MILANO - Un silenzio di riflessione. E' questo l'atteggiamento del Milan all'indomani della rovinosa sconfitta col Napoli a San Siro. Uno 0-4 epocale: solo in altre due occasioni nella storia della massima divisione dal 1929, i rossoneri avevano perso con un passivo così pesante in casa. E la seconda volta è stata nel derby del 2009 con l’Inter che poi avrebbe conquistato il Triplete. I numeri sono impietosi. Tre sconfitte e zero gol contro le ''grandi'' finora affrontate: Fiorentina, Inter e Napoli. Ancora nessuna partita conclusa senza subire reti. Ultimi 180 minuti senza gol fatti, di fatto un solo tiro in porta contro il Napoli. Undicesima posizione e -6 dal terzo posto, obiettivo minimo di questa stagione.
MIHAJLOVIC IN UN LIMBO - Per questo motivo la società preferisce evitare commenti di qualsiasi tipo. Galliani è arrivato in sede poco dopo le 9. Ma la linea è attestata intorno a un'unica espressione: "Silenzio di riflessione". Non è esattamente una buona notizia per Sinisa Mihajlovic che non incassa sostegni convinti all'indomani dell'ennesimo ko. Notevole l'amarezza di Berlusconi per questa goleada subita da una squadra che ha beneficiato di una campagna acquisti da 90 milioni di euro. Sull'allenatore serbo, rispetto ai suoi ultimi predecessori, pesa anche questa circostanza: il vantaggio di un mercato consistente con questi risultati sta diventando un boomerang. Una sensazione che rischia di essere peggiorata dalla sua dichiarazione post-Napoli: "Abbiamo perso contro una squadra più forte". Valutazione quasi sicuramente corretta, ma difficile da digerire dopo tanti acquisti. "La colpa è di tutti, mia per primo, poi di tutti gli altri. Ora non so cosa succederà, dobbiamo continuare a lavorare e basta. Poi vediamo se la società dovrà prendere delle decisioni" ha detto Mihajlovic ricevendo il Tapiro d'oro da Striscia la Notizia.
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ESONERO DIFFICILE - Circola qualche nome di possibili sostituti, come Donadoni, eterno candidato chissà perché mai preso davvero in considerazione in questi anni di girandola continua sulla panchina rossonera. Ma difficilmente Mihajlovic sarà sollevato dall'incarico. Un eventuale successore sarebbe il quarto allenatore a libro paga dal momento che sono ancora in corso i contratti di Inzaghi e Seedorf (anche se l'ingaggio dell'olandese è stato già interamente caricato sul bilancio 2014). Troppo per un club che, nel corso dell'era berlusconiana, si è sempre vantato di ricorrere raramente all'esonero. E, a parte questa considerazione storica, troppo per immaginare di dare finalmente una fisionomia a una squadra continuamente sottoposta a cambi in corsa.
TROPPI NODI IRRISOLTI - Mihajlovic però è già di fronte a un bivio: la partita col Torino assume connotati impensabili fino a poche settimane fa quando la squadra aveva ben altre ambizioni. Sono troppe le cose che non vanno. La squadra corre poco, secondo le statistiche della Lega Serie A. Tanti i cambi di posizione. Difficile giustificare l'esclusione di De Jong in una formazione soggetta a subire continue imbucate centrali. Non è ancora stato risolto il rebus "trequartista". Emblematiche anche alcune scene sul campo. Ieri, finita la partita, Montolivo in qualità di capitano ha chiamato a raccolta i compagni per andare verso la curva a ringraziare comunque (nel secondo tempo era piovuto ogni genere di insulto). Alcuni non sembravano proprio felici per questa decisione. Bonaventura si è addirittura rifiutato infilando direttamente il tunnel degli spogliatoi.
