MILANO - A quasi un quarto del campionato, che è un tragitto sufficiente perché i distacchi tra le concorrenti non possano più essere considerati figli del caso, il Milan è decimo in classifica. Ha incassato in media quasi 2 gol a partita e ha ben 11 punti di distacco dal terzo posto della zona Champions, per tacere dei 16 che lo separano dalla Roma capolista. E', insomma, una squadra costretta a interrogarsi sulle proprie prospettive, oggi decisamente vicine al fallimento stagionale. La prassi italiana, che il club in verità ha raramente seguito, vuole che in questi casi le colpe ricadano sull'allenatore. Nel giorno della sconfitta di Parma Berlusconi non ha lasciato filtrare alcun commento sulla situazione e il suo silenzio, in passato, preludeva al pollice verso.
LAZIO E FIORENTINA DECISIVE - I risultati delle due prossime partite in casa con Lazio e Fiorentina saranno decisivi per orientare l'umore del datore di lavoro. Ma per il momento i chiaroscuri di Parma - al pessimo primo tempo è seguita una ripresa reattiva - lasciano intendere che Allegri abbia ancora saldo il controllo della squadra: la sostituzione di Balotelli e il riuscito cambio di modulo nei primi minuti del secondo tempo, con l'ingresso di Kakà e Matri, dimostrano che sa correggere gli errori di partenza. Il limite, semmai, è un altro. Le molte distrazioni di Parma, a quattro giorni dalla serata di notevole concentrazione col Barcellona, confermano che alcuni giocatori affrontano l'avversario con un atteggiamento diverso, a seconda della teorica importanza dell'impegno: il Robinho della Champions, ad esempio, non aveva parentela con quello del Tardini. E' dunque l'Allegri motivatore, semmai, a mostrare qualche carenza, non il tecnico.
GALLIANI ANTI-ARBITRI - Sugli evidentissimi peccati di Constant come terzino o sulle leggerezze di Zapata in marcatura non c'è molto da fare: emerge troppo spesso l'inadeguatezza di qualcuno al livello indispensabile per fare il titolare di una grande squadra. L'unico rimedio è dunque che il livello si alzi, semplicemente, con l'inserimento di qualcun altro: l'imminente ritorno di De Sciglio e quello un po' più lontano di Bonera, in attesa del debutto a gennaio di Rami, dovrebbero migliorare le cose. Ma intanto la zona Champions si è allontanata ancora. Così Galliani, anche per togliere pressione all'allenatore, se l'è presa con l'arbitro Valeri. Gli rimprovera di non avere visto due rigori, per un fallo di mano di Lucarelli e per un rude contrasto su Matri, e soprattutto di avere permesso a Parolo di calciare la punizione del 3-2, al 4' minuto di recupero, più avanti di 6 metri rispetto al punto in cui Zapata aveva effettivamente commesso il fallo. La tesi di Galliani è che la signorile assenza di proteste del club contro gli errori arbitrali venga scambiata per autorizzazione a perpetrare qualunque genere di sopruso, a differenza di quanto accade - il paragone non detto è implicito - alla Juve. La tesi è molto discutibile, anche perché periodicamente il Milan degli arbitri si è lamentato, eccome. Non ammettere che certe sconfitte siano logica conseguenza del gioco e degli errori dei calciatori e puntare il dito contro gli arbitraggi suona come un alibi di comodo. Anche ammesso che i due rigori reclamati dal Milan ci fossero, non è infatti giusto tacere che pure il Parma avrebbe validi motivi per censurare Valeri: Cassano è stato travolto in area da Gabriel e De Jong è stato soltanto ammonito e non espulso, per un fallo che interrompeva una chiara occasione da gol. Anche Donadoni, insomma, avrebbe avuto di che lamentarsi. La lettura più verosimile dello sfogo di Galliani è perciò che abbia voluto spostare l'attenzione dai problemi attuali della squadra.
