Lecce, Liverani: "Quindici punti hanno spento la nostra fame"
Fabio Liverani (ansa)
Il tecnico interpreta la prestazione senza mordente contro il Brescia
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BRESCIA - "Non è che non sappiamo giocare a pallone, è che facciamo un possesso palla sterile: tre tocchi quando ne basta uno, su questo dobbiamo rivedere la nostra partita". Fabio Liverani si concentra sul suo Lecce che a Brescia stecca come mai aveva fatto, finora fuori casa. E non perché non abbia provato a fare la partita, ma perché si è consegnato all'avversario con una ingenuità disarmante.
"Credo che l'allarme venga quando manchi continuità dice il tecnico salentino. "Difficilmente abbiamo giocato male più partite. La partenza di oggi è stata una delle migliori, ma è normale che se sbagliamo l'ultimo passaggio, il cross e il dribbling, allora diventa difficile. Su questo dobbiamo lavorare tanto, non c'è stata qualita'".
Qualcuno si aspettava la conferma di Falco dopo la sua prova col Genoa...
"Ne ho parlato con lui prima della partita - ha detto Liverani - è stato lui il primo a dirmi che non si sentiva. Non faccio mai decisioni senza senso, Falco se è al 100 per cento gioca, è un giocatore importante". Non è stata la mancanza di un singolo, comunque...
"Abbiamo sbagliato atteggiamento, forse per via dei 15 punti che abbiamo e che ci hanno dato troppa serenita'.
Insiste Liverani sulla manovra: e ribadisce.
"Il possesso palla è stato sterile, tre tocchi per far girare la palla. Bisogna prendersi più responsabilita', anche la gamba deve avere velocità superiore. Necessario alzare la qualità di esecuzione e di giocata. I primi due gol sono due regali nostri. Andare sotto così è difficile per tutti, per noi è una montagna insuperabile. Ci sono stati troppo errori individuali, faccio fatica a migliorarli. In questo momento siamo poco attenti e poco concentrati. I miei ragazzi non hanno la percezione del pericolo della partita, dovrò allenarli su questo". Solo alla fine accenna alla lite con Balotelli.
"Ognuno di noi ha una storia, anch'io non sono bianco. Sto sui campi da 20 anni, non ho mai preso un "buu". Non si può strumentalizzare, ci vuole educazione. Si può avere un comportamento meno furbo, abbiamo la possibilità di scrivere la nostra storia. Bisogna saper fare e stare al proprio posto".