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TELEFONATE SENZA CONFRONTO - A fine partita solo Montolivo avrebbe dovuto rilasciare dichiarazioni in un dopopartita caratterizzato da una lunga telefonata con Berlusconi. Ma l'ad rossonero però non si è confrontato negli spogliatoi con squadra e allenatore. Ma poi Montolivo è stato sorteggiato per l'antidoping e quindi neanche lui ha parlato in zona mista. Silenzio ieri sera. Silenzio oggi. Un "silenzio di riflessione". Assordante come può essere l'assenza di parole dopo un tonfo così pesante.
MIHAJLOVIC IN UN LIMBO - Per questo motivo la società preferisce evitare commenti di qualsiasi tipo. Galliani è arrivato in sede poco dopo le 9. Ma la linea è attestata intorno a un'unica espressione: "Silenzio di riflessione". Non è esattamente una buona notizia per Sinisa Mihajlovic che non incassa sostegni convinti all'indomani dell'ennesimo ko. Notevole l'amarezza di Berlusconi per questa goleada subita da una squadra che ha beneficiato di una campagna acquisti da 90 milioni di euro. Sull'allenatore serbo, rispetto ai suoi ultimi predecessori, pesa anche questa circostanza: il vantaggio di un mercato consistente con questi risultati sta diventando un boomerang. Una sensazione che rischia di essere peggiorata dalla sua dichiarazione post-Napoli: "Abbiamo perso contro una squadra più forte". Valutazione quasi sicuramente corretta, ma difficile da digerire dopo tanti acquisti. "La colpa è di tutti, mia per primo, poi di tutti gli altri. Ora non so cosa succederà, dobbiamo continuare a lavorare e basta. Poi vediamo se la società dovrà prendere delle decisioni" ha detto Mihajlovic ricevendo il Tapiro d'oro da Striscia la Notizia.
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ESONERO DIFFICILE - Circola qualche nome di possibili sostituti, come Donadoni, eterno candidato chissà perché mai preso davvero in considerazione in questi anni di girandola continua sulla panchina rossonera. Ma difficilmente Mihajlovic sarà sollevato dall'incarico. Un eventuale successore sarebbe il quarto allenatore a libro paga dal momento che sono ancora in corso i contratti di Inzaghi e Seedorf (anche se l'ingaggio dell'olandese è stato già interamente caricato sul bilancio 2014). Troppo per un club che, nel corso dell'era berlusconiana, si è sempre vantato di ricorrere raramente all'esonero. E, a parte questa considerazione storica, troppo per immaginare di dare finalmente una fisionomia a una squadra continuamente sottoposta a cambi in corsa.
TROPPI NODI IRRISOLTI - Mihajlovic però è già di fronte a un bivio: la partita col Torino assume connotati impensabili fino a poche settimane fa quando la squadra aveva ben altre ambizioni. Sono troppe le cose che non vanno. La squadra corre poco, secondo le statistiche della Lega Serie A. Tanti i cambi di posizione. Difficile giustificare l'esclusione di De Jong in una formazione soggetta a subire continue imbucate centrali. Non è ancora stato risolto il rebus "trequartista". Emblematiche anche alcune scene sul campo. Ieri, finita la partita, Montolivo in qualità di capitano ha chiamato a raccolta i compagni per andare verso la curva a ringraziare comunque (nel secondo tempo era piovuto ogni genere di insulto). Alcuni non sembravano proprio felici per questa decisione. Bonaventura si è addirittura rifiutato infilando direttamente il tunnel degli spogliatoi.
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TELEFONATE SENZA CONFRONTO - A fine partita solo Montolivo avrebbe dovuto rilasciare dichiarazioni in un dopopartita caratterizzato da una lunga telefonata con Berlusconi. Ma l'ad rossonero però non si è confrontato negli spogliatoi con squadra e allenatore. Ma poi Montolivo è stato sorteggiato per l'antidoping e quindi neanche lui ha parlato in zona mista. Silenzio ieri sera. Silenzio oggi. Un "silenzio di riflessione". Assordante come può essere l'assenza di parole dopo un tonfo così pesante.