BALOTELLI, ANCORA UN CASO - Il massimo talento del Milan è stato sostituito per la prima volta, in maniera chiarissima, per scarso rendimento. Spiegandolo subito pubblicamente - e aggiungendo che temeva la sua espulsione, dopo l'evitabilissimo cartellino giallo per simulazione - Allegri ha certificato che Balotelli è un giocatore come tutti gli altri. Dopo la ramanzina per lo scarso impegno contro il Barcellona, quand'era partito dalla panchina, si tratta di un ulteriore passaggio molto esplicito nel percorso mirato a convincere l'attaccante che non può e non deve più considerarsi il centro di gravità della squadra. Sgravarlo dalle responsabilità, per renderlo più sereno nell'approccio alle partite, è un intento apprezzabile. Per ora gli effetti sono tutti da dimostrare: la ricerca del rigore con il tuffo che gli è valso l'ammonizione, dopo avere superato con un gesto tecnico da campione Biabiany e Cassani, è parsa l'ennesimo atto di sfida contro gli arbitri. Sarebbe stato molto più semplice filare dritto verso la porta.
DE JONG E GABRIEL, DUE REBUS - Il centrocampista olandese è spesso tra i migliori in campo: recupera un sacco di palloni e vince quasi tutti i contrasti. Il problema è la sua posizione centrale. Di fatto De Jong, giocando molto schiacciato davanti alla difesa, si trova sempre nel vivo dell'azione e tocca spesso a lui avviarla. Per caratteristiche non lo fa quasi mai con passaggi verticali o con aperture improvvise sulle fasce, ma per lo più con brevi tocchi laterali. Se il Milan viene attaccato o se il monopolio del pallone è degli avversari, come contro il Barça, la sua capacità di rubare palla e di smistarla prontamente diventa quindi un prezioso valore aggiunto e innesca subito il contropiede. Ma se gli avversari stanno piazzati in difesa e infoltiscono al massimo il centrocampo, come ha fatto con successo il Parma di Donadoni, diventa un limite. Sarebbe preferibile che l'azione del Milan venisse avviata centralmente da un giocatore più creativo, come Montolivo, che invece finisce per trasformarsi soltanto in incontrista, sul contropiede altrui. Quanto al portiere, aspettando Abbiati Allegri ha dato fiducia al giovane brasiliano Gabriel, che era stato molto bravo con l'Udinese. Ma Amelia, altrettanto bravo col Barcellona, non ha gradito. E Gabriel non si è guadagnato la fiducia dell'allenatore: fortunato sulla girata centrale di Amauri a inizio ripresa - era un po' fuori posizione - si è lasciato sorprendere dalla punizione di Parolo, dopo avere piazzato male una barriera di due uomini, che oltretutto si è aperta. E' stato un peccato di inesperienza, che rischia di costare caro al Milan.
L'OTTIMISMO DELLA VOLONTA' - Esistono comunque fondate speranze di arrampicarsi un po' in classifica e anche abbastanza rapidamente, sfruttando gli impegni in casa contro Lazio e Fiorentina: in fondo la rabbiosa rimonta di Parma, dallo 0-2 al 3-2 sfiorato, dimostra una capacità di reazione e una forza mentale e fisica notevoli. Ma c'è, dall'altro lato, l'allarme costante di una qualità tecnica complessiva insufficiente: per vincere le partite, in serie A, servono inventori alla Cassano o quanto meno incursori alla Parolo, tanto per restare alla rosa di una squadra abbastanza equilibrata come il Parma. Invece la rosa del Milan per ora non è equilibrata affatto. Però Allegri è ottimista. Riavrà prestissimo De Sciglio, ha finalmente visto in campo Saponara, e si augura di riavere tra non molto Pazzini, El Shaarawy e Bonera. A gennaio, inoltre, arriveranno Rami e Honda.
KAKA' FONDAMENTALE - A dargli fiducia è soprattutto la presenza di Kakà, la cui duttilità - ala tornante col Barcellona, rifinitore-regista col Parma - permette l'utilizzo di quattro moduli diversi, senza che l'equilibrio di squadra ne risenta. L'oscillazione tra il sistema col trequartista e le due punte caldeggiato da Berlusconi, il tridente canonico, l'albero di Natale e infine il quartetto d'attacco del secondo tempo di Parma, con tre rifinitori intercambiabili alla spalle del centravanti, viene giudicata una risorsa: poche squadre hanno tante alternative tattiche in attacco. Peccato, però, che il problema più urgente da risolvere sia la fase difensiva: la Roma ha subito 1 gol in 9 partite, il Milan 16. La differenza, oggi, è soprattutto questa.
