MILANO - Il Milan dei cinesi dovrà convivere ancora per qualche tempo con le conseguenze del "no" di Paolo Maldini alla proposta di Marco Fassone. La conferma arriva da una frase pronunciata da Hernan Crespo ieri sera a margine della Partita della Pace di Papa Francesco all'Olimpico di Roma: "Se Paolo ha deciso così un motivo ci sarà e non mi chiedo neanche il perché - ha detto il centravanti argentino ex compagno del capitano rossonero - sottoscrivo in piena fiducia. La sua carriera parla da sola e per questo motivo il suo volere va rispettato".
ANCORAGGIO ALLA STORIA - Una posizione che trova conferma in molti ex campioni rossoneri e di conseguenza in buona parte del popolo milanista. In questa lunga transizione societaria, che deve ancora concludersi, sarebbe stato fondamentale inserire nel club una figura dotata di un solido ancoraggio con i momenti migliori della storia milanista: sei Coppe dei Campioni sulle sette vinte dal Milan sono legate alla famiglia Maldini, visto che la prima è stata sollevata dal papà Cesare e nelle cinque dell'era Berlusconi Paolo ha giocato un ruolo da assoluto protagonista. Ora resta in corsa solo Massimo Ambrosini per il ruolo di "bandiera", ma con compiti diversi rispetto a quelli di Maldini (fin dall'inizio era stato chiarito che le mansioni avrebbero potuto essere differenti in relazione alla persona coinvolta). I prossimi giorni saranno quelli del viaggio in Cina dell'ad in pectore, Marco Fassone, e successivamente del possibile approdo in Italia dei rappresentanti della cordata con visita ad Arcore a Silvio Berlusconi che è ancora negli Stati Uniti, ma potrebbe rientrare tra qualche giorno. Con il riferimento del "closing" da firmare entro il 20 novembre.
OPERAZIONE CON TANTI NOMI - Resta comunque ancora inevasa una domanda sulla composizione della cordata cinese. Ormai fioccano i nomi dei soci tra banche e imprese che faranno parte del gruppo guidato da Sino Europe e dal fondo Haixia. Ma i protagonisti della vicenda non spiegano il motivo di questa struttura data all'operazione: perché tanti istituti finanziari e aziende riunite in una cordata - anche di notevole dimensione come Tcl Corporation che nel 2014 ha chiuso con un fatturato di 16 miliardi di dollari (da sola sarebbe la terza proprietà più ricca della Serie A dopo Juventus-Exor e Inter-Suning) - e non una sola impresa come successo con quasi tutte le altre acquisizioni cinesi in Europa. E come peraltro accade quasi sempre quando si compra un club calcistico.
ALMENO TRE AL CLOSING. Gli accordi sottoscritti nell'agosto scorso tra il fondo Sino Europe e Fininvest, prevedono che almeno tre delle società che hanno dato la loro disponibilità a investire nel Milan siano anche tra i firmatari del contratto definitivo. Dalla Cina arriva la conferma che il closing potrebbe avvenire entro la metà di novembre. ma già la prossima settimana, potrebbero arrivare le prime conferme ufficiali dalla Cina. Del gruppo di società che si sono dette disponibili ci sono il fondo statale Haurong Corporation, il gruppo Tcl (terzo produttore di televisioni a livello globale) e tre istituzioni finanziariie di primi piano in Cina come China Construction Bank, Ping Han Insurance e Baoshang Bank.
Da notare che tutte le cinque società sono a partecipazione statale, a conferma che è stata la presenza del governo di Pechino a sbloccare una trattativa che andava avanti da quasi un anno. Almeno tre di queste realtà le ritroveremo anche nel MIlan di domani.
ANCORAGGIO ALLA STORIA - Una posizione che trova conferma in molti ex campioni rossoneri e di conseguenza in buona parte del popolo milanista. In questa lunga transizione societaria, che deve ancora concludersi, sarebbe stato fondamentale inserire nel club una figura dotata di un solido ancoraggio con i momenti migliori della storia milanista: sei Coppe dei Campioni sulle sette vinte dal Milan sono legate alla famiglia Maldini, visto che la prima è stata sollevata dal papà Cesare e nelle cinque dell'era Berlusconi Paolo ha giocato un ruolo da assoluto protagonista. Ora resta in corsa solo Massimo Ambrosini per il ruolo di "bandiera", ma con compiti diversi rispetto a quelli di Maldini (fin dall'inizio era stato chiarito che le mansioni avrebbero potuto essere differenti in relazione alla persona coinvolta). I prossimi giorni saranno quelli del viaggio in Cina dell'ad in pectore, Marco Fassone, e successivamente del possibile approdo in Italia dei rappresentanti della cordata con visita ad Arcore a Silvio Berlusconi che è ancora negli Stati Uniti, ma potrebbe rientrare tra qualche giorno. Con il riferimento del "closing" da firmare entro il 20 novembre.
OPERAZIONE CON TANTI NOMI - Resta comunque ancora inevasa una domanda sulla composizione della cordata cinese. Ormai fioccano i nomi dei soci tra banche e imprese che faranno parte del gruppo guidato da Sino Europe e dal fondo Haixia. Ma i protagonisti della vicenda non spiegano il motivo di questa struttura data all'operazione: perché tanti istituti finanziari e aziende riunite in una cordata - anche di notevole dimensione come Tcl Corporation che nel 2014 ha chiuso con un fatturato di 16 miliardi di dollari (da sola sarebbe la terza proprietà più ricca della Serie A dopo Juventus-Exor e Inter-Suning) - e non una sola impresa come successo con quasi tutte le altre acquisizioni cinesi in Europa. E come peraltro accade quasi sempre quando si compra un club calcistico.
ALMENO TRE AL CLOSING. Gli accordi sottoscritti nell'agosto scorso tra il fondo Sino Europe e Fininvest, prevedono che almeno tre delle società che hanno dato la loro disponibilità a investire nel Milan siano anche tra i firmatari del contratto definitivo. Dalla Cina arriva la conferma che il closing potrebbe avvenire entro la metà di novembre. ma già la prossima settimana, potrebbero arrivare le prime conferme ufficiali dalla Cina. Del gruppo di società che si sono dette disponibili ci sono il fondo statale Haurong Corporation, il gruppo Tcl (terzo produttore di televisioni a livello globale) e tre istituzioni finanziariie di primi piano in Cina come China Construction Bank, Ping Han Insurance e Baoshang Bank.
Da notare che tutte le cinque società sono a partecipazione statale, a conferma che è stata la presenza del governo di Pechino a sbloccare una trattativa che andava avanti da quasi un anno. Almeno tre di queste realtà le ritroveremo anche nel MIlan di domani.