Il Napoli è preoccupato da quello che non ha, non tanto dai tre quarti del centrocampo titolare (De Bruyne, Anguissa e Lobotka, oltre alla prima riserva Gilmour) quanto da uno stadio che De Laurentiis continua a non percepire all’altezza delle ambizioni del club (altrimenti non l’avrebbe definito «un mezzo cesso») e dunque di partite come quella di stasera, da sempre la più sentita in città a prescindere dalla classifica delle due squadre. «Qui io sento dire che non si ha intenzione nemmeno di radere al suolo il Maradona per ricostruirlo», si lamenta il presidente azzurro. «Come faccio io a competere contro Milan e Inter se non ho uno stadio da 70mila posti con 120 sky box bellissimi?».
Stasera lo scontro diretto
Stasera ci saranno i 55 mila che ci possono stare. Competere, però, compete: con la forza delle idee, della programmazione e di uomini di ispirazione (e passione) superiore, come fu lo Spalletti del terzo scudetto e il Conte che ha ancora tatuato nella retina, anche se non su…
Il Napoli è preoccupato da quello che non ha, non tanto dai tre quarti del centrocampo titolare (De Bruyne, Anguissa e Lobotka, oltre alla prima riserva Gilmour) quanto da uno stadio che De Laurentiis continua a non percepire all’altezza delle ambizioni del club (altrimenti non l’avrebbe definito «un mezzo cesso») e dunque di partite come quella di stasera, da sempre la più sentita in città a prescindere dalla classifica delle due squadre. «Qui io sento dire che non si ha intenzione nemmeno di radere al suolo il Maradona per ricostruirlo», si lamenta il presidente azzurro. «Come faccio io a competere contro Milan e Inter se non ho uno stadio da 70mila posti con 120 sky box bellissimi?».
Stasera lo scontro diretto
Stasera ci saranno i 55 mila che ci possono stare. Competere, però, compete: con la forza delle idee, della programmazione e di uomini di ispirazione (e passione) superiore, come fu lo Spalletti del terzo scudetto e il Conte che ha ancora tatuato nella retina, anche se non sul braccio, il quarto.
I due, curiosamente, non si sono mai affrontati in una partita ufficiale, in quindici anni le loro nobili carriere sono state linee parallele che non si sono incontrate mai, se non per un’amichevole a Singapore, estate 2017, quando Luciano allenava l’Inter e Antonio il Chelsea. Tra anni sabbatici, all’estero e in Nazionale non hanno mai trovato un incrocio in cui confrontare differenze (tante) e somiglianze (meno), nonostante abbiano condiviso quattro panchine: Inter, Juve, Napoli e Italia.
Il ritorno del grande ex
Per Spalletti è il primo ritorno al Maradona dal giorno in cui «io e il Napoli ci siamo resi felici a vicenda. Quello che è stato rimarrà per sempre, le belle storie hanno il potere dell’immortalità». Oggi «sono però un avversario», come lo è Conte con la sua amatissima Juve, con la quale ha tuttavia litigato innumerevoli volte, prima, durante e dopo averla allenata. Alla fine tutti però lo perdonerebbero, forse anche i più recalcitranti, pur di riaverlo dalla loro parte.
Esame per entrambe
È una sfida che rischia lo strabismo, con tutto il passato che la sovrasta, compreso quello più fresco e meno fascinoso delle statistiche: sono sei anni che il Napoli batte implacabilmente la Juventus al Maradona e oggi gli azzurri hanno perlomeno l’ambizione di chiudere il 2025 senza avere mai perso in casa (questa è l’ultima gara interna dell’anno solare), cosa che non avveniva dai tempi del primo scudetto di Diego. Spalletti però lo sguardo preferisce puntarlo avanti: «Ci sono momenti che durano giorni e settimane che passano in un attimo, così come partite che svaniscono subito e altre che rimangono nella memoria. Ecco, questa può dire molto sul nostro futuro». In altri termini, quello del Maradona è, per i bianconeri, un esame di maturità: «Lo si può anche vedere così».
Formazioni
Per il Napoli, insomma, è il momento della resistenza perché in tutto gli infortunati sono addirittura sette e la possibilità di scelta è ridotta all’osso (Elmas dovrà industriarsi da regista), per la Juventus è invece quello del rilancio («Veniamo da tre vittorie consecutive, ma la maglia bianconera è tessuta per questo»), anche se pure lei ha problemi di formazione, perlomeno in difesa. Il centravanti sarà David, mentalmente liberato dall’infortunio di Vlahovic, mentre in mezzo può esserci una chance per Miretti, che in estate Conte avrebbe voluto con sé e che adesso gli servirebbe come il pane.