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Lazio, Pioli e Tare: la rivincita degli uomini 'ombra'

L'abbraccio di Pioli alla squadra dopo l'impresa di Napoli (ansa)
L'allenatore, che veniva da una stagione difficile a Bologna è stata la vera scommessa vinta dalla società. Una cavalcata trionfale resa possibile anche e soprattutto dal lavoro del ds albanese, paziente nello scovare talenti ad un prezzo che poi si è rapidamente moltiplicato
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ROMA - La partita con il Napoli è appena finita, l'impresa è fatta, la Lazio è in finale di Coppa Italia e in tv pungolano il ds Tare, uno dei segreti del successo: "Di quale colpo di mercato sei più orgoglioso?". Niente da fare, pungolatori respinti con un sorriso gelido: "Il gruppo. Sono sincero, è la verità. La nostra filosofia è chiara: tutti devono mettersi a disposizione del gruppo, perché è questo che fa la differenza". Si è visto nella scena finale del San Paolo: la Lazio tutta raccolta al centro del campo a cantare l'inno di Aldo Donati, quello che parla di "un impasto di forza e volontà". E in effetti questa squadra dimostra un carattere speciale e una voglia straordinaria di imporsi, trascinata da un pubblico completamente conquistato dopo i tormenti e le contestazioni delle scorse stagioni.
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Parla del gruppo, Igli Tare, fedele al suo slogan "non conta il nome scritto dietro la maglia ma il simbolo che c'è davanti". Però sa bene che lui e Lotito, primo anche in Lega Pro con la Salernitana, hanno costruito pezzo dopo pezzo un piccolo capolavoro. Prendete la storia di De Vrij. Tare lo ha seguito per un anno intero quando era solo una delle tante promesse del calcio europeo, lo ha convinto a scegliere la Lazio. Il ragazzo in gran segreto aveva fatto un blitz a Formello in primavera, era rimasto colpito dal centro sportivo e dalla palestra, insomma aveva accettato. Poi sia lui che i suoi manager hanno rispettato la parola data anche dopo il Brasile, nonostante il premio Fifa di "miglior difensore dei Mondiali" e corteggiatori spuntati ovunque in Europa. Così, con 6.5 milioni, la Lazio ha acquistato il nuovo Stam, un ragazzo di 23 anni che sembra giochi in biancoceleste e nel nostro campionato da chissà quante stagioni. Un leader che è già perno della difesa del presente e del futuro. Avrebbe potuto parlare di lui, Igli Tare, o di quel Lucas Biglia che il Real Madrid cercò di comprare dopo il Mondiale per sostituire Xabi Alonso. Ma quando il ds lo prese dall'Anderlecht nell'estate 2013 costava 8 milioni e certo non era considerato il formidabile regista moderno diventato il direttore d'orchestra della Lazio e dell'Argentina. E che ora il Psg vorrebbe acquistare a peso d'oro.
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Così come il City ha offerto 10 milioni per il bimbo Keita, altro colpo dell'uomo-mercato biancoceleste: il Barcellona lo allontanò per indisciplina, Tare lo ha accolto e Pioli lo sta facendo diventare un campioncino. Il tecnico gli ha sistemato la testa e lo ha liberato dalla gabbia della linea laterale sinistra, ora è una seconda punta (che studia da centravanti di movimento) a tutti gli effetti. Ancora: Berisha a Napoli è stato decisivo, anche il portiere albanese ha convinto i critici (a proposito, giocherà anche contro l'Empoli dopo la frattura al setto nasale per Marchetti nell'allenamento di giovedì). E come può Tare non essere orgoglioso di Lulic, l'uomo di Coppa (Italia) preso per 3 milioni nell'estate 2011? Di Felipe Anderson si è detto tutto, a 22 anni è già un fuoriclasse nel mirino dei top club europei, dal Manchester City al Real, dallo United al Barcellona. Il Grande Colpo è lui, si è capito da tempo, ma Tare non lo dice. Ha altro in testa, il ds: "Ora sì, l'obiettivo è la Champions, da raggiungere direttamente con il secondo posto. Sarebbe un grande passo avanti per noi. Vogliamo arrivare prima della Roma". E Pioli, la scelta più importante dell'estate 2014, corre rapido verso l'automatico rinnovo del contratto con (meritatissimo adeguamento): "Dalla società e dai tifosi  -  dice orgoglioso il tecnico - ho avuto grandissimo rispetto fin dall'inizio, nonostante il mio nome non sia altisonante". A pensarci bene, forse il vero capolavoro del tandem Lotito-Tare è lui: Pioli ha dovuto convincere gli scettici proprio come Allegri, giusto che la finale di Coppa se la giochino loro due.  
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