LAZIO E FIORENTINA DECISIVE - I risultati delle due prossime partite in casa con Lazio e Fiorentina saranno decisivi per orientare l'umore del datore di lavoro. Ma per il momento i chiaroscuri di Parma - al pessimo primo tempo è seguita una ripresa reattiva - lasciano intendere che Allegri abbia ancora saldo il controllo della squadra: la sostituzione di Balotelli e il riuscito cambio di modulo nei primi minuti del secondo tempo, con l'ingresso di Kakà e Matri, dimostrano che sa correggere gli errori di partenza. Il limite, semmai, è un altro. Le molte distrazioni di Parma, a quattro giorni dalla serata di notevole concentrazione col Barcellona, confermano che alcuni giocatori affrontano l'avversario con un atteggiamento diverso, a seconda della teorica importanza dell'impegno: il Robinho della Champions, ad esempio, non aveva parentela con quello del Tardini. E' dunque l'Allegri motivatore, semmai, a mostrare qualche carenza, non il tecnico.
GALLIANI ANTI-ARBITRI - Sugli evidentissimi peccati di Constant come terzino o sulle leggerezze di Zapata in marcatura non c'è molto da fare: emerge troppo spesso l'inadeguatezza di qualcuno al livello indispensabile per fare il titolare di una grande squadra. L'unico rimedio è dunque che il livello si alzi, semplicemente, con l'inserimento di qualcun altro: l'imminente ritorno di De Sciglio e quello un po' più lontano di Bonera, in attesa del debutto a gennaio di Rami, dovrebbero migliorare le cose. Ma intanto la zona Champions si è allontanata ancora. Così Galliani, anche per togliere pressione all'allenatore, se l'è presa con l'arbitro Valeri. Gli rimprovera di non avere visto due rigori, per un fallo di mano di Lucarelli e per un rude contrasto su Matri, e soprattutto di avere permesso a Parolo di calciare la punizione del 3-2, al 4' minuto di recupero, più avanti di 6 metri rispetto al punto in cui Zapata aveva effettivamente commesso il fallo. La tesi di Galliani è che la signorile assenza di proteste del club contro gli errori arbitrali venga scambiata per autorizzazione a perpetrare qualunque genere di sopruso, a differenza di quanto accade - il paragone non detto è implicito - alla Juve. La tesi è molto discutibile, anche perché periodicamente il Milan degli arbitri si è lamentato, eccome. Non ammettere che certe sconfitte siano logica conseguenza del gioco e degli errori dei calciatori e puntare il dito contro gli arbitraggi suona come un alibi di comodo. Anche ammesso che i due rigori reclamati dal Milan ci fossero, non è infatti giusto tacere che pure il Parma avrebbe validi motivi per censurare Valeri: Cassano è stato travolto in area da Gabriel e De Jong è stato soltanto ammonito e non espulso, per un fallo che interrompeva una chiara occasione da gol. Anche Donadoni, insomma, avrebbe avuto di che lamentarsi. La lettura più verosimile dello sfogo di Galliani è perciò che abbia voluto spostare l'attenzione dai problemi attuali della squadra.
BALOTELLI, ANCORA UN CASO - Il massimo talento del Milan è stato sostituito per la prima volta, in maniera chiarissima, per scarso rendimento. Spiegandolo subito pubblicamente - e aggiungendo che temeva la sua espulsione, dopo l'evitabilissimo cartellino giallo per simulazione - Allegri ha certificato che Balotelli è un giocatore come tutti gli altri. Dopo la ramanzina per lo scarso impegno contro il Barcellona, quand'era partito dalla panchina, si tratta di un ulteriore passaggio molto esplicito nel percorso mirato a convincere l'attaccante che non può e non deve più considerarsi il centro di gravità della squadra. Sgravarlo dalle responsabilità, per renderlo più sereno nell'approccio alle partite, è un intento apprezzabile. Per ora gli effetti sono tutti da dimostrare: la ricerca del rigore con il tuffo che gli è valso l'ammonizione, dopo avere superato con un gesto tecnico da campione Biabiany e Cassani, è parsa l'ennesimo atto di sfida contro gli arbitri. Sarebbe stato molto più semplice filare dritto verso la porta.
