MILANO - Dopo il grigissimo primo tempo della partita con la Samp, il processo di provincializzazione del Milan pareva oggettivamente inarrestabile. Lo attestavano numerosi elementi, per l'appunto oggettivi. La formazione in campo, che avrebbe potuto essere tranquillamente scambiata con quella di una squadra di seconda fascia. Il livello delle giocate individuali, che fatta salva qualche eccezione (De Jong, Robinho, ogni tanto Mexès) era piuttosto sconfortante. L'assenza di pericolosità in attacco, dove l'involuzione di Matri rispetto alla fresca esperienza juventina sta diventando un limite evidente per l'intera fase offensiva del gioco. La cifra degli abbonati (23.372, minimo dell'era Berlusconi), lontanissima dai 73.500 di 18 anni fa e alla portata anche di club di città di media grandezza.
Il gol di Birsa, all'inizio del secondo tempo, non ha di colpo cancellato tutti questi segnali inquietanti. Però il guizzo del titolare per caso - Galliani lo ha pescato tra le riserve del Genoa negli ultimi giorni del mercato, in uno scambio per Antonini, e lo sloveno rincalzo di Kakà e di Montolivo finora aveva confermato una mediocrità mica tanto aurea - è stato molto più importante della vittoria in sé. E' servito a battere la Sampdoria, ma soprattutto ad aiutare l'allenatore nella sua complicatissima battaglia. Che è proprio quella di allontanare dal Milan il rischio di assuefarsi alla dimensione, inedita e difficile da accettare, di un club non più di prima grandezza. Un club che non può spendere quanto il Real, il Barcellona, il Bayern e parecchie società inglesi, ma anche quanto il Napoli, la Juve, la Fiorentina e da domani forse anche l'Inter. Un club che sa benissimo come non basti certo la maglia rossonera per trasformare giocatori normalissimi in campioni.
Il gol alla Samp è stato fondamentale. E' come se Birsa si fosse orgogliosamente ribellato all'etichetta di calciatore di periferia e avesse trascinato i compagni nella ribellione annunciata da Allegri: il Milan non vuole rimanere alla periferia dell'impero. In campionato insegue ancora un piazzamento da Champions, malgrado l'ennesima falsa partenza, e in Champions vuole arrivare il più lontano possibile, cioè almeno ai quarti di finale.
Il confine tra un obiettivo sbandierato e l'utopia non è mai stato tanto sottile: con la formazione schierata contro la Sampdoria - forzatamente, per via degli infortuni - non esistono ragionevoli possibilità di entrare tra le prime tre del campionato. Ma Allegri, dalla partita di Champions con l'Ajax, comincerà a recuperare i primi titolari veri e la sua complicatissima impresa diventerà un po' meno utopica. Montolivo permetterà alla squadra di ridurre l'altissima percentuale di passaggi sbagliati, principale freno a qualunque azione d'attacco. El Shaarawy garantirà quel supplemento di velocità indispensabile per aggirare le difese schierate.
De Sciglio e Kakà, invece, dovrebbero tornare a metà ottobre, dopo la sosta per le nazionali, infondendo un po' di sicurezza alla difesa e al centrocampo, che proprio dall'insicurezza nelle giocate più elementari sembrano attualmente condizionati. Ma anche se ad Allegri il discorso piace poco, la chiave dell'immediato salto in avanti del Milan resta Balotelli. Senza di lui la squadra può vincere lo stesso qualche partita, però manca della qualità più importante per vincere le partite contro gli avversari più forti: l'imprevedibilità. Il problema è che Balotelli non è imprevedibile soltanto per le sue giocate. Così ad Amsterdam, contro l'Ajax che ha appena rifilato 6 gol ai provincialissimi Go Ahead Eagles nel campionato olandese, l'esame sarà per il Milan con Balotelli. Il Milan meno provinciale. Ma anche quello che non ha ancora fatto nulla per dimostrare di essere all'altezza del proprio passato.
Il gol di Birsa, all'inizio del secondo tempo, non ha di colpo cancellato tutti questi segnali inquietanti. Però il guizzo del titolare per caso - Galliani lo ha pescato tra le riserve del Genoa negli ultimi giorni del mercato, in uno scambio per Antonini, e lo sloveno rincalzo di Kakà e di Montolivo finora aveva confermato una mediocrità mica tanto aurea - è stato molto più importante della vittoria in sé. E' servito a battere la Sampdoria, ma soprattutto ad aiutare l'allenatore nella sua complicatissima battaglia. Che è proprio quella di allontanare dal Milan il rischio di assuefarsi alla dimensione, inedita e difficile da accettare, di un club non più di prima grandezza. Un club che non può spendere quanto il Real, il Barcellona, il Bayern e parecchie società inglesi, ma anche quanto il Napoli, la Juve, la Fiorentina e da domani forse anche l'Inter. Un club che sa benissimo come non basti certo la maglia rossonera per trasformare giocatori normalissimi in campioni.
Il gol alla Samp è stato fondamentale. E' come se Birsa si fosse orgogliosamente ribellato all'etichetta di calciatore di periferia e avesse trascinato i compagni nella ribellione annunciata da Allegri: il Milan non vuole rimanere alla periferia dell'impero. In campionato insegue ancora un piazzamento da Champions, malgrado l'ennesima falsa partenza, e in Champions vuole arrivare il più lontano possibile, cioè almeno ai quarti di finale.
Il confine tra un obiettivo sbandierato e l'utopia non è mai stato tanto sottile: con la formazione schierata contro la Sampdoria - forzatamente, per via degli infortuni - non esistono ragionevoli possibilità di entrare tra le prime tre del campionato. Ma Allegri, dalla partita di Champions con l'Ajax, comincerà a recuperare i primi titolari veri e la sua complicatissima impresa diventerà un po' meno utopica. Montolivo permetterà alla squadra di ridurre l'altissima percentuale di passaggi sbagliati, principale freno a qualunque azione d'attacco. El Shaarawy garantirà quel supplemento di velocità indispensabile per aggirare le difese schierate.
De Sciglio e Kakà, invece, dovrebbero tornare a metà ottobre, dopo la sosta per le nazionali, infondendo un po' di sicurezza alla difesa e al centrocampo, che proprio dall'insicurezza nelle giocate più elementari sembrano attualmente condizionati. Ma anche se ad Allegri il discorso piace poco, la chiave dell'immediato salto in avanti del Milan resta Balotelli. Senza di lui la squadra può vincere lo stesso qualche partita, però manca della qualità più importante per vincere le partite contro gli avversari più forti: l'imprevedibilità. Il problema è che Balotelli non è imprevedibile soltanto per le sue giocate. Così ad Amsterdam, contro l'Ajax che ha appena rifilato 6 gol ai provincialissimi Go Ahead Eagles nel campionato olandese, l'esame sarà per il Milan con Balotelli. Il Milan meno provinciale. Ma anche quello che non ha ancora fatto nulla per dimostrare di essere all'altezza del proprio passato.