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Milan: il ritorno di Kakà, il campione fa la differenza

Il calcio italiano ritrova un fuoriclasse: i rossoneri ne avevano bisogno per ritrovare il genio smarrito con la cessione di Ibra. Per il pareggio con il Barça molto merito è di Allegri, che ha azzerato con la tattica la differenza tecnica: il difensivismo riveduto e corretto ha premiato. Secondo l'Equipe Honda ha già firmato
di ENRICO CURRO'

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MILANO - Lo stupore pieno di gratitudine col quale il Meazza ha accolto le giocate del redivivo Kakà dimostra essenzialmente due cose. La prima è che è tornato nel calcio italiano un campione autentico: è verosimile che l'età e gli infortuni gli abbiano tolto la straordinaria continuità ad alto livello della sua prima vita milanista, ma è altrettanto probabile che il Milan abbia ritrovato un pizzico del genio smarrito con l'addio di Ibrahimovic e indispensabile per vincere molte partite stagnanti. La seconda cosa è che purtroppo il calcio italiano ha ormai perso la consuetudine con i fuoriclasse: ne basta uno vero e non gonfiato dalla propaganda, per attempato e intermittente che sia, e subito si vede la differenza.

IL SEGRETO DELLE SQUADRE B - L'abbassamento del livello medio non è figlio del caso. La sconfitta pomeridiana per 6-2 della Primavera rossonera contro gli omologhi giovani del Barcellona, che ha fatto da prologo alla sfida serale di San Siro, è un po' bugiarda nelle dimensioni (come Inzaghi allenatore ha giustamente rilevato), però attesta come il problema dell'attuale divario tecnico rispetto al Barça e in generale alle più grandi squadre europee attuali abbia origini lontane: parte dagli investimenti economici sui settori giovanili e dalla presenza nei paesi più lungimiranti delle cosiddette squadre B, che in un campionato vero (la serie B o la C spagnola, ad esempio) permettono ai ragazzi più bravi di trovare sbocco immediato al proprio talento, misurandosi subito con la durezza di un torneo ben diverso dalla rassicurante ovatta del campionato Primavera.

I MERITI DI ALLEGRI - Queste premesse tecniche accentuano il valore del pareggio del Milan col Barcellona, proprio perché l'evidente differenza tecnica è stata azzerata da un'eccellente tattica. Allegri ha scelto l'unica strada praticabile contro i giocolieri di Martino: il difensivismo, sia pure riveduto e corretto attraverso le studiate fiammate iniziali, che hanno di fatto obbligato il Barça a non sottovalutare la forza del contropiede avversario, valorizzato appunto da un contropiedista per natura come Kakà. Aderire ai canoni della scuola italiana non è un delitto: anzi, è un merito, quando la strategia nasce dalla consapevolezza dei propri limiti e dall'accurato studio dei pochi punti deboli del rivale. Anche Berlusconi, fautore del modulo col trequartista e le due punte e dell'offensivismo spinto, avrà dovuto convenire davanti alla televisione che non esisteva altra formula possibile, per attenuare gli effetti del solito, strabordante possesso palla del Barça.

DIFENSIVISMO OK - Fino all'ingresso di Balotelli, stavolta poco rilevante, il Milan ha giocato con il 4-5-1, cioè con un sistema basato sulla difesa e sul contropiede, per giunta senza un centravanti di ruolo: Kakà e Birsa hanno fatto le ali tornanti, spesso i terzini, e l'infoltimento del centrocampo ha dato i suoi frutti, funzionando da catapulta ogni volta che veniva recuperato il pallone, come si è visto nell'azione del vantaggio firmato da Robinho. Per paradosso, ma mica poi tanto, anche il gol del pareggio di Messi è nato in contropiede, quando la squadra si è abbandonata al gusto di competere con i palleggiatori massimi sul piano del palleggio e ne è stata castigata. Ma contro avversari meno forti del Barcellona  -  cioè contro quasi tutte le squadre del campionato italiano  -  questo modulo potrà essere efficacemente replicato: allora sì che il 4-5-1 diventerà, sul serio, un 4-3-3. Lo stesso Kakà ha avallato a fine partita la propria conversione al ruolo di esterno.

L'ESAME DEL CAMP NOU - Sarebbe, in fondo, il ritorno al tipo di gioco, forgiato da Allegri e non molto gradito a Berlusconi, che nella scorsa stagione fu premiato dalla lunga rimonta fino al terzo posto. E sarebbe, soprattutto, la maniera migliore per sfruttare tutti e tre insieme Kakà, Balotelli ed El Shaarawy. Esiste tuttavia anche la strada di un compromesso tattico: un Milan cangiante, in grado di passare con disinvoltura dalle due ali al trequartista, grazie alla duttilità di Kakà, e di approfittare così anche della presenza in rosa di due centravanti puri come Pazzini e Matri. Quale che sia l'approdo tattico, una cosa è certa: l'Europa è il terreno ideale per gli esperimenti, perché la consapevolezza di potere fermare squadre come il Barcellona regala autostima e fiducia nelle svolte tattiche. Anche per questo, col fastidioso Celtic in agguato, sarà fondamentale la controprova del Camp Nou: tra due settimane il Milan capirà meglio dove lo può portare questa stagione, cominciata maluccio e aggiustata un po' lungo la via.  

L'EQUIPE: HONDA HA FIRMATO
- Intanto si torna a parlare di Honda: secondo il quotidiano francese 'L'Equipe' il giapponese ha firmato un contratto di quattro anni e mezzo con il Milan. Il 27enne giocatore del Cska dovrebbe quindi trasferirsi al Milan a gennaio.

 
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