare preferendo lottare fino all'ultimo, convinto di riuscire a dimostrare l'accidentalità dell'assunzione. Nel frattempo ha proseguito con le sedute di allenamento individuali, non potendo allenarsi con i compagni.

• La Juventus ha sempre comunicato di voler attendere la fine della vicenda per capire come muoversi e, dopo la pronuncia del Tribunale antidoping, ha "preso atto" della squalifica di Pogba. Ora la strada più probabile è la rescissione del contratto da 8 milioni più bonus, mettendo così fine al ritorno di fiamma con il francese, finito malamente: dopo i fasti della prima parentesi, l'infortunio al ginocchio e la positività al doping hanno messo la parola fine a un rapporto fino a qualche anno fa idilliaco.

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