ROMA - Ci provano un po' tutti a farlo sbilanciare, ma Pioli preferisce di gran lunga volare basso. Il secondo posto in classifica e la finale di Coppa Italia non devono far commettere alla squadra l'errore di rilassarsi e sentirsi arrivata. E il tecnico della Lazio lo sottolinea ancora una volta ai microfoni di Mediaset: "In questo momento dobbiamo rimanere concentrati, siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo ma ancora non abbiamo ottenuto nulla, quindi c'è da continuare a lavorare con grande attenzione".
PIOLI PENSA ALLA JUVE: "ANDIAMO A TORINO PER VINCERE" - Resta il fatto che dal suo arrivo la Lazio ha cambiato musica. Dopo aver chiuso l'ultimo campionato al nono posto e nel pieno della contestazione da parte dei tifosi verso il presidente Lotito, ora sembra di vivere su un altro pianeta. Il segreto, anche questa volta, sta nella semplicità: "Lavoriamo con grande fiducia. Abbiamo capito da subito le potenzialità di questa squadra, la società ci ha messo e ci sta mettendo nelle condizioni migliori per poter lavorare bene". Tanto da far sì che Pioli venga ripetutamente paragonato ad allenatori che hanno scritto pagine di storia del club come Maestrelli ed Eriksson: "Chiaramente tutti questi attestati di stima non possono che farmi piacere. ma ripeto: c'è ancora tanto da fare, al momento non abbiamo centrato il nostro obiettivo e non abbiamo ottenuto nulla. Mancano ancora troppe partite per festeggiare, dobbiamo rimanere concentrati". E magari cercare di fare lo scherzetto alla Juve sabato prossimo: "Ci vogliamo provare. Sicuramente vogliamo affrontare la partita per uscire dal campo senza rimpianti o rimorsi". In chiusura, una frecciatina alla Roma che lo scartò definendolo - si dice - un tecnico capace solo a salvarsi: "Si sbaglia a pensare che siano vincenti solo gli allenatori che vincono. Io credo siano vincenti tutti gli allenatori che c'entrano gli obiettivi che la società si è prefissata. Se un allenatore viene chiamato per salvare la squadra e ottiene la salvezza io credo che sia lo stesso livello di altri allenatori che hanno un potenziale diverso e che giocano e lottano per vincere".
ANDERSON: "AFFRONTIAMO I MIGLIORI D'ITALIA, MA SIAMO FORTI ANCHE NOI" - Nel pomeriggio è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale Felipe Anderson per festeggiare i suoi 22 anni. Il talento brasiliano ha parlato un po' di tutto, a partire dalla sfida alla Juve: "Contro di loro è una partita diversa, sono i migliori d'Italia. Ma siamo in un momento importante, consapevoli di essere forti. Li rispettiamo ma cercheremo di fare del nostro meglio per metterli in difficoltà. Segnare un'altra doppietta a Torino? Sarebbe un sogno, ma contro Buffon non sarà semplice". Parla da leader, Felipe. Un altro giocatore rispetto a quello di un anno fa: "Già a fine stagione scorsa mi sentivo bene e sapevo che potevo giocare il mio calcio. Scrissi sui miei social network che non ero contento di andare in vacanza perché volevo far meglio sin da subito. Poi nel ritiro ho sentito la fiducia dei tifosi e ho avuto subito una gran voglia di ricominciare. Sono cresciuto in una famiglia umile, mio padre mi diceva sempre di esserlo e di trattare le persone allo stesso modo. Devo essere sempre me stesso". Così è riuscito a cambiare marcia: "Tutto è cambiato nel momento in cui Pioli mi ha messo titolare quando Candreva, purtroppo per lui, si è infortunato. L'allenatore mi ha detto che avevo la mia chance di giocare e che dovevo dimostrare il mio valore. Poi dopo il primo gol in serie A sono riuscito a fare tante cose buone. Lì mi sono sbloccato davvero, ma solo perché avevo trovato fiducia in me stesso. Senza di quella non sarebbe stato semplice tirare da fuori".
IL BRASILIANO: "IL SEGRETO DI PIOLI È LA SUA UMILTÀ" - Sul suo gol più bello, Anderson non ha dubbi: "Quello con il Sassuolo. Il più importante invece è quello nel derby, perché me lo chiedevano tutti da quando sono arrivato a Roma. Inizialmente quando ho tirato e ho visto la palla entrare non ci credevo. Poi dopo 5 minuti ho ricontrollato sui maxischermi per capire se fosse vero". E tutti i tifosi si sono innamorati di lui: "È una sensazione bellissima. Quando ero bambino in Brasile guardavo la serie A e invidiavo Ronaldo, Ronaldinho e Kakà perché vedevo che erano idoli e la gente gli voleva bene. Sognavo di essere al loro posto. Sarò per sempre riconoscente alla Lazio". In questa stagione ha dimostrato di saper segnare in ogni modo, destro, sinistro e anche di testa. Ma il brasiliano vuole ancora migliorare: "Devo lavorare nelle situazioni in area di rigore. Spesso quando mi trovo lì sbaglio nell'uno contro uno affrontando il portiere". Il numero 7 parla poi di Pioli: "L'umiltà è il suo segreto. Dopo 8 partite vinte dice che non abbiamo fatto niente e riesce a metterlo nella nostra testa. È per questo che in allenamento tutti corrono, scivolano e danno il massimo. La sua umiltà mi sorprende ogni giorno".
