Sport

Ultim'ora

“Emergenza su volo da Dubai a Tel Aviv, decollati jet israeliani”

Milan, la missione cinese di Fassone: "Non è solo una questione di soldi"

2 minuti di lettura
MILANO - Marco Fassone è impegnato in un viaggio in Cina per prendere contatti e stringere accordi commerciali in vista della prossima gestione asiatica del Milan. Al centro della missione in Estremo Oriente anche incontri finalizzati alla definizione della cordata che prenderà il controllo del 99.93% del club rossonero a "closing" effettuato, evento previsto per fine novembre o inizio dicembre. Ancora da capire come sarà composto esattamente il gruppo di investitori che andrà a costituire il fondo al quale sarà affidato l'acquisto del Milan. Senza tralasciare il corollario legato alle intese economiche sottoscritte dai componenti della cordata per far parte di questa operazione che ormai ha un profilo finanziario più che industriale: rendimenti (si parla di cifre tra 6% e 8% sulle somme investite, non confermate però dai protagonisti della trattativa) e durata dell'investimento.
 
PARTITA INTERNA - Ma c'è anche un'altra partita che dovrà giocare Fassone al suo rientro in Italia, quando ad affare concluso assumerà a pieno titolo il ruolo di ad e dg del Milan. L'ex di Inter, Napoli e Juventus dovrà stabilire un feeling con il cuore del club rossonero, chi lavora da anni tra sede e Milanello: un mondo più stabile e meno soggetto alla variazioni cicliche di squadra e staff tecnico. Attualmente, da questo punto di vista, manca un filo comune che possa unire la nuova gestione alla lunga fase che si sta per concludere. L'atmosfera generale è ben sintetizzata da questa ricostruzione da parte chi conosce bene il Milan dall'interno da molti anni: "Non è solo una questione di soldi. Guardate cosa sta succedendo all'Inter dove Suning non ha certo problemi di soldi. E' una faccenda di identità. Un patrimonio che va preservato. Altrimenti vorrebbe dire che in questi 30 anni qui abbiamo sbagliato tutto. E invece mi sembra che qualcosa di buono è stato fatto".
 
SENZA FILO COMUNE - In controluce si possono leggere gli strascichi delle polemiche di due grandi ex come Albertini e Costacurta, il "no" della bandiera per eccellenza, Paolo Maldini (oggi il padre Cesare è stato inserito tra le personalità del Famedio del cimitero Monumentale di Milano), l'arrivo dall'Inter di Mirabelli con le voci di altri ex nerazzurri in società. Una serie di fatti che possono disorientare chi ha vissuto questi anni milanisti dall'interno. Dal 2013 hanno lasciato Braida, Masi, Gandini e tra poco toccherà a Galliani. Possibili altre uscite di figure legate al settore medico-atletico. Sono vuoti che andranno riempiti affrontando la questione dell'eredità storica, una volta che sarà terminata la girandola di preliminare, caparra e closing. Al momento l'unico trait d'union che si profila all'orizzonte potrebbe essere paradossale. Se sarà eletto presidente di Lega Serie A, potrebbe essere Adriano Galliani dalla poltrona di numero 1 di Via Rosellini a esercitare i controlli previsti dalla normativa Figc, approvata dopo il caso Manenti/Parma sull'ingresso di nuove proprietà in club di massima divisione: garanzia delle banche, tracciabilità dei flussi di denaro, onorabilità dei compratori per quanto riguarda quote superiori al 10%.
 
LA FIGC CHIEDE ATTENZIONE - Sarà un'attività alla quale presterà particolare attenzione anche la Figc dal momento che è in ballo la cessione di uno dei club più importanti del mondo. Via Allegri, come ha ricordato recentemente Carlo Tavecchio, non farà sconti proprio perché il Milan è una delle società che rappresentano il calcio italiano nel mondo. Con "un'identità" che andrà preservata, come chiede chi ha vissuto dall'interno la lunga pagina dell'ultimo trentennio. 
I commenti dei lettori