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Due anni di Simone Inzaghi, il timoniere 'di riserva' che ha fatto grande la Lazio

Simone Inzaghi (agf)
Ha esordito il 3 aprile 2016 succedendo a Pioli. Dopo il rifiuto estivo di Bielsa, la società biancoceleste gli ha affidato la panchina. Numeri da record: ha vinto il 57 per cento delle partite e la Supercoppa italiana
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ROMA - Esattamente due anni fa, il 3 aprile 2016, un esordiente Simone Inzaghi subentra ufficialmente all'esonerato Stefano Pioli per le ultime 7 giornate di campionato. Sono partite che non hanno grande valenza a livello di obiettivi, ma che per lui, il tecnico promosso dalla Primavera, significano l'opportunità di farsi conoscere nel calcio vero anche come allenatore, dopo averlo fatto in passato da calciatore. Il presidente Lotito e il direttore sportivo Tare gli fanno così il regalo più bello per i suoi 40 anni, che avrebbe compiuto appena due giorni dopo. E i due dirigenti allo stesso tempo utilizzano quelle ultime 7 gare per valutare quale possa essere il reale valore di quel tecnico, che tanto bene aveva fatto nel settore giovanile. 

DUE ANNI DI INZAGHI: IL 3 APRILE 2016 IL SUO DEBUTTO - Simone Inzaghi non perde tempo, accetta subito l'incarico, sceglie il 4-3-3 utilizzato fino a quel momento in modo quasi inderogabile nella Primavera per dare certezze alla squadra e provare a rimettere le cose a posto in quella Lazio: una squadra reduce dalla cocente sconfitta per 4-1 nel derby, ultima goccia che porta a far traboccare un vaso già colmo di delusioni, tra cui anche l'eliminazione negli ottavi di finale di Europa League per mano di un tutt'altro che irresistibile Sparta Praga. In quelle sette partite conclusive arrivano 12 punti, frutto di 4 vittorie e tre sconfitte. E la Lazio riesce a chiudere a testa alta la sua stagione. Poi c'è l'estate dell'impasse, con la società alla ricerca di una nuova guida e l'idea di mandare Inzaghi a crescere e fare gavetta nella Salernitana, in Serie B: vengono valutati vari profili, da Prandelli a Mazzarri, da Mihajlovic a Sampaoli. Alla fine viene scelto Marcelo Bielsa, che conferma la sua fama di "Loco" e, per via di incomprensioni sul calciomercato con il club, rassegna le dimissioni a pochi giorni dalla partenza per il ritiro di Auronzo di Cadore. 

DAL CAOS BIELSA AL PRIMO TROFEO DA ALLENATORE - Lotito e Tare allora tornano a puntare forte su Inzaghi, lo richiamano e "dirottano" la sua prima esperienza in panchina da Salerno a Roma. La scelta non poteva essere migliore, come confermano i risultati ottenuti dall'ex allenatore della Primavera in questi due anni. Nonostante l'inizio turbolento (con tanto di contestazione da parte dei tifosi durante il ritiro), il tecnico riesce a estraniarsi dal contesto esterno e motivare i suoi giocatori a dare il meglio possibile, pensando solo a lavorare sul campo. E i risultati arrivano subito, tanto da far ricredere chi aveva dubitato di lui e riportare la gente allo stadio, come non accadeva ormai da anni all'Olimpico. Nella sua prima stagione riesce a riportare la Lazio in Europa League, giocandosi tra l'altro una finale di Coppa Italia contro la Juventus. La perde, ma gli vale comunque la possibilità di prendersi una rivincita al suo secondo anno in panchina da inizio stagione, in Supercoppa italiana. Il gol in pieno recupero di Murgia, uno dei tanti giovani lanciati in prima squadra, gli regala il suo primo trofeo, rendendolo tra l'altro l'unico nella storia della Lazio ad averlo vinto sia da calciatore che da allenatore. 

I SUOI NUMERI DA RECORD: HA VINTO IL 57% DELLE PARTITE - È solo l'inizio di un'annata esaltante, che proietta Inzaghi nell'olimpo dei tecnici con il rendimento più alto della storia biancocelesti, viaggiando a medie viste solo con gli allenatori dei due scudetti, Tommaso Maestrelli e Sven Goran Eriksson. Il suo bilancio complessivo, in questi due anni di Lazio, dice che fino a questo momento ha guidato la squadra in 95 occasioni, vincendo in 54 di queste, pareggiando in 16 e perdendo in 25. Viaggia alla media di 1,87 punti a partita, con una percentuale di vittoria del 57%. E poi ci sono i gol realizzati dalla sua squadra, ben 203 (2,18 a gara), a fronte dei 127 subiti (1,33). Sono stati due anni intensi, insomma, da quel 3 aprile di due anni fa. E tra campionato ed Europa League, Inzaghi può rendere questa sua avventura ancora più ricca di emozioni e soddisfazioni. A partire dalla partita di giovedì con il Salisburgo all'Olimpico, proprio nel giorno del suo 42esimo compleanno.
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