PIOLI PENSA ALLA JUVE: "ANDIAMO A TORINO PER VINCERE" - Resta il fatto che dal suo arrivo la Lazio ha cambiato musica. Dopo aver chiuso l'ultimo campionato al nono posto e nel pieno della contestazione da parte dei tifosi verso il presidente Lotito, ora sembra di vivere su un altro pianeta. Il segreto, anche questa volta, sta nella semplicità: "Lavoriamo con grande fiducia. Abbiamo capito da subito le potenzialità di questa squadra, la società ci ha messo e ci sta mettendo nelle condizioni migliori per poter lavorare bene". Tanto da far sì che Pioli venga ripetutamente paragonato ad allenatori che hanno scritto pagine di storia del club come Maestrelli ed Eriksson: "Chiaramente tutti questi attestati di stima non possono che farmi piacere. ma ripeto: c'è ancora tanto da fare, al momento non abbiamo centrato il nostro obiettivo e non abbiamo ottenuto nulla. Mancano ancora troppe partite per festeggiare, dobbiamo rimanere concentrati". E magari cercare di fare lo scherzetto alla Juve sabato prossimo: "Ci vogliamo provare. Sicuramente vogliamo affrontare la partita per uscire dal campo senza rimpianti o rimorsi". In chiusura, una frecciatina alla Roma che lo scartò definendolo - si dice - un tecnico capace solo a salvarsi: "Si sbaglia a pensare che siano vincenti solo gli allenatori che vincono. Io credo siano vincenti tutti gli allenatori che c'entrano gli obiettivi che la società si è prefissata. Se un allenatore viene chiamato per salvare la squadra e ottiene la salvezza io credo che sia lo stesso livello di altri allenatori che hanno un potenziale diverso e che giocano e lottano per vincere".
ANDERSON: "AFFRONTIAMO I MIGLIORI D'ITALIA, MA SIAMO FORTI ANCHE NOI" - Nel pomeriggio è intervenuto ai microfoni della radio ufficiale Felipe Anderson per festeggiare i suoi 22 anni. Il talento brasiliano ha parlato un po' di tutto, a partire dalla sfida alla Juve: "Contro di loro è una partita diversa, sono i migliori d'Italia. Ma siamo in un momento importante, consapevoli di essere forti. Li rispettiamo ma cercheremo di fare del nostro meglio per metterli in difficoltà. Segnare un'altra doppietta a Torino? Sarebbe un sogno, ma contro Buffon non sarà semplice". Parla da leader, Felipe. Un altro giocatore rispetto a quello di un anno fa: "Già a fine stagione scorsa mi sentivo bene e sapevo che potevo giocare il mio calcio. Scrissi sui miei social network che non ero contento di andare in vacanza perché volevo far meglio sin da subito. Poi nel ritiro ho sentito la fiducia dei tifosi e ho avuto subito una gran voglia di ricominciare. Sono cresciuto in una famiglia umile, mio padre mi diceva sempre di esserlo e di trattare le persone allo stesso modo. Devo essere sempre me stesso". Così è riuscito a cambiare marcia: "Tutto è cambiato nel momento in cui Pioli mi ha messo titolare quando Candreva, purtroppo per lui, si è infortunato. L'allenatore mi ha detto che avevo la mia chance di giocare e che dovevo dimostrare il mio valore. Poi dopo il primo gol in serie A sono riuscito a fare tante cose buone. Lì mi sono sbloccato davvero, ma solo perché avevo trovato fiducia in me stesso. Senza di quella non sarebbe stato semplice tirare da fuori".
IL BRASILIANO: "IL SEGRETO DI PIOLI È LA SUA UMILTÀ" - Sul suo gol più bello, Anderson non ha dubbi: "Quello con il Sassuolo. Il più importante invece è quello nel derby, perché me lo chiedevano tutti da quando sono arrivato a Roma. Inizialmente quando ho tirato e ho visto la palla entrare non ci credevo. Poi dopo 5 minuti ho ricontrollato sui maxischermi per capire se fosse vero". E tutti i tifosi si sono innamorati di lui: "È una sensazione bellissima. Quando ero bambino in Brasile guardavo la serie A e invidiavo Ronaldo, Ronaldinho e Kakà perché vedevo che erano idoli e la gente gli voleva bene. Sognavo di essere al loro posto. Sarò per sempre riconoscente alla Lazio". In questa stagione ha dimostrato di saper segnare in ogni modo, destro, sinistro e anche di testa. Ma il brasiliano vuole ancora migliorare: "Devo lavorare nelle situazioni in area di rigore. Spesso quando mi trovo lì sbaglio nell'uno contro uno affrontando il portiere". Il numero 7 parla poi di Pioli: "L'umiltà è il suo segreto. Dopo 8 partite vinte dice che non abbiamo fatto niente e riesce a metterlo nella nostra testa. È per questo che in allenamento tutti corrono, scivolano e danno il massimo. La sua umiltà mi sorprende ogni giorno".