DE JONG E GABRIEL, DUE REBUS - Il centrocampista olandese è spesso tra i migliori in campo: recupera un sacco di palloni e vince quasi tutti i contrasti. Il problema è la sua posizione centrale. Di fatto De Jong, giocando molto schiacciato davanti alla difesa, si trova sempre nel vivo dell'azione e tocca spesso a lui avviarla. Per caratteristiche non lo fa quasi mai con passaggi verticali o con aperture improvvise sulle fasce, ma per lo più con brevi tocchi laterali. Se il Milan viene attaccato o se il monopolio del pallone è degli avversari, come contro il Barça, la sua capacità di rubare palla e di smistarla prontamente diventa quindi un prezioso valore aggiunto e innesca subito il contropiede. Ma se gli avversari stanno piazzati in difesa e infoltiscono al massimo il centrocampo, come ha fatto con successo il Parma di Donadoni, diventa un limite. Sarebbe preferibile che l'azione del Milan venisse avviata centralmente da un giocatore più creativo, come Montolivo, che invece finisce per trasformarsi soltanto in incontrista, sul contropiede altrui. Quanto al portiere, aspettando Abbiati Allegri ha dato fiducia al giovane brasiliano Gabriel, che era stato molto bravo con l'Udinese. Ma Amelia, altrettanto bravo col Barcellona, non ha gradito. E Gabriel non si è guadagnato la fiducia dell'allenatore: fortunato sulla girata centrale di Amauri a inizio ripresa - era un po' fuori posizione - si è lasciato sorprendere dalla punizione di Parolo, dopo avere piazzato male una barriera di due uomini, che oltretutto si è aperta. E' stato un peccato di inesperienza, che rischia di costare caro al Milan.
L'OTTIMISMO DELLA VOLONTA' - Esistono comunque fondate speranze di arrampicarsi un po' in classifica e anche abbastanza rapidamente, sfruttando gli impegni in casa contro Lazio e Fiorentina: in fondo la rabbiosa rimonta di Parma, dallo 0-2 al 3-2 sfiorato, dimostra una capacità di reazione e una forza mentale e fisica notevoli. Ma c'è, dall'altro lato, l'allarme costante di una qualità tecnica complessiva insufficiente: per vincere le partite, in serie A, servono inventori alla Cassano o quanto meno incursori alla Parolo, tanto per restare alla rosa di una squadra abbastanza equilibrata come il Parma. Invece la rosa del Milan per ora non è equilibrata affatto. Però Allegri è ottimista. Riavrà prestissimo De Sciglio, ha finalmente visto in campo Saponara, e si augura di riavere tra non molto Pazzini, El Shaarawy e Bonera. A gennaio, inoltre, arriveranno Rami e Honda.
KAKA' FONDAMENTALE - A dargli fiducia è soprattutto la presenza di Kakà, la cui duttilità - ala tornante col Barcellona, rifinitore-regista col Parma - permette l'utilizzo di quattro moduli diversi, senza che l'equilibrio di squadra ne risenta. L'oscillazione tra il sistema col trequartista e le due punte caldeggiato da Berlusconi, il tridente canonico, l'albero di Natale e infine il quartetto d'attacco del secondo tempo di Parma, con tre rifinitori intercambiabili alla spalle del centravanti, viene giudicata una risorsa: poche squadre hanno tante alternative tattiche in attacco. Peccato, però, che il problema più urgente da risolvere sia la fase difensiva: la Roma ha subito 1 gol in 9 partite, il Milan 16. La differenza, oggi, è soprattutto questa.