Paul Pogba, centrocampista della Juventus, è stato squalificato 4 anni per doping. Accolta la richiesta della Procura antidoping. Il calciatore era risultato positivo al testosterone dopo Udinese-Juventus del 20 agosto. Partita a cui il centrocampista bianconero non aveva preso parte, restando in panchina fino al fischio finale. A quasi 31 anni (li compirà il 15 marzo), la carriera del francese sembra destinata a finire qui a meno che il Tribunale arbitrale dello Sport di Losanna, a cui i suoi avvocati potrebbero appellarsi, non ribalti la sentenza.
Pogba e il no al patteggiamento
L’accusa non ha mai creduto alla versione della difesa dell’assunzione accidentale della sostanza. Punto chiave per i legali di Pogba, che avevano rifiutato il patteggiamento, mossa che avrebbe probabilmente almeno dimezzato la durata dello stop.
La risposta di Pogba su Instagram
Quasi tre ore dopo la notizia della squalifica a 4 anni, Pogba si è difeso attraverso un post su Instagram: “Oggi sono stato informato della decisione del Tribunale Nazionale Antidoping e ritengo che la sentenza sia errata. Sono triste, scioccato e con il cuore spezzato perché – ha scritto il francese – tutto quello che ho costruito nella mia carriera da giocatore professionista mi è stato tolto. Quando sarò libero da restrizioni legali l'intera storia sarà chiara, ma non ho mai preso consapevolmente o deliberatamente integratori che violino le normative antidoping. Da atleta professionista – ha proseguito - non farei mai nulla per migliorare le mie prestazioni utilizzando sostanze vietate e non ho mai mancato di rispetto o imbrogliato altri atleti e tifosi di nessuna delle squadre per cui ho giocato o contro. In conseguenza della decisione annunciata oggi farò ricorso davanti al Tribunale arbitrale per lo sport”.
Pogba, il declino di un campione
La squalifica per doping è solo l’ultimo capitolo del declino di un campione che ha sbagliato tutte le scelte, a cui si è aggiunto il dramma dell’estorsione compiuta dal fratello Mathias. Tornato alla Juventus due stagioni fa, nel pieno della tournée estiva negli Stati Uniti, si ruppe il menisco laterale: il club spinse per l’intervento chirurgico direttamente negli Usa, lui invece ascoltò consiglieri e amici, o presunti tali, perdendo in un colpo solo l’intera stagione e il Mondiale con la scelta di non operarsi. E la fiducia del club che aveva creduto in lui, prelevandolo dal Manchester United a 18 anni, per farlo sbocciare e rivenderlo quattro anni dopo agli stessi Red Devils, prima di concedergli una seconda opportunità a Torino. L’ultima, che si è giocato malissimo, perché probabilmente il francese ad alti livelli non giocherà mai più.
