LONDRA - Due licenziamenti consecutivi in Inghilterra, prima al Chelsea, poi nei giorni scorsi al Tottenham, non sembrano avere intaccato la reputazione di André Villas-Boas. L'allenatore portoghese, rivela oggi il Times di Londra, è stato inondato di offerte di lavoro da quando gli Spurs lo hanno estromesso, sia in Premier League, dove lo ha cercato il West Bromwich, sia nel resto d'Europa, dove la proposta più prestigiosa gli sarebbe arrivata dall'Italia, dal Milan. Ai rossoneri Villas-Boas avrebbe risposto che preferisce restare a guardare sino alla fine della stagione, ma il quotidiano londinese dà come probabile il suo arrivo alla corte di Berlusconi in estate, a meno che Allegri non si riabiliti sorprendentemente in campionato e/o in Champions.
Il giornale fa notare che nonostante i dissapori con lo staff, i giocatori e i tifosi, Villas-Boas se n'è andato dal Tottenham con la più alta percentuale di vittorie, nel suo anno e mezzo con gli Spurs, di ogni suo predecessore: il 53 per cento. E le sue qualità tattiche continuano a essere apprezzate, scrive il Times: le avventure con i due club di Londra sono finite male più che altro per problemi di esperienza e per altri fattori. Non solo, anche tra i tifosi del Tottenham ora c'è chi si ricrede, dopo che gli Spurs sono stati eliminati bruscamente dal West Ham nei quarti di finale della Coppa di Lega, non più guidati da Villas-Boas ma dal suo vice, Andros Townsend, che in un primo momento sembrava destinato a una conferma almeno sino a fine campionato, ma ora non è più tanto sicuro di conservare a lungo la panchina. Presto o tardi, secondo le indiscrezioni, al suo posto potrebbe arrivare Fabio Capello, appena si libererà dell'impegno con la Russia, ricostituendo con Franco Baldini, direttore sportivo del Tottenham, la coppia che guidava la nazionale inglese e prima ancora la Roma.
La stampa è comunque critica nei confronti di Daniel Levy, il proprietario degli Spurs, che hanno cambiato otto allenatori negli ultimi dodici anni. Osserva per esempio Gary Neville, l'ex-giocatore del Manchester United che è oggi un commentatore televisivo: "Villas-Boas ha dovuto incorporare sette nuovi giocatori nel Tottenham (per rimpiazzare la partenza della sua star, Gareth Bale, venduto al Real Madrid per oltre 100 milioni di euro, ndr.). Ci vuole tempo! Fategli finire il suo lavoro! C'è una ragione se president e primi ministri governano per 4-5 anni".
Ma non è questa la regola della Premier League: in vent'anni, il campionato di massima serie inglese ha visto il licenziamento di 195 allenatori. E il New York Times, che dedica oggi un servizio al fenomeno nella sua edizione internazionale, nota che estendendo il conto ai 92 club che competono nei quattro campionati professionistici inglesi, dal '96 a oggi si raggiunge la cifra straordinaria di ben 800 allenatori estromessi. Alex Ferguson, rimasto un quarto di secolo al Manchester United, e Arsene Wenger, da 17 anni all'Arsenal, sono le eccezioni. Ma non a caso sono eccezioni che hanno avuto molti successi.
Il giornale fa notare che nonostante i dissapori con lo staff, i giocatori e i tifosi, Villas-Boas se n'è andato dal Tottenham con la più alta percentuale di vittorie, nel suo anno e mezzo con gli Spurs, di ogni suo predecessore: il 53 per cento. E le sue qualità tattiche continuano a essere apprezzate, scrive il Times: le avventure con i due club di Londra sono finite male più che altro per problemi di esperienza e per altri fattori. Non solo, anche tra i tifosi del Tottenham ora c'è chi si ricrede, dopo che gli Spurs sono stati eliminati bruscamente dal West Ham nei quarti di finale della Coppa di Lega, non più guidati da Villas-Boas ma dal suo vice, Andros Townsend, che in un primo momento sembrava destinato a una conferma almeno sino a fine campionato, ma ora non è più tanto sicuro di conservare a lungo la panchina. Presto o tardi, secondo le indiscrezioni, al suo posto potrebbe arrivare Fabio Capello, appena si libererà dell'impegno con la Russia, ricostituendo con Franco Baldini, direttore sportivo del Tottenham, la coppia che guidava la nazionale inglese e prima ancora la Roma.
La stampa è comunque critica nei confronti di Daniel Levy, il proprietario degli Spurs, che hanno cambiato otto allenatori negli ultimi dodici anni. Osserva per esempio Gary Neville, l'ex-giocatore del Manchester United che è oggi un commentatore televisivo: "Villas-Boas ha dovuto incorporare sette nuovi giocatori nel Tottenham (per rimpiazzare la partenza della sua star, Gareth Bale, venduto al Real Madrid per oltre 100 milioni di euro, ndr.). Ci vuole tempo! Fategli finire il suo lavoro! C'è una ragione se president e primi ministri governano per 4-5 anni".
Ma non è questa la regola della Premier League: in vent'anni, il campionato di massima serie inglese ha visto il licenziamento di 195 allenatori. E il New York Times, che dedica oggi un servizio al fenomeno nella sua edizione internazionale, nota che estendendo il conto ai 92 club che competono nei quattro campionati professionistici inglesi, dal '96 a oggi si raggiunge la cifra straordinaria di ben 800 allenatori estromessi. Alex Ferguson, rimasto un quarto di secolo al Manchester United, e Arsene Wenger, da 17 anni all'Arsenal, sono le eccezioni. Ma non a caso sono eccezioni che hanno avuto molti successi.