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Milan, Berlusconi: "Closing il 13, ma se salta mi riprendo il Milan"

Il presidente del club rossonero dipinge uno scenario alternativo alla chiusura della trattativa con Sino Europe: "Se non ci sarà la chiusura dovrò cambiare strategia, sarebbe una squadra tutta italiana e molto giovane. Ma non sono pentito della trattativa, il calcio è diventato come il monopoli"

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MILANO - Un'ombra sul "closing" ormai fissato per il 13 dicembre? O un'abile operazione di marketing politico per cercare visibilità in vista del referendum del 4 dicembre? Comunque la si guardi, è indubitabile che - anche se fosse per pochi giorni ancora - Silvio Berlusconi ha deciso di di sfruttare per l'ultima volta tutta la popolarità che il Milan ha saputo dargli nei 30 anni della sua presidenza.

Parlando della trattativa ormai in dirittura d'arrivo con la cordata cinese guidata dal fondo di investimento Sino Europe Sport, Berlusconi ha così risposto a precisa domanda nel corso della trasmissione televisiva Matrix: "Ci sarà il closing il 13 dicembre, ma se non ci sarà dovrò riprendermi il Milan con molto piacere e cambierò strategia. Sarà un Milan tutto italiano e molto giovane".

Con l'abilità che lo ha contraddistinto, in una sola battura, Berlusconi è riuscito prima a rassicurare, ma soprattutto a preoccupare sia i tifosi, sia i vertici di Fininvest. I tifosi si sono ormai convinti di aver trovato un nuovo socio che è disposto a spendere per rifare grande il club e di riportarlo ai vertici europei, dopo gli ultimi anni di scarsa soddisfazione sportiva, di cui gli ultimi tre addirittura fuori dalla Champions.

Convinzione dettata dal fatto che hanno accettato di pagare 740 milioni (debiti compresi) per rilevare il 99,9% del club, di versare una caparra di 100 milioni che altrimenti andrebbe perduta e di assicurare almeno 100 milioni all'anno di investimenti per i prossimi tre, destinati in particolare per la campagna acquisti. In Fininvest, con la figlia Marina in testa che ne è presidente, si sono ormai convinti di aver chiuso il rubinetto delle spese: il Milan costa ogni anno tra i 100 e i 200 milioni. Per questo motivo, due anni fa è stato avviato il processo di vendita: oltre a consentire una plusvalenza di qualche decina di milioni, alimenterà le casse di Fininvest - alle prese con il difficile momento delle sue televisioni - di altri 500 milioni.

Ma quanto vanno prese sul serio le parole di Berlusconi? Chi lo frequenta in questi giorni, parla di un grande attivismo dettato anche dalle migliori condizioni di salute dopo l'operazione al cuore. Come ha dimostrato in ambito politico, dove prima ha messo da parte Stefano Parisi, da molti indicato come suo possibile successore a capo del centrodestra e poi partecipando in prima persona alla campagna referendaria. Ma non è stato da meno in campo calcistico. Già dopo il derby pareggiato con l'Inter, Berlusconi ha rubato la scena ai giocatori, colpito anche dall'enorme coreografia a lui dedicata dalla cura del Milan.

"I cinesi insistono perché io rimanga presidente - ha raccontato in una cena successiva alla gara - ma io ho detto che non potevo prendere in considerazione l'idea di rimanere presidente in una società di altri. Mi hanno offerto la presidenza onoraria, senza l'elezione di un presidente esecutivo diverso da me. Penso che potrebbe attuarsi una situazione del genere, ma dovrei avere possibilità d'intervento sul mercato e anche sulle questioni di campo. Se questo potere mi verrà attribuito, proverò ad accettare".

Tre giorni dopo, nuova uscita a gamba tesa. Questa volta, addirittura facendo balenare che potrebbe rimanere non solo presidente ma anche proprietario. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, Berlusconi sta accarezzando già da qualche tempo il clamoroso colpo di scena. E avrebbe addirittura fatto un giro di telefonate tra imprenditori italiani di fede milanista proponendo di accompagnarlo in questa avventura. E' girato il nome di Renzo Rosso, da poco sponsor del Milan, famiglia tutta rossonera e fotografato accanto a Berlusconi durante il derby. Del resto, che da qualche anno l'idea dell'ex Cavaliere sia quella di un Milan in mani italiane non è un mistero (ci ha provato sia con Giorgio Squinzi sia con la famiglia Ferrero). E non lo ha nascosto nemmeno a Matrix:  "Il Milan ha bisogno di tornare a livello mondiale, occorrono capitali importanti, ho cercato persone italiane e non sono riuscito a mettere insieme una cordata, ho provato a fare come il Real Madrid o il Barcellona con un azionariato diffuso ma nulla, alla fine ho dovuto accettare un'unica offerta".

Ma, al di là di tutto, Berlusconi avrebbe veramente la possibilitò di "riprendersi" il Milan? Secondo chi ha seguito l'operazione finanziaria, l'unica possibilità potrebbe verificarsi se il 13 dicembre, giorno fissato per la firma del contratto definitivo, non fossero disponibili i 420 milioni ancora da versare. A quel punto, l'accordo preliminare sottoscritto a metà agosto non avrebbe più valore. Ma siccome era circolata nei giorni scorsi l'ipotesi che la cordata cinese non arrivasse in tempo per una questione di autorizzazioni per l'espatrio di capitali, ecco che le frasi di Berlusconi possono essere lette come un avvertimento agli acquirenti. I quali non a caso stanno lavorando per avere una sorta di prestito ponte per garantire comunque quanto pattuito. Inoltre, il fatto che la cordata cinese non abbia ancora rivelato i nomi di tutti i partecipanti al fondo e non abbia mai rilasciato dichiarazioni in questi mesi, non ha certo aiutato a chiarire le cose.

Nonostante Berlusconi sia effettivamente molto tentato a cambiare idea, il passaggio delle quote del club a Sino Europe pare soltanto una questione di tempo. I perché della decisione li ha raccontati lo stesso Berlusconi, che giura di non nutrire alcun rimorso circa l'avvio (e l'imminente definizione) della trattativa con la cordata cinese: "No, non sono pentito, era la decisione necessaria e l'ho fatto con grande dolore ma l'ho presa perché il calcio è cambiato, sono entrati i soldi facili degli arabi e non c'è più possibilità per una famiglia di competere. Il calcio è diventato il gioco del monopoli". In ogni caso, basterà aspettare il 13 dicembre.
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